Storia e autore della canzone del Piave

Storia e autore della canzone del Piave

A scrivere il celebre brano sul 24 maggio il napoletano E.A Mario, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta. Che anni più tardi compose Tammurriata Nera.

24 Maggio 2019 03.02

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La Canzone del Piave è conosciuta anche come La Leggenda del Piave o, più semplicemente “la canzone del 24 maggio”, per il riferimento della prima strofa al giorno dell’entrata in guerra dell'Italia nel 1915: «Il Piave mormorava/ calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti/ il 24 maggio». Il brano è associato anche al 4 novembre, la giornata delle Forze armate in ricordo della vittoria della Grande Guerra.

La canzone venne scritta nella notte tra il 23 e il 24 giugno del 1918. Giovanni Ermete Gaeta era insonne. Nato a Napoli il 5 maggio 1884, figlio di un barbiere, da ragazzino leggendo i romanzi di Emilio Salgari aveva sognato di fare il capitano di Marina. Ma un giorno un cliente del padre aveva dimenticato in bottega un mandolino e lui aveva imparato a suonare, diventando in breve un famoso compositore di canzoni napoletane. A orecchio, perché non si impratichì mai del pentagramma. Lasciava che di trascrizioni e armonizzazioni si occupassero poi musicisti del conservatorio. In compenso per i suoi pezzi divenne famosissimo, anche se non con il suo vero nome. Si firmava infatti con lo pseudonimo di E. A. Mario.

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Di sola musica, però, non era facile vivere. Così si impiegò alle poste. Quarto figlio di madre vedova, non era stato richiamato al fronte. Però ne soffriva. Ardente mazziniano, simpatizzava infatti per l’irredentismo. Per essere in qualche modo utile alla Patria si era fatto assegnare al servizio dei treni postali che recapitavano le lettere ai soldati in prima linea. Quello però non era tempo di canzonette. «Volgevano giorni tristi anche per la canzone, e la cupa vicenda di Caporetto era riprodotta nel mio microcosmo una ditta lasciata in balia dei debiti e portava il mio nome», raccontò lui stesso, «e quel nome pareva sommerso nell’inno: un trinceramento insicuro dal quale io difendevo disperatamente il mio passato e il mio avvenire, il mio amor proprio e la mia esistenza. Passavo le mie notti a invocare resistenza dalle aride pagine dei registri, le cui somme parevano gl'inflessibili bollettini delle mie sconfitte».

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LA LETTERA DELL'AMICO DAL FRONTE

Insomma, nell’animo del compositore patriota la preoccupazione per l’offensiva austriaca e quella per l’assalto dei creditori si fondevano ormai in un solo incubo che non lo faceva dormire. Per esorcizzarlo, quella notte si mise al mandolino con la macchina del caffè davanti. E una frase musicale e poetica gli venne all’improvviso: «Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio». Ricordava sempre Gaeta: «La strofa si snodò più aspra, ma non contorta. Aveva del bollettino da stato maggiore e dell'umile lettera informativa dei soldati partecipi. Ed io mi accorgevo, difatti, che molte parole non erano mie: versificavo qua e là, inconsapevolmente, una cara lettera del capitano ferito», un suo amico, «scrittami dal fronte il 24 maggio, a poche ore dalla prima occupazione». Proprio mentre E. A Mario componeva, l’offensiva austriaca veniva respinta definitivamente con la battaglia del Solstizio, o Seconda Battaglia del Piave. Il successo della canzone fu altrettanto strepitoso che quello dei soldati, e a furor di popolo dopo Vittorio Veneto al compositore fu chiesto di aggiungere una quarta strofa.

Nel frattempo, anche le cifre dei registri della casa editrice erano passati da toni alla Caporetto a sembrare “pantografate dal Bollettino della Vittoria”. Curiosamente, 26 anni dopo la Canzone del Piave E.A Mario avrebbe scritto un’altra canzone che è la sua seconda più famosa, ma che quasi non sembra dello stesso autore. Non di vittoria parla infatti Tammurriata Nera ma della Napoli occupata dopo la sconfitta. Con la Repubblica, per un po’ la Canzone del Piave fu inno nazionale al posto della marcia reale. Ma De Gasperi si oppose a farne l’inno definitivo e l'Assemblea costituente scelse l'Inno di Mameli.

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