La gelata di Bagnasco

Edoardo Caprino
23/01/2011

Dopo Bertone anche il capo della Cei censura il premier.

Se chiarezza doveva esserci, il cardinale Bagnasco non ha tradito le attese. Nella prolusione letta in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio permanente Cei, il porporato ha usato parole che non lasciano adito ad ambiguità. Una per tutte: «Evidente disagio morale» che l’Italia sta vivendo. Per questo secondo l’arcivescovo di Genova occorre fare chiarezza in modo «sollecito e pacato». Siamo in una fase» ha detto il presidente Cei, «in cui si confrontano la debolezza etica e la fibrillazione politica e istituzionale».
Evidenti e chiari i riferimenti ai fatti di questi ultimi giorni quando l’arcivescovo ha parlato di notizie che riferiscono «comportamenti contrari con la sobrietà e la correttezza», ricordando al contempo come altri si domandano «a che cosa sia dovuta l’ ingente mole di strumenti d’indagine» usati sino ad ora.
UN MONITO AI POLITICI. Il richiamo al rispetto dei propri ruoli, ai confini propri delle istituzioni non è mancato nelle parole del numero uno della Chiesa Italiana. Severo il monito ai politici nostrani: «Chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che essa comporta». Non tanto perché è precetto di Santa Madre Chiesa, ma in quanto previsto dalla stessa Costituzione.
IL RICORSO ALLA COSCIENZA. Parole queste già pronunciate da Bagnasco nel 2009. Non è tempo, quando si giungerà al chiarimento, per nessuno per dichiararsi vincitore. Troppo è il veleno, la delegittimazione, la confusione che si vive in Italia perché qualcuno se ne possa rallegrare. Bagnasco dixit. Il richiamo morale di Bagnasco fa un esplicito riferimento all’ uso della coscienza: «L’origine di troppe scelte sbagliate sta nello scambiare l’opzione di coscienza con la pretesa di essere padroni di agire come ci pare».  E giusto per chiarire una visione falsata di autonomia si ha «quando la persona si pensa tanto più felice quando si sente prossima a fare ciò che vuole». Parole chiare, precise che non lasciano adito a dubbi interpretativi.
L’INCONTRO CON IL PAPA. Discorso pesato e soppesato sabato mattina nel corso dell’incontro che Bagnasco ha avuto con Papa Benedetto XVI nella sua biblioteca privata. Un discorso che fa il paio con i segnali da allarme rosso giunti da Avvenire, dal Sir (molti siti on line dei giornali diocesani ospitano la nota dell’agenzia stampa sul caso Ruby), da diverse Associazioni cattoliche.
L’editoriale de La Difesa del popolo giornale della Diocesi di Padova è chiaro: «Rimane il quadro sconcertante, grottesco e imbarazzante che emerge da interrogatori e intercettazioni sulle notti di Arcore. Con questo quadro, a prescindere dalle idee politiche di ciascuno, dobbiamo fare i conti: come lettori, come cittadini e, se è concesso dirlo, anche come credenti». 
L’Arcivescovo di Udine Bruno Mazzocato nell’incontro che oggi ha avuto con gli operatori della comunicazione ha detto chiaramente che «è rischioso da un punto di vista educativo, ma anche politico separare la dimensione pubblica da quella personale». Ma Bagnasco nella sua prolusione ha gettato uno sguardo sulla realtà sociale che sta vivendo il Paese. Ha detto chiaramente che la crisi economica e finanziaria non è finita. Ha fatto accenno anche agli esperimenti rilevanti nelle relazioni lavorative (vedi alla voce Mirafiori).
UN PAESE IN EQULIBRIO PRECARIO. Il quadro è chiaro: l’Italia vive un «senso di spaesamento» ed è per questo «necessario ascoltare» come nel caso della contestazione studentesca in occasione della riforma Gelmini. Il punto di vista dell’Arcivescovo è lucido: «La prospettiva del ridimensionamento di quello che ai giovani appare come il più consistente cespite di spesa che lo Stato stanzia in loro favore, deve essere apparsa incomprensibile».
UNA NUOVA ALFABETIZZAZIONE ETICA. Un invito forte, rivolto anche al proprio interno, alle associazioni, gruppi, movimenti, è a riscoprire una nuova «alfabetizzazione etica». Basata su cosa? Sul mettere in guardia i giovani da «una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé».
Verrebbe da dire: ogni riferimento ai fatti di oggi non è puramente casuale. Nella nota a commento della prolusione di Bagnasco il Sir si evidenzia come non vi sono state nelle parole dell’Arcivescovo colpi di scena ma  pur senza nominare nessuno «tutto è chiaro, tutto è chiamato per nome».
METTERE AL CENTRO I GIOVANI. E giusto per specificare le parole del presule non sono frutto di una visione privata ma sono il riflesso di quello che è il «sentimento profondo della gente».  È un invito, ricorda il Sir, ad assumersi le proprie responsabilità e per quanto riguarda l’economia non è più tempo di scorciatoie consumistiche; che non vuol dire accettare la decadenza. Al contrario è il momento di tornare a investire e di ripuntare a mettere al centro i giovani. Le parole dell’ arcivescovo di Genova pongono un definitivo «the end» sui rapporti che Berlusconi, tramite il suo ultrastimato sottosegretario Gianni Letta, ha avuto con i vertici della Chiesa (più universale che italiana).
SUPERATI I LIMITI DI TOLLERANZA. Bagnasco ha parlato chiaramente esponendo la visione non solo dei presuli italiani, ma anche, ed è giustificabile pensarlo, della Segreteria di Stato. Quanto dichiarato dal cardinale Bertone nei giorni scorsi è chiaro ed evidente. La Chiesa ritiene che siano stati superati tutti i limiti di tolleranza e che l’Italia rischi non tanto una bancarotta economica, ma etica. Occorre per questo una svolta, una capacità ad assumersi le proprie responsabilità e voltare pagina. 
Non bastano le lettere dei cattolici del Pdl che chiedono di «non giudicare» sulla base dei fatti emersi e che ancora, direttamente o indirettamente, rimarcano l’importanza di scindere tra comportamenti privati e azione politica (vedi alla voce aiuti alla famiglia, alla scuola paritaria, alla sussidiarietà, etc). Pur rimarcando subito dopo che questi stili di vita finiti sulle pagine dei giornali non appartengono a loro. Ora la Chiesa italiana con Bagnasco ha tracciato un solco, un vallo d’Adriano tra quanto ricercato e quanto osservato alla luce delle notizie diffuse dagli organi di stampa. Occorre un’ «alfabetizzazione etica». Per tutti.