Daniele Scopigno

Kibernetiq, il primo magazine per il cyber jihad

Kibernetiq, il primo magazine per il cyber jihad

17 Gennaio 2016 10.30
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Restate vigili, gli ‘infedeli’ vi controllano. È il messaggio contenuto in quello che viene ritenuto il primo magazine dell’Isis dedicato alla guerra cibernetica contro l’Occidente, pubblicato a dicembre e diffuso il 5 gennaio. Si tratta, almeno secondo quanto emerso finora, di un’ulteriore pubblicazione degli estremisti islamici, realizzata per istruire e informare i lettori su come attrezzarsi nella difesa da sistemi di controllo di conversazioni e scambio file presenti sul web e social network.
IN GUERRA COL PROGRESSO. Il magazine si chiama Kybernetiq ed è dedicato agli aspiranti jihadisti che vogliono operare nel mondo del web e dei software in una guerra «contro il progresso tecnologico e scientifico del mondo occidentale».
La copertina è una foto che mostra due mani, in una c’è una chiave usb e nell’altra un proiettile. Il debutto della distribuzione è stato online, in lingua tedesca. L’editoriale di apertura specifica che è una rivista dedicata ai mujaheddin, mentre sul profilo Twitter del giornale, campeggia la scritta «We are not Isis».
Su alcuni profili del social network, dedicati alla cyber intelligence, è potenzialmente possibile anche scaricare il file della rivista, 15 pagine di testo e foto. L’intera pubblicazione è inoltre disponibile su un noto sito di archivio online, dove solitamente sono messi a disposizione gratuitamente libri o testi.
CONSIGLI SULLA CRITTOGRAFIA. I lettori di Kibernetiq vengono informati sulle modalità per lo scambio di informazioni alternative a Gmail, Hotmail o Yahoo. Secondo quanto rinvenibile online, all’interno del magazine sono presenti articoli dal titolo eloquente: ‘I metadati possono uccidere’, ‘Mettere al sicuro i dati dai servizi segreti’ e ‘Alternative a WhatsApp e Telegram’.
Nella rivista viene spiegata l’importanza dell’utilizzo della criptatura dei messaggi per proteggere le comunicazioni, utilizzando una crittografia efficace, come quella end-to-end, sistema finito nel mirino di tutte le intelligence in particolare dopo gli attentati di Parigi, che permette di proteggere da intrusioni i messaggi scambiati tra mittente e destinatario.
Sullo stesso fronte esiste, per esempio, TextSecure/Signal, applicazione gratuita e open source che permette di criptare messaggi sia vocali che scritti, nonché sms e mms. In un contesto che, secondo gli hacktivisti di Anonymous del gruppo GhostSec, vede almeno 300 chat room di jihadisti attive su Telegram.

Da Tor a Tails, come navigare anonimamente

Alcuni estratti della rivista sono stati tradotti dal sito Site intelligence group, specializzato nel monitoraggio della minaccia estremistica islamica in Rete. Riferiscono come la rivista inviti i jihadisti all’utilizzo di software per navigare anonimamente, come Tor o Tails.
«DIFENDIAMO LA PRIVACY». Un altro consiglio che arriva da Kybernetiq è quello di non usare software ormai associati alla jihad o che abbiano già la fama di essere riferiti al mondo mujaheddin, come suggerito dall’articolo dal titolo ‘Il marchio digitale’. Tra questi si segnala Asrar al dardashah o Asrar al mujahideen.
La finalità di Kybernetiq, che sul suo profilo Twitter sostiene di essere per la privacy e l’autoprotezione, e non per lo Stato islamico, sarebbe però la formazione dei futuri soldati del Cyber Califfato. Principale firma della rivista è iMujahid che afferma come sia importante che «fratelli e sorelle apprendano in maniera appropriata l’uso di software e hardware».
UNA STORIA DI FANTASCIENZA PER MUSULMANI. Nell’ultimo capitolo della rivista, si parla addirittura della prima novella islamica di fantascienza, in cui sarebbe contenuto un messaggio all’unità e una riflessione per i musulmani, sotto forma di prologo a firma di un fantomatico dottor Yuito Abdillah Deisuke, comandante del terzo cyborg reggimento e direttore della ricerca di un altrettanto fantomatico emirato islamico il cui nome è la traslitterazione tedesca Schām, ovvero la Grande Siria.
Kybernetiq resta quindi un’incognita. Alcuni analisti di cyber intelligence, tra cui i tedeschi di Die Welt e gli specialisti di Site intelligence group, lo hanno esaminato e ne hanno dato notizia, attribuendolo agli estremisti islamici, sviscerando i particolari informatici pubblicati. Restano però alcuni dubbi sugli autori, sulla finalità della pubblicazione e su alcuni messaggi non facilmente interpretabili. Per ora quindi non resta che attendere un eventuale numero 2 del magazine.

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