La Fao lancia l’allarme crisi alimentare

Redazione
23/08/2012

Non bastasse la crisi economica, potremmo presto trovarci a fare i conti anche con una crisi alimentare di dimensioni globali....

La Fao lancia l’allarme crisi alimentare

Non bastasse la crisi economica, potremmo presto trovarci a fare i conti anche con una crisi alimentare di dimensioni globali. La ragione principale risiede nell’aumento repentino dei prezzi dei generi alimentari fondamentali, come testimoniato da un dossier pubblicato il 23 agosto dalla Fao, l’agenzia delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
Il Fao Food Price Index, ovvero l’indice della Fao per monitorare il cambiamento dei prezzi degli alimenti su scala internazionale, dopo tre mesi di calo, a luglio 2012 è aumentato del 6%. Nello stesso mese il prezzo internazionale dei cereali è aumentato del 17% sfiorando i massimi storici raggiunti nell’aprile 2008. Aumento del 12% anche per il prezzo dello zucchero, stabili invece riso e carne.
CONDIZIONI CLIMATICHE AVVERSE. A far impennare i costi sono soprattutto le condizioni climatiche globali sfaroveoli. È il caso dei cereali, il cui prezzo è stato pesantemente alterato dalla siccità record negli Stati Uniti e dal peggioramento della produzione russa. Preoccupanti anche i danni causati alle coltivazioni dai monsoni in India, dalle piogge torrenziali in Brasile e dalla carenza d’acqua in Australia.
Chi sta peggio, come sempre accade in questi casi, sono i Paesi più poveri. La Oxfam, una confederazione di diverse organizzazioni non governative che tentano di combattere la fame e la povertà, ha denunciato alla fine di luglio che la crescita dei prezzi ha provocato un’enorme crisi alimentare nella regione del Sahel, nell’Africa occidentale. Secondo i dati Oxfam, sarebbero state colpite più di18 milioni di persone.
RISCHIO RIVOLTE PER IL CIBO. Durante l’ultima grande crisi alimentare del 2007/2008 l’aumento vertiginoso di alimenti fondamentali come grano, mais e riso provocò un’ondata di rivolte in molti Paesi in via di sviluppo, come Camerun, Egitto, Bangladesh e Haiti.
La questione, tuttavia, tocca da vicino anche i Paesi ricchi, basti pensare all’allarme siccità che ha colpito gli Stati Uniti e che «potrebbe produrre gravi disagi per i poveri e i disoccupati americani con risorse limitate», come sottolineato dalla rivista statunitense The Nation. Soprattutto alla luce del fatto che potrebbe non trattarsi di un evento eccezionale, visti i recenti dati sul riscaldamento globale.