Barbara Ciolli

La guerra della Germania all'Arabia saudita dopo il caso Khashoggi

La guerra della Germania all’Arabia saudita dopo il caso Khashoggi

22 Novembre 2018 14.22
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Si può dire che la Germania, e non da ora, sia diventato lo Stato europeo meno amico dell'Arabia saudita comandata dall'erede al trono Mohammad bin Salman e, per altri motivi, degli Stati Uniti in mano a Donald Trump, a sua volta molto vicino al principe bin Salman. Acclarato, ormai anche dalla Cia e dagli stessi procuratori di Riad, che il giornalista saudita Jamal Khashoggi è stato ucciso nel consolato turco di Istanbul da una squadra di agenti della sicurezza e di tecnici (un membro è l'anatomopatologo del ministero dell'Interno) vicini al figlio prediletto di re Salman, il governo tedesco ha sospeso le forniture di armi all'Arabia saudita, anche per i contratti già approvati. Berlino ha poi bandito l'ingresso nel Paese ai 18 sauditi accusati di aver preso parte all'omicidio premeditato del 2 ottobre 2018.

MERKEL NON CREDE ALLA VERSIONE DI RIAD

L'altolà all'export di commesse belliche verso Riad, grande acquirente anche dalla Germania soprattutto dall'ascesa del principe bin Salman, era stato spiccato giorni prima da Angela Merkel in persona: la cancelliera ha ordinato lo stop fino a quando non sarà fatta chiarezza sull'agghiacciante morte di Khashoggi. Anche per interessi geopolitici, la Turchia ha diffuso da subito particolari raccapriccianti sulle circostanze dell'omicidio, confermati sia dalle prove diffuse sia dagli stessi inquirenti sauditi: il giornalista saudita emigrato negli Usa con l'ingenuità di potersi esprimere liberamente, è stato drogato e fatto a pezzi. Le ultime indiscrezioni da fonti turche dicono che Khashoggi sarebbe stato prima soffocato, poi smembrato e sciolto nell'acido. Tranne la testa e le mani, riportate a Riad dalla guardia del corpo personale di MbS.

I CONTATTI TRA SERVIZI TEDESCHI E TURCHI

Un particolare da appurare, viste le forti manovre del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, stretto alleato del Qatar, per far fuori il principe bin Salman e togliere così l'embargo a Doha. Ma certo, come gli agenti della Cia, l'intelligence tedesca ha avuto accesso alle registrazioni audio delle cimici dei servizi turchi all'interno del consolato saudita, che hanno incastrato Riad. Già prima della conferma ufficiale degli inquirenti turchi sull'omicidio, in una delle sue rare dichiarazioni forti in politica estera, Merkel aveva condannato «con la massima durezza» l'accaduto, ammonendo al far luce sulle «circostanze» e sui «retroscena» della morte, convinta che le «indicazioni dell'Arabia saudita» – Kashoggi uscito vivo dal consolato; in giro a Istanbul non una squadra della morte, ma turisti sauditi in comitiva – fossero «insufficienti».

BLOCCATE ANCHE LE COMMESSE IN CORSO

La cancelliera e il suo ministro degli Esteri Heiko Maas lasciavano intenderne di saperne già di più. Merkel ha poi anche chiamato per delucidazioni il vecchio re Salman, che si dice non del tutto a conoscenza di quel che fa il figlio, esortandolo anche a fare quanto in suo possesso per agevolare gli aiuti umanitari in Yemen. Ma neanche la versione del re deve aver convinto la cancelliera a dare credito agli inquirenti di Riad che, costretti infine ad ammettere l'atroce crimine, ne scaricano tutta la responsabilità sul commando. Neanche il Regno Unito crede che il principe ereditario sia estraneo al caso Khashoggi, ma la posizione della Germania è ancora più esplicita: il ministero dell'Economia ha confermato che «al momento non ci sono esportazioni verso l'Arabia Saudita». Oltre ai nuovi contratti bloccati, è in stand by una grossa commessa di 20 motovedette.

