La mano tesa di Silvio

Redazione
31/01/2011

Berlusconi apre al dialogo sull’economia con l’opposione, ma il Pd risponde subito: «tempo scaduto». Il premier ha giocato la sua...

Berlusconi apre al dialogo sull’economia con l’opposione, ma il Pd risponde subito: «tempo scaduto». Il premier ha giocato la sua carta all’indomani della proposta di Massimo D’Alema che aveva lanciato una grande alleanza costituente tra le opposizioni per cacciare il Cavaliere da palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, raccontano i retroscenisti di palazzo, ora non vuole le elezioni. E prova a rilanciare puntando tutto sull’economia. Così sotto forma di una lettera al Corriere della Sera, propone un «piano bipartisan per la crescita». Ma la prima reazione dall’opposizione è gelida, con Rutelli  che accusa «Berlusconi è al potere da 8 degli ultimi dieci anni: perché non ha fatto le riforme?» A stretto giro anche la replica dei democratici. Prima Maurizio Migliavacca chiude la porta: «L’onorevole Berlusconi mi sembra un giocatore di calcio che vorrebbe continuare la partita anche quando il tempo scaduto». Poi Enrico Letta chiarisce: «il confronto è possibile solo senza Berlusconi premier»
IL NODO DELLA PATRIMONIALE. Parte dalla situazione economica e dal no alla patrimoniale l’analisi di Berlusconi: «Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo, doloroso e una tantum, sulla ricchezza privata, e una poco credibile azione antidebito da ‘formichine’, un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così. L’alternativa è tra una ‘botta secca’, ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande ‘frustata’ al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi». «Di puntare ad un livello di crescita superiore lo diciamo da anni» ha commentato il consigliere delegato di Intesa Corrado Passera, «Servono azioni coerenti. La crescita ha priorità rispetto alla patrimoniale».
LA RIDUZIONE DEL DEBITO. Proprio il problema della riduzione del debito pubblico e dell’eventuale patrimoniale sulle grandi ricchezze proposta dalla Cgil, Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo e bocciata nella sua lettera da Berlusconi, è stato affrontato da una serie di protagonisti del mondo bancario a margine del comitato esecutivo dell’Abi: «Ogni crescita è benvenuta» ha sottolineato il presidente della Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini, «le forme tecniche sono da discutere ma sicuramente uno sforzo eccezionale per abbattere il debito pubblico va fatto. La patrimoniale «non deve essere un tabù» ma neanche una soluzione «una tantum, punitiva e ingiusta» ha sottolineato il presidente di Bnl, Luigi Abete, secondo il quale occorre riequilibrare «le imposte dirette con quelle indirette».
«OCCORRE LIBERALIZZARE». Nella lettera al Corriere Berlusconi scrive che «occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. E cita l’esempio tedesco: «La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto».
Secondo il premier lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita «è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil.
 

Rilancio dell’economia a partire dalla proposta Tremonti

Berlusconi aggiunge di non nascondersi «il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano».
Di qui, proprio mentre l’opposizione discute di una grande alleanza anti-Cavaliere, ecco la proposta politica lanciata a Bersani: «dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani».
FRATTINI SULLA LINEA DEL CAV. Subito, il ministro Franco Frattini plaude al premier: «lavorare insieme per la crescita è non solo possibile ma necessario». «Tutti devono abbassare i toni» spiega il titolare degli Esteri a Canale 5, «l’onorevole Bersani aveva chiesto in passato di lavorare, se vi fosse stata una proposta di Berlusconi, insieme per la crescita dell’Italia».
IL PD LO BOCCIA: «TEMPO SCADUTO». Ma la reazione del Pd è una secca boociatura. «L’onorevole Berlusconi mi sembra un giocatore di calcio che vorrebbe continuare la partita anche quando il tempo è scaduto»: così il coordinatore della segreteria Pd Maurizio Migliavacca respinge la proposta del premier. E spiega: «Berlusconi ha avuto tre anni per fare le cose che dice e non le ha fatte. Inoltre è scaduto anche il tempo della sua credibilità. Berlusconi è alla ricerca disperata di una via d’uscita».
Sulla proposta di modificare l’articolo 41 della Costituzione, Migliavacca osserva : «Il problema economico dell’Italia non è la Costituzione che, comunque, garantisce ampiamente la libertà di iniziativa economica. Quanto alla patrimoniale, penso che si ponga il tema della redistribuzione del reddito, e quindi del concorso da parte chi ha di più ai sacrifici per ridurre il debito pubblico, al di là dello strumento che può essere opinabile». Appena più morbidi i toni scelti da Enrico Letta secondo il quale il dialogo sull’economia è possibile ma «senza Berlusconi premier». «Se confronto Berlusconi-Bersani ci deve essere», aggiunge il vicesegretario Pd, «questo deve avvenire il televisione, oggi, subito, sui temi centrali della vita politica del Paese».
RUTELLI: LA LETTERA È UN INGANNO. «Un Presidente del Consiglio, se è in carica, presenta delle proposte di legge per la crescita e le liberalizzazioni, non scrive articoli»: questa la secca replica del leader di Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli secondo il quale la lettera «è un inganno. Berlusconi è al potere da 8 degli ultimi dieci anni: perché non ha fatto le riforme?».
CESA: AUTOCRITICA BENVENUTA. «Finalmente anche Berlusconi sembra rendersi conto che l’Italia cresce meno degli altri paesi europei e che questo si traduce in maggiore disoccupazione per i giovani e le donne in particolare» commenta invece il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa: «Il presidente del Consiglio propone un patto per le liberalizzazioni, ma dimentica la timidezza e la reticenza con cui il suo governo in questi tre anni ha affrontato la questione. Se oggi è pronto all’autocritica non possiamo che prenderne atto con soddisfazione: meglio tardi che mai».
L’ IDV:  PROPOSTA IRRICEVIBILE. «La proposta di Berlusconi è irricevibile: può solo fare una cosa per il Paese, dimettersi. La sua proposta è irricevibile sia in termini di merito che di metodo perché, in 10 anni di governo, il presidente del Consiglio ha massacrato il principio di liberalizzazione, non curandosi degli effetti sociali e costruendo mostruosi monopoli che sono l’esatto opposto della liberalizzazione» afferma dal suo canto il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando.
BOCCHINO PREVEDE DIMISSIONI. La settimana politica vivrà un passaggio fondamentale giovedì con il voto in commissione sul federalismo municipale «Se non passa andiamo tutti a casa» ha avvertito in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Mentre il finiano Bocchino si dice sicuro: «Berlusconi come Ben Alì a breve dovrà dimettersi. Entro dieci giorni l’inquilino di palazzo Chigi sarà sotto processo per prostituzione minorile, e sarà devastante. Non potrà restare oltre. È incompatibile con la carica».