La Bossi-Fini del post Cav

Salvatore Cannavò
03/02/2011

Prove tecniche di successione.

Alla fine, la giornata del 3 febbraio 2011 si è dimostrata nera per la Lega. E il voto serale sul ‘caso Ruby’ con i 315 voti a favore della maggioranza non è riuscito a mettere di buon umore il capo leghista, che dopo il pareggio nella Bicamerale sul federalismo aveva bisogno di saggiare la tenuta della maggioranza per capire che piega far prendere alla legislatura.
BOSSI: «UN BUON RISULTATO». Commentando a caldo il voto serale, Bossi si è limitato a dire che «i voti sono buoni e per ora si va avanti». Ma i 315 voti non sono così buoni come era stato garantito alla vigilia dagli uomini di Berlusconi che parlavano di altri 4 o 5 arrivi nelle file della maggioranza. Alla fine è stato incassato solo il voto favorevole di Aurelio Misiti, il deputato dell’Mpa passato nella maggioranza (forse per un posto da sottosegretario), mentre l’astensione di Luca Barbareschi sarebbe stata il frutto di un errore, visto che il deputato – di cui si attendono le dimissioni lunedì 7 febbraio 2011 in modo da consentire il subentro di un uomo del Pdl – ha fatto correggere dai segretari d’aula il proprio voto.

Vertice Bossi-Fini sul dopo Berlusconi

Che la giornata non sarebbe stata così brillante si era capito dall’incontro riservato tra lo stesso Bossi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Oggetto della discussione, una faccenda non da poco: un premier alternativo a Silvio Berlusconi. La giornata in Bicamerale sul federalismo, e poi il voto in aula sul caso Ruby, oltre all’attesa per il materiale che i magistrati di Milano conservano in cassaforte (da ieri ci sono i carabinieri a presidiare i corridoi della Procura), dicono infatti che se «si va avanti», come dice Bossi, è solo di giorno in giorno, senza un respiro.
L’IPOTESI TREMONTI. Altro che piani di rilancio dell’economia e approvazione del federalismo. Bossi ne ha discusso con Fini, sondandolo sulla possibilità di portare un sostituto del Cavaliere a palazzo Chigi, forse Tremonti, forse anche direttamente un leghista. Perché ora il tempo stringe, il popolo ‘verde’ ha bisogno di un risultato e Bossi sa che a Roma è impantanato in una situazione con poche vie d’uscita.
Anche il dibattito di Montecitorio si è mosso su un filo di fragilità e incertezza. Se le opposizioni hanno parlato con le voci di Antonio Di Pietro e Dario Franceschini, la maggioranza ha messo in campo la leghista Carolina Lussana e uno degli avvocati di Silvio Berlusconoi, Maurizio Paniz, che più che un discorso da parlamentare ha fatto una vera e propria arringa difensiva.

L’offerta del Cav: un nuovo decreto sul federalismo

Le difficoltà di Berlusconi sono implicitamente confermate dal tentativo di riavvicinamento tra il leader leghista e il fondatore di Futuro e Libertà, anche se il fatto che l’incontro ci sia stato non significa di per sé che l’accordo sia stato raggiunto. Ma l’oggetto del colloquio contribuirà non poco a destabilizzare la situazione, soprattutto se, come si aspettano in molti, il 4 febbraio 2011 la Procura milanese dovesse diffondere nuovi materiali sulla vicenda giudiziaria che riguarda il premier.
A PALAZZO CHIGI D’URGENZA. Il Consiglio dei ministri, convocato in tutta fretta alle 19,30, ha l’obiettivo di trovare una soluzione all’impasse determinata dal voto della Bicamerale. E Berlusconi insisterà per offrire le migliori garanzie possibili alla Lega, per esempio un nuovo decreto sul federalismo.

E l’opposizione sta a guardare

A confortare il Cavaliere c’è, come ormai capita spesso, l’ennesima figuraccia delle opposizioni. Il risultato di 298 voti contrari, rispetto ai 311 del 14 dicembre, non si spiega solo con tre deputate in maternità e qualche ammalato. La defezione è da imputare alla scarsa convinzione di condurre la battaglia.
TERZA BATOSTA IN POCHI GIORNI. Dopo i venti voti di scarto sulla relazione del ministro Angelino Alfano sullo stato della Giustizia, dopo l’autogol rappresentato dalla mozione di sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il voto del 3 febbraio spunta le armi a chi dice di volere le dimissioni del presidente del Consiglio.
Anche così si spiega l’atteggiamento di Bossi. Nessuna risposta a chi nel Pd, gli ha proposto di ‘mollare Berlusconi’ in cambio del federalismo, ma riattivazione dei rapporti con uno dei fondatori del centrodestra.