LA CRISI DIPLOMATICA TRA BERLINO E RIAD

La reazione di Riad non mancherà. Ma non è la prima ritorsione contro Berlino, i tedeschi ci sono abituati e in ogni caso non hanno mai visto di buon occhio il principe MbS. Nel novembre 2017, mentre il Libano e l'Iran accusavano i sauditi di trattenere il premier libanese Saad Hariri a Riad contro la sua volontà, l'allora ministro degli Esteri Sigmar Gabriel condannò «l'avventurismo in Medio Oriente» (sottinteso del principe bin Salman, responsabile per la Difesa, l'Interno e le Politiche economiche del regno). Riad rispose al commento «vergognoso» richiamando il suo ambasciatore a Berlino e lo stesso fece la Germania. Per i sauditi la misura era colma anche perché, già nei mesi precedenti, Gabriel non aveva risparmiato altre critiche all'«atteggiamento pericoloso di Mbs nella regione», schierandosi dalla parte del Qatar e anche contro la corsa di Trump ad armare Riad.

IL BOICOTTAGGIO ALLE AZIENDE TEDESCHE

Per quasi un anno le relazioni diplomatiche tra l'Arabia saudita e la Germania sono rimaste congelate. Prima ancora di mettere sotto parziale embargo il Canada che condanna le violazioni dei diritti umani di Riad, nella primavera del 2018 MbS è arrivato a estromettere big tedeschi come Siemens, Daimler e Deutsche Bank dalla firma di nuovi contratti per il piano di modernizzazione del Paese Vision 2030. Un boicottaggio contro le critiche di Berlino alla sua persona, che in realtà risalgono agli albori della sua fulminea ascesa. Già alla fine del 2015, quando ancora MbS non aveva spodestato il principe Mohammad bin Nayef nella linea di successione al trono (ma si era intanto autoproclamato ministro della Difesa) l'intelligence tedesca diramò un rapporto di allerta su di MbS, per il rischio di «crescente destabilizzazione del mondo arabo».

Non approveremo l'esportazione di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen

PAESI POLITICAMENTE AI FERRI CORTI

Un soggetto pericoloso per l'impulsività, l'ambizione e la tendenza al militarismo. La catastrofe della guerra in Yemen avrebbe dato ragione al Bundesnachrichtendienst (Bnd), che dei metodi dell'erede al trono saudita ne sa qualcosa anche perché in Germania vive – da esule e sotto scorta – il principe Khaled bin Farhan, membro della famiglia reale. Una schiarita, tra Riad e Berlino, si era avuta con l'incontro tra il nuovo ministro degli Esteri tedesco Maas e l'omologo di Riad Adel al Jubeir, a latere dell’Assemblea generale dell'Onu a New York del settembre 2018. Ma, tempo una settimana, è esploso il caso Khashoggi e, anche se ufficialmente i rapporti diplomatici sono ripresi, politicamente i due Paesi sono ai ferri corti. Questa volta Merkel sta dalla parte di Erdogan, che segue personalmente le indagini sull'omicidio.

IL FRENO ALL'EXPORT DI ARMI VERSO LO YEMEN

Dai dati dell'Ufficio di statistica tedesco, l'Arabia saudita è un partner importante: nel 2017 l'export a Riad ha portato ai tedeschi quasi 7 miliardi di euro, soprattutto in vendita di armi ma non solo. Siemens e Daimler hanno in ballo grossi ordini per turbine e autobus, Deutsche Bank punta a partecipare all'ipo rimandata del colosso petrolifero Aramco. Importante ma non essenziale: ancora nel 2016, la Germania triplicava l'export di armamenti verso Riad, suo terzo cliente, cavalcando il boom di acquisti di MbS, ma poi nell'accordo di governo per la Grande coalizione firmato all'inizio del 2018 socialdemocratici (Spd) e cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) hanno pattuito di «non approvare l'esportazione di armi ai Paesi coinvolti nella guerra in Yemen» e di «puntare a maggiori restrizioni».

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