La battaglia del Cairo e le performance di Silvio

Fabiana Giacomotti
29/01/2011

In primo piano la rivolta egiziana. Ma anche l'emergenza rifiuti.

La battaglia del Cairo e le performance di Silvio

Con l’Egitto a ferro e fuoco non poteva essere diverso. Con il presidente degli Usa Obama che dichiara di «stare con il popolo» mentre la folla del Cairo ignora il coprifuoco e incendia il palazzo del partito di Mubarak, i titoli di apertura di tutti i quotidiani italiani potevano focalizzarsi solo sull’esplosione di violenza che da quasi un mese infiamma gli stati arabi affacciati sul Mediterraneo: «La battaglia del Cairo», titola la Stampa, mentre Maurizio Molinari commenta: «Satana non è più l’America, che segue con passione l’affermarsi di una piazza araba che chiede libertà e democrazia anziché maledire lo zio Sam».
LA GIOVANE PRIMAVERA. Commenta sulla stessa lunghezza d’onda, ma sul Corriere della Sera, Antonio Puri Purini («Vale la pena di domandarsi se gli eventi della sponde sud del Mediterraneo segnino una vera, giovane primavera del mondo arabo e aprano una diversa stagione di rapporti con l’Europa o rappresentino fenomeni isolati destinati ad essere presto riassorbiti»).
LA POLITICA SI FA IN TIVÚ. Il titolo di apertura del quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli è in linea con quello del Financial Times, ma offre un particolare significativo in più: «Egitto, assalto ai palazzi del potere. Mubarak manda in piazza i tank. Poi va in tivù e licenzia i ministri». La politica, meglio ancora quando forcaiola e spietata, si fa in televisione, è il metamessaggio da mandare a memoria. La place de Gvrève è stata sostituita dalla piazza mediatica, ma i particolari scabrosi, quelli che eccitano e divertono la folla, sono sempre gli stessi e le regole della narrazione non vi sfuggono.

Le servette che beffano Berlusconi

Berlusconi, per esempio, è passato a notizia numero due su tutti i quotidiani meno schierati, o più analitici, appunto perché non si poteva continuare a ignorare le rivolte in atto.
IL VECCHIO ERODE. Mentre gli stessi giornalisti iniziano a provare imbarazzo nel mettere in fila racconti e intercettazioni da sottoscala, è però evidente che l’immagine del vecchio Erode, stanco e provato, a cui il dimenar di fianchi della procace Salomé strappa un grido di lussuria (descrizione mirabile del quadro di Gustave Moreau nel romanzo Controcorrente di Joris Karl Huysmans), è fissa e sempre attuale nell’inconscio collettivo.
La servetta si fa beffe del padrone, come nella più scontata delle pochades, e il contrasto fra le telefonate televisive del premier Silvio Berlusconi che difende l’igienista dentale della bassa provincia Nicole Minetti quasi parlasse di Marie Curie e le intercettazioni in cui lei gli dà del «culo flaccido», titolone de Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio, è così abissale da muovere a pietà.
MARCHETTE D’ORO. Peter Gomez mette a confronto gli stipendi medi di insegnanti, operai, ricercatori (al massimo 2 mila euro al mese), con i 10 mila e oltre garantiti da qualche serata ad Arcore, e si capisce il motivo per cui le “olgettine” si fossero procurate una macchinetta contasoldi come le bancarie che non saranno mai perché prive di titoli ma soprattutto di interesse per un altro stipendio al minimo. Non si è ancora capito a chi toccherà il ruolo del Battista e di veder girare la propria testa su un vassoio fra gli applausi della corte, ma si iniziano ad avere delle indicazioni, mentre si fa avanti anche sul Corsera la partita del federalismo con l’ipotesi di Bossi Premier.

Lo show del premier e i rifiuti di Napoli

Il Foglio, da parte sua, dà il via a una serie di lettere aperte mirate a riportare “il Cav” a dimostrazioni di maschia tenuta di spirito (ma il pezzo da applauso è l’intervento di Pietrangelo Buttafuoco su Roberto Saviano: un capolavoro di elegante perfidia da cui Saviano potrebbe trarre qualche utile indicazione, di stile per esempio).
IL PREMIER CONTRO LE TOGHE. Repubblica focalizza l’attenzione sul contrasto con i pm: «Berlusconi-show: fermerò le toghe. I pm: processo subito, nessuna fuga dai magistrati ma al tempo stesso la volontà di rispondere all’offensiva giudiziaria e politica», ma mette comunque “le lupe di Arcore”, in mano al raffinato cultore di Giovanni Verga Francesco Merlo, che spiega come il premier le tema «molto più dei giudici, anche perché solo loro hanno visto e valutato quella cosmesi che gli si ferma sotto il collo».
L’EMERGENZA RIFIUTI. Walter Veltroni scrive a Ezio Mauro per sostenere la protesta di piazza del 13 febbraio, ma viene contenuto in una riga in prima e in un rimando a pagina 35. Più spazio, e come poteva essere altrimenti, a una vera, grande emergenza che coinvolge, in realtà, tutta l’Italia: lo scarico dei rifiuti di Napoli a mare che, noto anche alla ex “vice-Bertolaso” Marta Di Gennaro, ha portato a 14 arresti fra cui il suo.
Pare non si potrà neanche ridere troppo, in particolare negli aeroporti Usa, dove stanno per essere messi in funzione body scanner che controllano la qualità dell’arcata dentale, in caso nascondesse cariche di esplosivo. Sarà un caso, ma sembra proprio un lavoro adatto per un’igienista dentale in disarmo.