La marcia dei licei

Redazione
12/10/2010

Da Parigi Francesca Rolando begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting L’incubo è che si ripeta quello che successe nel dicembre 2008, quando Nicolas Sarkozy fu...

La marcia dei licei

Da Parigi
Francesca Rolando begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

L’incubo è che si ripeta quello che successe nel dicembre 2008, quando Nicolas Sarkozy fu costretto a ritirare un progetto di riforma dei licei, presentato dall’allora ministro dell’Istruzione Xavier Darcos, davanti alla radicalizzazione del movimento dei giovani studenti (Leggi Sarkò e lo spettro del ’68).
Oppure quando due anni prima Dominique De Villepin dovette abbandonare il Cpe, (Contratto Primo Impiego) a seguito delle forte pressioni delle associazioni studentesche. Non sorprende quindi che si tema un’escalation simile.
L’Unef, Union nationale des étudiants de France, prima organizzazione studentesca, ha stimato che martedì 12 ottobre, 150 mila studenti siano scesi in piazza, mentre l’Unl, Union nationale lycéenne, principale sindacato dei liceali, parla di 90 mila liceali e 800 scuole coinvolte. Ma i numeri sono ancora da confermare ufficialmente.

Tam tam sui social network

Nonostante il Senato l’11 ottobre abbia approvato il secondo articolo chiave della riforma, (articolo 6) che innalza l’età della pensione da 65 a 67 anni per chi non ha raggiunto i contributi previdenziali minimi, i giovani non si scoraggiano. Certo, è un passo avanti verso l’adozione della riforma voluta dal governo, ma la strada è ancora lunga e questo lo sa pure Sarkozy, ben lontano dal dormire sonni tranquilli (ecco la cronaca dello sciopero generale del 12 ottobre).
I disordini, cominciati in provincia alla fine della settimana scorsa, hanno coinvolto qualche centinaio di ragazzi e provocato due feriti. Iniziata con il passaparola informatico, tramite sms e facebook, la manifestazione si è allargata a macchia d’olio e ora ha toccato città come Aix-en-Provence, Tolosa, e Parigi. E sta diventando sempre più forte.

«Non siamo l’alibi della riforma»

«È un problema che ci tocca da vicino, perché allungare la vita lavorativa di una persona significa ritardare la nostra entrata sul mercato», ha raccontato a Lettera43 Victor Colombani, presidente dell’Unl. «Ci rifiutiamo di essere l’alibi della riforma, dobbiamo lottare per non fare la fine di una generazione sacrificata».
Dello stesso parere l’Unef, che ha incitato gli studenti ad «abbandonare i corsi, riunirsi in assemblee generali e a sostenere lo sciopero in maniera massiccia».

«Le strade non sono un posto per liceali»

Ma l’esecutivo rimane inflessibile. Luc Chatel, ministro dell’Istruzione, ha denunciato «l’irresponsabilità di gente che spinge ragazzi in strada mettendoli in pericolo».
Dello stesso avviso Raymond Soubie, consigliere sociale del capo dello Stato, che è sbottato, puntando il dito contro adulti in posizioni di potere che avrebbero adottato un comportamento «totalmente irresponsabile incitando i liceali a manifestare». Stando a Soubie, il governo non sta facendo altro che lavorare proprio per il futuro dei ragazzi e delle loro pensioni.
Jean-François-Copè, capo dei deputati Ump, ha sottolineato che «le strade non sono un posto per ragazzi». Anche la Peep, federazione dei genitori dei liceali, simpatizzante a destra, ha accusato le diverse organizzazioni di strumentalizzazione.
Oltre allo sciopero generale già fissato per il 16 ottobre, disordini in vari settori potrebbero continuare nei prossimi giorni. Solo allora si vedrà se, come recita lo slogan più popolare tra i ragazzi, “Sarkozy, tu es foutu, la jeunesse est dans la rue”.