Stefania Medetti

La dieta del Medioevo

La dieta del Medioevo

08 Ottobre 2010 13.20
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Educare a un’alimentazione più sana attraverso i piatti della cucina medievale. È l’originale progetto triennale varato dalle Università di Leeds e di Bradford, nel Regno Unito, e sponsorizzato dal Wellcome Trust, un fondo indipendente che sostiene le attività finalizzare al miglioramento della salute.
In base ai dati del National Health Service, infatti, la regione del Wakefield risulta una delle aree con il più alto tasso di obesità nel Regno Unito: il 26,9% degli adulti e il 16% dei bambini sono in sovrappeso, a fronte di una media nazionale rispettivamente del 23,6% e del 9%. E questo problema costa ogni anno, al servizio sanitario dello stato, 4,2 miliardi di sterline.
A capo dell’iniziativa c’è Iona McCleery, professoressa di Storia medioevale all’Università di Leeds. L’operazione punta su dimostrazioni gastronomiche per raggiungere almeno seimila studenti delle scuole e, attraverso i banchi alle fiere, anche un pubblico più ampio. L’invito a riflettere sulle proprie abitudini alimentari passa, dunque, attraverso il cibo medievale: i partecipanti agli eventi possono assaggiare piatti appositamente preparati da Caroline Yeldham, storica dell’alimentazione ed esperta della cucina del periodo «Abbiamo scelto di puntare su un approccio pratico e meno moralizzatore.
La critica diretta alle abitudini alimentari, infatti, mette le persone sulla difensiva e non stimola la riflessione. Il nostro obiettivo, invece, è quello di incoraggiare la persone a prendere in considerazione i diversi aspetti che riguardano la salute, partendo dalla tavola dei loro antenati», spiega Yeldham a Lettera 43.
I piatti sono quelli della cucina inglese del XIII secolo, preparati secondo le ricette di antichi libri della casa reale, cioè la collezione nota come The Form of Cury che risale ai cuochi di Riccardo II. «Naturalmente, le ricette escludono tutti i prodotti provenienti dalle Americhe: patate, pomodori, vaniglia, la maggior parte dei fagioli, avocado e bevande come il tè o la cioccolata, che sono entrate a far parte dell’alimentazione nel XVII secolo», prosegue Yeldham.
Ma in che modo la dieta medioevale può essere fonte di ispirazione per il consumatore contemporaneo, abituato a supermercati e centri commerciali? «Si tratta di un programma che segue il ritmo delle stagioni: la maggior parte dei carboidrati proviene dai cereali, consumati sotto forma di pane o farinata d’avena, birra o vino. Le regole religiose pre Concilio di Trento, inoltre, imponevano vincoli settimanali e mensili sulla dieta, con il risultato che il 50% delle proteine consumate derivava da pesce, soprattutto aringa sottosale o essiccata», rispone l’esperta.
I latticini occupavano una parte decisamente inferiore rispetto a quella che hanno oggi, mentre frutta e verdura erano alcuni fra gli ingredienti più importanti, soprattutto nelle classi più povere; veniva consumata una più ampia gamma di piante ed erbe selvatiche e lo snack come lo conosciamo oggi non era socialmente accettato. Il lardo era il primo ingrediente per le fritture, mentre le galline non venivano consumate, ma erano utilizzate soprattutto per le uova.
«Di contro, venivano usati ingredienti di importazione, come le mandorle, le spezie e la frutta secca. Dalle mandorle, inoltre, veniva estratto il latte, base dell’alimentazione durante il periodo della Quaresima o in altre occasioni di limitazioni gastronomiche», aggiunge Yeldham. Una ricca serie di stimoli, dunque, che incoraggia il confronto con le scelte alimentari contemporanee, ma senza rinunciare al gusto.

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