La campagna del Nord

Alessandro Da Rold
12/10/2010

Futuro e libertà riparte dalla Lombardia. A caccia di imprenditori.

Negli anni 90 a Gianfranco Fini piaceva essere paragonato a Charles De Gaulle. Del generale francese, l’attuale presidente della Camera ammirava il decisionismo e sognava di innestarlo sulle radici stataliste e dirigiste della destra italiana.
Del resto, quella renitenza di An a iscriversi ai circoli liberisti, preferendo l’occupazione di posti di potere nei grandi enti statali, era dettata, oltre che da retaggi ideologici, da più prosaici motivi di convenienza: il serbatoio di voti aennini stava nel meridione terra dello statalismo più estremo.

La Lega del Sud

La situazione non è cambiata nel 2010, tanto che Futuro e Libertà è stata definita come la Lega Nord del Sud. Allo stesso tempo, però, Fini sa di non poter scomparire dalla capitale finanziaria italiana; e neppure dalle maglie del tessuto economico-politico lombardo, stretto nella battaglie tra i pidiellini di Comunione e Liberazione e la nuova classe dirigente del Carroccio sostenuta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Un duopolio difficile da scardinare. E d’altra parte coniugare politicamente il serbatoio di voti del sud statalista, con la rampante imprenditoria lombarda appare impresa davvero ardua.
Lo dimostrano le parole di Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico, che lunedì 11 ottobre è intervenuto sugli scontri tra Pdl e Fli sul territorio: «Stupisce che proprio in Lombardia non sia ancora arrivato il contrordine compagni e si continui a praticare una politica di ostracismo nei confronti di Fli».
 

La perdita degli uomini di Paternò

Parole che sembrano indirizzate a Ignazio La Russa, ministro della Difesa, che ha sempre avuto un potere non indifferente all’ombra della Madonnina. Non solo sul versante politico (tuttora nel Pdl sono in molti a baciargli la pantofola), ma soprattutto su quello economico.
Non a caso,  
L’ex colonnello di An, ora nel Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi, ha ereditato gran parte delle conoscenze finanziarie dal padre Antonino, avvocato nonché ex segretario del partito fascista a Paternò, in Sicilia.
Emigrato nella Milano degli anni ’60, il padre di Ignazio, scomparso nel 2004, si ritagliò un ruolo di primo piano in città grazie a tre storici esponenti della vecchia finanza meneghina, Salvatore Ligresti, Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini.
Dei tre è rimasto in vita solo l’immobiliarista di Fonsai, in forti difficoltà economiche, ma che può contare ancora presenze importanti in Mediobanca e nel patto di sindacato di Rcs.

Industriali di Futuro e Libertà

Gianfranco Fini ha provato negli ultimi mesi a recuperare terreno, mandando in avanscopertala FondazioneFarefuturo, che ha steso tappeti rossi per importanti esponenti dell’industria lombarda e veneta.
Tra questi c’è il bergamasco Emilio Cremona, presidente del gruppo metallurgico Focrem e presidente di Assofond; il varesino Giancarlo Ongis  amministratore delegato del colosso Metal Group e Michele Mazzucconi delle fonderie omonime, presente nel board della Confindustria Bergamo guidata dal potente patron di Brembo Alberto Bombassei. In Veneto c’è poi Sergio Vittadello della Intercantieri Vittadello.
Negli ultimi mesi, il presidente della Camera ha incontrato anche Gianfranco Librandi, titolare della Tci, azienda di Saronno leader mondiale nell’illuminazione. L’ex esponente del Popolo della Libertà, ha però da poco fondato un partito, l’Unione Italiana e si presenterà come candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Milano. Difficile quindi una collaborazione nel breve periodo, anche se Librandi può vantare ottimi rapporti con Benedetto Della Vedova, anima liberal di Futuro e Libertà.
Sul fronte bancario, invece, Fini può contare solo su Giovanni Antonini, presidente della Banca Popolare di Spoleto. Mentre l’unico esponente di peso nei board dei grandi colossi che smuovono i gangli l’economia lombarda, è Ferruccio Ferranti, amministratore delegato del Poligrafico dello stato, ma soprattutto consigliere delegato di Sviluppo sistema fiera Spa, società controllata dalla fondazione Fiera Milano. Dove, però, regna il governatore Roberto Formigoni.