La guerra dei Roses in salsa parlamentare

Sabino Labia
13/12/2010

Il voto di fiducia corona la storia della coppia Berlusoni-Fini.

La guerra dei Roses in salsa parlamentare

Il fatidico 14 dicembre è finalmente arrivato. Nel The Day che tutti attendevano con ansia e allo stesso tempo con curiosità, dopo tanti giorni di proclami e scambi di accuse, di falchi e di colombe, ci dovrebbe essere quella che senza ombra di dubbio sarà la resa dei conti, l’atto finale della guerra dei Roses tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La location prescelta è l’emiciclo della Camera dei Deputati: è lì infatti che va in scena appunto l’ultima sfida, quasi si trattasse di un incontro di boxe e, giunti a questo punto, si potrebbe anche prendere in prestito una terminologia pugilistica e dire fuori i secondi prima che suoni il gong e l’incontro vada a cominciare.
I due protagonisti si ritroveranno a pochissimi metri l’uno dall’altro, uno seduto sul banco del governo e l’altro sullo scranno più alto dell’Aula pronti a cantare vittoria, a seconda del risultato, una volta che il tabellone luminoso di Montecitorio avrà proclamato l’esito del voto di sfiducia.
Chissà quante volte Berlusconi avrà ripensato alla frase che pronunciò nel febbraio del 1994: «Lo ammetto: sono un po’ pentito. Potevo anche presentarmi da solo. Se dovessi decidere ora, presenterei le mie liste, la mia gente, contro tutti. Ma oramai…». Eppure sono passati diciassette anni e di alti e bassi tra i due ce ne sono stati, come nel più classico dei matrimoni, dopotutto lo stesso leader di Fli nel ’96 affermava: «Siamo la coppia più bella del mondo», parafrasando una celebre canzone, «fra di noi non c’è un’alleanza occasionale, né è destinata a rompersi».
Ma come tutte le coppie arriva anche il momento della crisi che immancabile giunge subito dopo la prima sconfitta elettorale, quella del ’96: «Dopo il 21 aprile il Polo non è più lo stesso. Faremo concorrenza a Forza Italia». Nonostante ciò Berlusconi mostrava ottimismo e continuava a voler mantenere unito il loro legame: «Se c’è una persona con cui ho un rapporto schietto a quattr’occhi è proprio Fini» e quest’ultimo assecondava nel voler lavare i panni sporchi in casa: «Non abbiamo mai fatto guerra, quindi non c’era bisogno di fare pace».
Ma entrambi forse sapevano che l’idillio non era più quello dei giorni felici, la luna di miele era bella e finita e la coppia cominciava a scoppiare: «Berlusconi mostra una tentazione di egemonizzare la coalizione». Poi, però, passata la burrasca arrivava il sereno e in questo caso il sole lo portava la vittoria alle elezioni che sono più salutari di qualunque medicina.
Come nel 2001 quando il Cavaliere da capo famiglia stemperava: «Il nostro è un matrimonio senza ombre e scappatelle, fondato su una vera, solida e indistruttibile amicizia». Ma poi arrivò la sconfitta del 2006 e i due ricominciarono a litigare fino a raggiungere l’apice nell’autunno del 2007 quando Fini dichiarò: «Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Cosa crede di essere eterno?».
Appunto, tanto che Berlusconi di lì a qualche giorno con il classico coup de theatre arrivò a Piazza San Babila salì sul predellino della sua auto e annunciò urbi et orbi: «Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica», era la nascita del nuovo partito con la conseguente “Opa” su An.
Fini, prima di cedere per l’ennesima volta alle avance dell’odiato-amato Cavaliere, non potè far altro che pronunciare: «Comportarsi in questo modo non ha a che fare con il teatrino della politica, significa essere alle comiche finali». Subito dopo si registrava quello che con ogni probabilità, anche se in politica mai dire mai, è stata l’ultima occasione di presentarsi uniti alla terza vittoria elettorale, quella del 2008.
Passano due anni e sempre come quelle coppie che quando sono alla fine del loro rapporto, litigano anche davanti agli estranei, durante la direzione del Pdl Berlusconi esordisce: «Allora Gianfranco parliamoci chiaro, davanti a Gianni Letta mi hai detto. Punto primo, mi sono pentito di aver fondato il Popolo della libertà; punto secondo, voglio fondare un gruppo parlamentare diviso».
Fini scatta in piedi e con l’indice puntato all’ex metà: «Che fai, mi cacci?».  Lo aveva detto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga già nel 1999: «Quando Fini e Berlusconi divorzieranno verrà tutto da se». Già ma cosa verrà?