La grande asta, parte II

Gea Scancarello
19/10/2010

Usa: riprendono i pignoramenti dopo lo stop imposto dall'alto.

La grande asta, parte II

Il moto di coscienza del funzionario di Gmac Mortagage, gigante dei mutui americani, non è servito a molto. A fine settembre il solerte dipendente aveva dichiarato con candore di aver firmato in un mese 10mila richieste di pignoramento di abitazioni, vista l’insolvenza dei proprietari: 62 all’ora, una più, una meno. Sufficienti ad allarmare Obama, la cui sensibilità nei confronti della classe media è comprensibilmente più alta a poche settimane dalle elezioni di midterm, sulla correttezza delle procedure dei robo-signer (firmatari-robot), e a spingere i procuratori di 50 Stati a richiedere uno stop temporaneo alle pratiche per verificare eventuali irregolarità.
La pacchia, però, è già finita. Bank of America, cui fa capo un mutuo statunitense su cinque, per un valore complessivo di 2.100 miliardi di dollari, ha annunciato il 18 ottobre che non un solo errore è stato trovato su tutti i casi revisionati: in 23 Stati, quindi, i pignoramenti riprenderanno a spron battuto.

Verifica lampo ma «onesta»

La rapidità dei controlli ha lasciato perplessi uomini di legge e associazioni dei consumatori. «C’era tutto un sistema di false dichiarazioni da smantellare», ha commentato sarcastico al New York Times Peter Ticktin, avvocato di Deerfield Beach, in Florida, «non si trattava giusto di mettere i puntini sulle i».
Ma Bank of America aveva dichiarato fin dal primo giorno della “moratoria”, il primo ottobre, che i controlli sarebbero stati rapidi e, possibilmente, indolori: a soffiarle con veemenza sul collo gli investitori, indispettiti per la perdita di valore delle azioni del colosso (maggiore di quella degli altri operatori del settore) e pronti a ritirare milioni di dollari dalle sue casse nel timore di una nuova crisi legata allo stallo del mercato immobiliare.
«Abbiamo volontariamente sospeso le pratiche in 23 Stati, e non perché ci fossero indizi di irregolarità. Volevamo però essere certi che i nostri clienti fossero trattati in modo onesto», ha detto quasi con orgoglio il portavoce della banca Dan Frahm.

La famiglia piange, l’agente ride

Sull’onestà molti avrebbero da ridere, specialmente le 102mila famiglie i cui pignoramenti riprenderanno lunedì 25 ottobre, dopo che il giudice avrà apposto la propria firma sulle carte. Qualche giorno in più di respiro verrà concesso agli insolventi degli altri 27 Stati, quelli in cui i magistrati non hanno alcuna voce in capitolo sul sistema e i controlli vanno quindi avanti un po’ più a rilento.
Il grande timore degli americani è che le dichiarazioni di Bank of America suonino come un sinistro “la” per tutti gli altri istituti finanziari grandi e piccoli, in attesa dell’occasione giusta per riprendere di buona lena i pignoramenti senza venire additati come mostri senza cuore da main street, la gente comune. «Siamo certi della correttezza dei nostri procedimenti», ha non a caso dichiarato altisonante John C. Gerspach, il chief financial officer di Citygroup, un’altra delle banche coinvolte nello stop.
Mentre le famiglie si disperano, qualcuno si sfrega le mani lontano dai riflettori. Kevin Corasio, un agente immobiliare della Florida, ha dichiarato che le settimane di sospensione gli avevano causato una contrazione degli affari del 60%. Bank of America gli ha restituito il sorriso.