Kosovo, è violenza: scontri tra serbi e Kfor

24 Novembre 2011 16.20
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Nuova, improvvisa fiammata di violenza nel nord del Kosovo, dove
nella notte fra mercoledì 23 e giovedì 24 novembre, 21 militari
della Kfor sono rimasti feriti, uno in modo grave, in scontri con manifestanti serbi.
E gli incidenti rischiano di compromettere le chances della
Serbia di ottenere lo status di Paese candidato alla Ue nel vertice europeo
del 9 dicembre.
LO SCONTRO. Un contingente di soldati ungheresi
e portoghesi della Kfor, la Forza Nato in Kosovo, ha tentato di
smantellare a Dudin Krs, presso Zvecan, una delle barricate
erette nei mesi scorsi dai serbi nel nord, a ridosso del confine
con la Serbia, per protestare contro la presenza di poliziotti e
doganieri kosovari albanesi nei due posti di frontiera di Jarinje
e Brnjak.
BARRICATE E LACIO DI SASSI. I serbi, che
presidiano notte e giorno le barricate e i blocchi stradali,
hanno risposto con un fitto lancio di sassi e con l’impiego
di tre grossi camion carichi di ghiaia, che hanno fatto avanzare
verso il cordone dei militari.

Il governo serbo: «Basta violenze. Serve dialogo»

Il portavoce della Kfor, Uwe Nowitzki, ha spiegato con un
comunicato che i soldati sono stati costretti per autodifesa a
sparare colpi di avvertimento in aria, e a far uso di gas
lacrimogeni e di manganelli.
Per evitare tuttavia una pericolosa escalation della situazione
sul terreno, la Kfor ha deciso di desistere dall’azione
contro la barricata, con possibili gravi perdite da ambo le
parti. «Le barricate non valgono la perdite di vite umane», ha
detto il portavoce delle truppe Nato.
UN FERITO GRAVE. Dei 21 militari rimasti feriti,
uno solo ha riportato gravi lesioni dopo essere stato colpito
violentemente da uno dei camion impiegati dai serbi, e che hanno
scaricato enormi quantità di ghiaia e pietrisco a formare nuovi
posti di blocco. Il soldato tuttavia non è in pericolo di
vita.
Numerosi manifestanti serbi da parte loro hanno dovuto far
ricorso ai medici per le conseguenze del fitto lancio di
lacrimogeni.
BELGRADO: «IL KFOR DIFENDA LA POPOLAZIONE».
Una dura condanna dell’azione di forza della Kfor è venuta
dal governo di Belgrado, che ha ribadito la contrarietà a tale
tipo di iniziative unilaterali e la necessità di risolvere col
dialogo e il negoziato i problemi sul tappeto. «Il governo serbo
invita le rappresentanze internazionali in Kosovo, e in
particolare i militari della Kfor, a garantire la difesa della
popolazione», ha detto il portavoce governativo Milivoje
Mihajlovic.
VERSO LE ELEZIONI IN PRIMAVERA. In realtà la
dirigenza di Belgrado, filoeuropeista e riformatrice, propensa a
una linea moderata e negoziale ma che non può trascurare
l’approssimarsi delle elezioni della primavera 2012, sembra
sempre più in imbarazzo di fronte all’intransigenza dei
manifestanti radicali serbi nel nord del Kosovo, la cui protesta
dura e a oltranza appare controllata e appoggiata piuttosto dalle
forze dell’opposizione conservatrice e ultranazionalista di
Belgrado.
Il 12 ottobre scorso la commissione Ue aveva raccomandato la
concessione alla Serbia dello status di Paese candidato
all’adesione, condizionandola tuttavia alla ripresa del
dialogo con Pristina e a un generale miglioramento delle
relazioni con il Kosovo. Il dialogo è ripreso martedì 22
novembre, seppur con risultati non esaltanti, ma l’alta
tensione che persiste nel nord del Kosovo non ha aiutato certo
Belgrado, che attende con crescente ansia la decisione sulla sua
prospettiva europea da parte del consiglio Ue in programma il 9
dicembre.

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