La fiction della discordia

Federica Zoja
12/10/2010

Potrebbe influenzare gli elettori.

La fiction della discordia

Dopo settimane di polemiche e dibattiti infuocati sui principali mezzi di comunicazione egiziani, la fiction Al Gamaa, in italiano “il gruppo”, dedicata alla storia della Fratellanza musulmana, è stata stoppata fino a dopo le elezioni parlamentari previste per fine novembre.
La serie televisiva messa in onda dalla tv pubblica egiziana in agosto, quest’anno il mese di Ramadan, aveva registrato alti indici di gradimento fra il pubblico. Proprio per questo è scattato il semaforo rosso alla sua messa in onda.  
Il serial potrebbe «influenzare gli elettori» ha sostenuto Osama Al Sheikh, direttore dell’Unione della radio e televisione egiziana, Ertu, che si è affrettato, come da consuetudine nella repubblica nordafricana guidata da Hosni Mubarak, a smentire qualsiasi pressione da parte dei servizi segreti, i famigerati mukhabarat. E per sostenere la tesi ha poi precisato che il contratto di Al Gamaa prevedeva tre mesi di scarto fra una messa in onda e quella successiva.
La sostanza non cambia: gli egiziani dovranno rinunciare al loro telefilm del cuore fino al 29 novembre, data di inizio del processo elettorale a più tornate per il rinnovo dell’Assemblea popolare, la camera bassa del Parlamento.

I pensieri della leadership egiziana

La vicenda ha messo in evidenza, in un periodo delicato per la scena politica egiziana, le insicurezze insospettabili di un regime fra i più inamovibili nel mondo arabo e nel continente africano in genere.
Insospettabili perché, in quasi 30 anni di presidenza Mubarak e dominio incontrastato del Partito nazionale democratico, Ndp, nessuna minoranza è mai stata in grado di impensierire seriamente la leadership egiziana.
Nessuna tranne la Fratellanza, ufficialmente bandita dalla vita politica, ma nella pratica presente in Parlamento con 88 deputati eletti nel 2005 come indipendenti. Il cosiddetto “blocco degli 88” rappresenta circa un quinto dei deputati, complessivamente 444 eletti e 10 di nomina presidenziale.
E chissà quale risultato potrebbero raggiungere i Fratelli se la maggioranza lasciasse loro uno spiraglio maggiore e gli altri partiti di minoranza facessero squadra.

Un movimento diffuso in modo capillare

Gli Ikhwan, i Fratelli appunto, nati in Egitto per iniziativa dell’insegnante Hassan Al Banna nel 1928 e costretti alla clandestinità dal 1954 perché considerati responsabili del tentato assassinio del presidente Gamal Abdel Nasser, costituiscono l’unico vero partito di opposizione in Egitto, per dimensioni e organizzazione.
Finora le autorità egiziane hanno dato l’impressione di saper controllare e reprimere l’ascesa della Fratellanza su più livelli: con il congelamento delle risorse finanziarie, con la messa al bando di qualsiasi partito di ispirazione religiosa, con l’incarcerazione degli esponenti di spicco del movimento.
Tutto inutile, a quanto pare, se è vero che una soap opera storico-romanzata costata 50 milioni di lire egiziane (un euro equivale a circa sette lire egiziane, ndr) è percepita come una pericolosa operazione di maquillage della Fratellanza.

Il polpettone alla conquista dei network arabi

In ogni caso, a livello politico, la fiction Al Gamaa ha scontentato un po’ tutti. Non è piaciuta alla maggioranza e alle opposizioni laiche perché ritenuta troppo indulgente con gli Ikhwan. In seno alla Fratellanza è stata criticata perché, al contrario, troppo filo-governativa. Ha indignato Saif Al Islàm Al Banna, figlio del fondatore del movimento, per il modo in cui è stato rappresentato il padre ed è passato alle vie legali contro gli sceneggiatori. Per non parlare di alcuni teologi, scandalizzati per una sura del Corano riportata erroneamente.
Ma questo “polpettone” egiziano, che presto, c’è da giurarlo, farà il giro degli altri network arabi, ha regalato al maggiore movimento islamista al mondo una pubblicità insperata, a spese dello Stato.