Elena Khusyaynova: la russa accusata di interferenze nel voto Usa

Elena Khusyaynova: la russa accusata di interferenze nel voto Usa

19 Ottobre 2018 18.54
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Gli Stati Uniti accusano formalmente la russa Elena Alekseevna Khusyaynova, 44 anni, di essere la mente del complotto per interferire nelle elezioni americane del 2016 e quelle di Midterm, ovvero quello di medio termine che si terranno in novembre. Lo ha annunciato il dipartimento di Giustizia.

Secondo le accuse, la donna, originaria di San Pietroburgo, era ed è la mente del Progetto Lakhta, una struttura creata dall'oligarca Yevgeniy Viktorovich Prigozhin, soprannominato lo “chef di Putin”. Il progetto include diverse componenti, alcune con l'obiettivo di influenzare i cittadini in Russia, altre con il compito di interferire all'estero (negli Usa, in Ue o in Ucraina). I reati imputati sono quelli di cospirazione e di tentata frode ai danni degli Stati Uniti, attraverso una serie di azioni – scrivono gli inquirenti – mirate a «seminare discordia e sfiducia nel sistema politico americano». Questo ricorrendo all'uso della disinformazione online su temi caldi come l'immigrazione, le polemiche sui simboli confederati, il controllo delle armi da fuoco e le proteste dei giocatori di football americano contro l'inno nazionale.

L'AMMINISTRATRICE DEI FONDI

La Khusyaynova è sospettata di aver amministrato i fondi per le operazioni del Progetto Lakhta. I documenti trovati a suo carico includono i dettagli delle somme impiegate per le attività negli Stati Uniti, come le spese per gli attivisti, le pubblicità sui social media, l'acquisto di domini, di server proxy e la «promozione di posting di notizie sui social». Tra il gennaio 2016 e il giugno 2018, il budget del Progetto Lakhta è arrivato a 35 milioni di dollari, anche se solo una parte di questi è stata usata per attaccare gli Usa.

«CAMPAGNA DI INFLUENZA DA RUSSIA, CINA E IRAN»

L'intelligence si è detta anche preoccupata delle «campagne in corso» da parte di Russia, Cina e Iran per influenzare la politica americana e mettere a rischio la fiducia nella democrazia. Non ci sono comunque prove che siano state compromesse le infrastrutture del voto. Secondo gli 007, le campagne in corso «cercano di influenzare le percezioni e le decisioni degli elettori» nel voto del 2018 e del 2020. Le iniziative – spiegano – assumono hanno «varie forme» tese alla disinformazione, dalla propaganda alla diffusione di fake news.

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