La Germania sta con Peres

Pierluigi Mennitti
02/02/2011

La Merkel in Israele: la rivolta al Cairo non freni il processo di pace.

Da Berlino

Le retrovie di un conflitto sono, a volte, le aree più fragili. In Israele, le ondate oceaniche che stanno scuotendo il regime egiziano vengono seguite minuto per minuto, con crescente preoccupazione, e in questo clima di apprensione è arrivata la cancelliera Angela Merkel per una visita ufficiale di due giorni.
I RAPPORTI CON ISRAELE. Le immagini della piazza centrale del Cairo e delle strade delle tante città egiziane in cui i manifestanti si sono riversati, così come le notizie provenienti dalla Giordania, sono state lo sfondo degli incontri che la delegazione tedesca ha avuto con la controparte israeliana. «La cancelliera ha mostrato comprensione per i timori espressi dalla dirigenza di Gerusalemme sulle possibili ripercussioni nel vicino Stato arabo, ma ha ribadito con forza la posizione tedesca sul processo di pace con i palestinesi: andare avanti fino alla realizzazione di uno Stato palestinese», ha scritto lo Spiegel.

L’incontro con Simon Peres

L’appello della cancelliera ha trovato orecchie diversamente disposte all’ascolto. Distratte, quelle del primo ministro Benjamin Netanyahu, con il quale si è incontrata il 31 gennaio, nel primo giorno della sua visita. Disponibili, quelle del presidente Simon Peres, cui si è recata a far visita il 1° febbraio.
NETANYAHU DISTANTE. «A Netanyahu la Merkel ha chiesto di fermare l’insediamento nei territori palestinesi di nuove colonie israeliane, in modo da ridare slancio alle trattative di pace, ma il primo ministro non ha offerto alcun segnale che faccia immaginare la volontà di prendere in considerazione queste richieste e, anzi, ha rilanciato le accuse ai palestinesi di non voler riconoscere la sovranità di Israele e, con questo, di condannare il processo alla paralisi», si legge sul magazine.
PERES CONCILIANTE. Più facile e conciliante è stato invece l’incontro successivo con Peres, al quale la cancelliera, riferendosi alle vicende in Egitto, ha ribadito «l’auspicio che le legittime preoccupazioni per le evoluzioni politiche nel Paese vicino non diventino una scusa per chiudere i colloqui con i palestinesi».
Il presidente ha usato toni concilianti, dichiarandosi a sua volta insoddisfatto dello stallo nel processo di pace con i palestinesi e rimarcando una sua antica certezza: che un eventuale fallimento del tentativo di composizione dell’eterno conflitto fra Israele e Palestina possa avere gravi conseguenze sul futuro del proprio Paese. «Non può sopravvivere a lungo un’isola di benessere in un oceano di povertà», ha concluso Peres, «ma è l’isola che deve guardare all’oceano, non il contrario».

Merkel: «La sicurezza di Israele è una priorità»

Sui timori di Gerusalemme verso un rivolgimento politico islamista nel principale paese del Nordafrica, tuttavia, la Merkel ha espresso la massima comprensione della Germania, confermando che anche il suo Paese spera che l’eventuale caduta di Hosni Mubarak non apra la strada a un vuoto politico che avrebbe conseguenze non prevedibili, come rimettere in discussione la pace trentennale fra Egitto e Israele, aprire un nuovo fronte di scontro al sud e immettere nuovo carburante alla presenza di Hamas nella Striscia di Gaza.
L’IMPASSE NEL PROCESSO DI PACE. «La Merkel ha tranquillizzato i suoi interlocutori assicurando che, per il governo tedesco, la sicurezza dello Stato di Israele resta la priorità della sua politica mediorientale e che la Germania è disposta a inasprire le sanzioni contro l’Iran, qualora Teheran dovesse interrompere le trattative sul suo programma nucleare. Ma la politica di impasse nel processo di pace con i palestinesi, che il governo di Gerusalemme sta perseguendo con l’occhio rivolto alla drammatica situazione in Egitto nella speranza che la tempesta possa di colpo placarsi è, a giudizio della cancelliera, estremamente rischiosa», ha proseguito lo Spiegel. Proprio in questa fase delicata, in cui l’intera regione rischia di scivolare lungo un crinale di instabilità, Israele non dovrebbe adagiarsi in un’attesa passiva degli eventi, ma prendere in mano l’iniziativa con l’obiettivo di migliorare le proprie prospettive di sicurezza.
LA CADUTA DI MUBARAK. Una visita non facile, in un momento delicato. La Süddeutsche Zeitung ne ha offerto un bilancio politico, evidenziando la differenza di impostazione dei due leader, dei due governi, di fronte alle vicende di questi giorni. «Netanyahu e l’establishment israeliano vedono nella caduta di Mubarak il venir meno di un punto fermo, uno dei pochi e per di più dall’altra parte della frontiera, nel fragile equilibrio mediorientale, laddove la Merkel, nelle rivolte popolari che stanno cacciando i dittatori nordafricani intravede anche quello spirito del 1989 che liberò il suo paese dal comunismo».
GERMANIA, ALLEATA SINCERA. La cancelliera è considerata a Gerusalemme uno degli alleati più sinceri e fedeli di Israele. E a ragione. E in Germania non mancano i commentatori preoccupati per la piega islamista che può prendere la ribellione del Cairo. È stata una visita in cui le diversità di opinione, specie sulla questione palestinese, non sono state nascoste, tuttavia espresse con il massimo della diplomazia possibile. È stato un po’ come camminare sulle uova. Esercizio nel quale Angela Merkel resta impareggiabile.