Carlo Panella

I meriti di Trump dietro la nuova veste di Kim Jong-un

I meriti di Trump dietro la nuova veste di Kim Jong-un

03 Gennaio 2019 08.00
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Tra tutti i discorsi di fine d’anno, il più interessante è stato senza alcun dubbio quello del dittatore nordcoreano Kim Jong-un. È bastata la prima immagine per capire che una volta tanto la strategia spiazzante, gradassa e guerrafondaia di Donald Trump se non ha vinto, ha comunque posto le condizioni per un serio accordo che metta fine alla crisi nordcoreana. Abbandonato il costume nero d’abitudine, il dittatore ha scelto una ambientazione da statista e un assolutamente inusuale vestito occidentale con cravatta. Seduto in poltrona, Kim Jong-un ha lasciato volutamente intravedere le pareti di legno di un normalissimo studio presidenziale nel quale campeggiano i ritratti del padre e del nonno, garanzia del suo diritto ereditario al potere assoluto.

Le sue parole sono state ferme, non scevre di minacce, ma pacate perché mirano palesemente a un accordo: «Sono pronto ad incontrare nuovamente Donald Trump in qualsiasi momento, ma la mia pazienza sta finendo. Se gli Stati Uniti non dovessero mantenere la promessa fatta al mondo e persistessero nelle sanzioni e nelle pressioni contro la Repubblica popolare democratica di Corea, potremmo essere costretti a esplorare un nuovo percorso per difendere la sovranità del nostro Paese e gli interessi supremi del nostro Stato». Con evidenza, Kim punta a ottenere il risultato pieno: il ritiro della protezione atomica e militare che gli Stati Uniti garantiscono alla Corea del Sud. Obiettivo praticabile, condiviso con la Cina di Xi Jinping. Obiettivo che Trump non ha negato, sia pure con garanzie e in prospettiva di medio-lungo periodo.

TRUMP È RIUSCITO DOVE OBAMA AVEVA FALLITO

Il percorso di pace è chiaramente ancora lungo e irto di ostacoli, ma è evidente che Trump è riuscito a far cessare la spirale bellicista sulla quale Kim si era avventurato e che ha fatto tremare il mondo, l’ha convinto a trattare e per di più è riuscito a farsi spalleggiare dalla Cina comunista. In sede di bilancio del 2018 questo non piccolo merito di Trump non può essere taciuto: ha disinnescato la più pericolosa escalation militare del pianeta, giunta alle soglie di un conflitto devastante e ha trovato la strada per la trattativa. Barack Obama, ad esempio, non c’era riuscito.

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