La fretta di Umberto

Salvatore Cannavò
04/02/2011

Lega pronta al dialogo per accelerare la riforma federale.

La Lega non è preoccupata per il no del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (vai alla notizia), ma per il fattore tempo.
L’irrecivibilità opposta dal Quirinale al decreto sul federalismo municipale non è destinata a bloccare la riforma. Però la posticipa e su questo rinvio si giocheranno mille altre partite.
Non è un caso se nella Lega si stanno già facendo i conti di come sarà ricalendarizzato il provvedimento, quando sarà fissata la comunicazione del ministro Umberto Bossi alle Camere, quanto tempo passerà prima della nuova approvazione definitiva da parte del governo. Ed ecco perché il ministro Roberto Calderoli annuncia di essere pronto a chiedere al Consiglio dei ministri di porre la fiducia alle Camera. Perché la Lega non ha più tempo da aspettare.
In realtà, come spiega il finiano Mario Baldassarri, «l’ostacolo al decreto è solo temporaneo». Lo dice chiaramente il comma 4 della legge 42, istitutiva del federalismo: «Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo».
L’ANSIA DEL CARROCCIO. Quindi, questa volta, la risposta di Napolitano non può essere equiparata ad altri casi analoghi, quando il presidente non ha firmato oppure è stato pressato a farlo, perché non ci sono rilievi di incostituzionalità, ma solo una richiesta di perfezionamento del provvedimento.
Che, per ‘perfezionarsi’ dovrà quindi tornare a seguire un iter piuttosto lungo. Da quando il provvedimento sarà nuovamente trasmesso alle Camere dovrà passare un mese perché il governo possa nuovamente adottarlo. E in questo lasso di tempo può accadere di tutto. E sta qui il problema per la Lega che ora è entrata letteralmente in ansia.
Umberto Bossi continua a scegliere la via diplomatica. Il Carroccio ha voluto sottolineare, infatti la cordialità della telefonata al capo dello Stato, al quale è stata annunciata una visita per la prossima settimana e poi la piena disponibilità a ottemperare alla comunicazione alle Camere come prescrive la legge.
Nessuna minaccia di voto anticipato, dunque, nessun allarme. E anche Silvio Berlusconi, a Bruxelles per il vertice europeo, non rilancia alcuna polemica con il Colle. I due leader del centrodestra confermano così la loro indisponibilità a elezioni anticipate. Il premier le teme per via dei guai giudiziari e Umberto Bossi sa di non potersi presentare a un eventuale voto di fronte al proprio elettorato senza portare a casa la vittoria sul federalismo.

La Lega cerca la via morbida per sbloccare il federalismo

Il tempo è diventato un fattore determinante. Cosa potrà succedere nelle prossime settimane è ancora tutto da verificare. Perché i magistrati milanesi stanno per consegnare le loro carte al Gip con la richiesta del rito immediato contro il presidente del Consiglio. Contemporaneamente, si moltiplicano le voci di foto compromettenti che raffigurerebbero Silvio Berlusconi insieme alle ‘sue’ ragazze. Sfuggita l’approvazione immediata del federalismo municipale che, va ricordato, non è ancora il provvedimento più importante, all’esame del parlamento e del governo ci dovrà ancora essere il federalismo regionale, quello decisivo che riclassificherà i costi standard in materia sanitaria. La Lega, quindi, rischia di vedersi sfuggire la chimera della legislatura e di acuire le divisioni interne.
CALDEROLI STEMPERA. Ecco dunque che Roberto Calderoli, parlando a Radio Padania Libera, ossia davanti alla sua gente, cerca di affrettare i tempi, minimizzando la divergenza con Napolitano e ipotizzando la fiducia. Una dichiarazione che integra quella strategia della diplomazia impostata poche ore prima da Bossi. Il quale ha preso l’iniziativa nei confronti del Quirinale, senza limitarsi a un comunicato stampa, anche per dimostrare che la Lega punta a venire a capo del problema.
Quindi si va avanti, non si precipita la situazione – come invece aveva chiesto Roberto Maroni qualche giorno fa – e si cerca di conseguire l’obiettivo, vitale, del federalismo. Anche ricorrendo alla tattica del voto di fiducia che serve per tenere alta la tensione e evitare che dal Pdl possano provenire delle sorprese.
Contestualmente la Lega cercherà di modificare la composizione della Bicamerale – la cui elezione è di competenza dei presidenti delle due Camere – invocando la proporzionalità dei gruppi. Attualmente alla Camera c’è un nuovo gruppo, quello di Iniziativa responsabile, che non ha alcun esponente nella ‘bicameralina’ e quindi anche su questo ci saranno nuovi scontri nei prossimi giorni. Sempre che il governo tenga sul fronte delle carte giudiziarie.
L’APERTURA DI FINI. A quel punto resterebbe da verificare se Bossi terrà conto di quanto gli ha prospettato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso del loro colloquio del 3 febbraio e di quanto gli va ripetendo il Partito democratico: «Se molli Silvio Berlusconi il federalismo lo avrai con noi» (vai alla notizia sul colloquio Bossi-Fini).
Mollare Silvio significherebbe disporsi a un nuovo governo, magari guidato da Giulio Tremonti, e a una fase di transizione che non tutta la Lega vorrebbe.
Ecco che si spiegano meglio le tensioni tra chi preferisce il voto anticipato – che sancirebbe l’alleanza strategica con il Pdl – e chi invece preferisce tenersi le mani libere e non esclude che, per conseguire i propri obiettivi, un raccordo con Fini e con lo stesso Pd. Una situazione che crea non poche frizioni all’interno della Lega (vai all’articolo).
Umberto Bossi discuterà anche di questo con Napolitano ma poi non lo dirà a nessuno. Perché una cosa il leader della Lega sa fare meglio di tutti: tenersi per sé le strategie e rivelarle solo all’ultimo minuto.