La milionaria

Redazione
27/01/2011

di Daniela Faggion Metti una casalinga di Pavia, che poi non dista tanto da Voghera. Metti che ami cucinare, ma...

La milionaria

di Daniela Faggion

Metti una casalinga di Pavia, che poi non dista tanto da Voghera. Metti che ami cucinare, ma soprattutto mangiare, e che nel giro di due puntate diventi la nuova eroina di Chi vuol essere milionario. Ecco nato un nuovo personaggio televisivo per cui numerosi spettatori hanno il piacere di fare il tifo. Michela De Paoli ha 43 anni e nella serata del 27 gennaio è diventata  la terza milionaria della storia del telequiz di Canale 5 condotto da Gerry Scotti.
UNA BOYLE MADE IN ITALY. In un momento in cui i modelli televisivi faticano sempre più a trovare consensi, gli autori del programma hanno pensato bene di sellare il cavallo vincente e lanciarlo in corsa: «Dopo 10 anni e oltre 7.000 concorrenti, mai prima d’ora era arrivata una giocatrice così interessante», veniva annunciato qualche giorno fa, mettendo in evidenza la spontaneità e la preparazione di questa “signora della porta accanto” laureata in lingue. Per annunciare la sua vittoria si è addirittura paragonato il suo caso a quello di Susan Boyle, la paffuta casalinga scozzese che arrivò seconda all’edizione del 2009 di Britain’s Got Talent.

L’aspetto poco telegenico non conta

In realtà, le due signore hanno talenti e curricula molto diversi, ma hanno in comune un elemento fondamentale: conquistano il pubblico e gli addetti ai lavori per la loro preparazione e “nonostante” l’aspetto poco telegenico. Una bella rivincita per tutte coloro che vivono con sempre maggiore frustrazione in un mondo in cui l’unico talento possibile per una donna sembra quello su cui siede ogni giorno, a patto naturalmente che sia giovane e procace. Il meccanismo, però, non vale solo in accezione sessuale: se il vincitore è simpatico ma un po’ “sfigato” è meglio, insomma.
L’IMPORTANTE È IDENTIFICARSI. «Per quanto riguarda le trasmissioni televisive e, più in generale, la comunicazione di massa, il processo di identificazione viene favorito dalla somiglianza fra lo spettatore e il modello (cioè, il personaggio centrale del programma)», spiega a Lettera 43.it Valeria Biasci, docente di psicologia generale e psicologia della personalità all’Università di Roma Tre: «Si tratta però di un’equazione complessa, in cui bisogna raggiungere l’equilibrio fra dosi di diversi elementi. Se il modello che la tivù propone viene percepito come identico, per esempio, lo spettatore potrebbe non attribuirgli senso. Il personaggio sul piccolo schermo deve essere visto come simile, ma con aspetti attraenti». Un po’ come accadeva nel film The Millionaire di Danny Boyle, in cui il giovane Jamal riesce a conquistare il pubblico e a vincere il quiz “grazie” a tutte le disavventure passate negli slum di Mumbai da cui proviene.

C’è suggestione e suggestione

«Quando assistiamo a un gioco e quindi ci sono di mezzo fortuna, caso, ambiguità» continua la professoressa Biasci «siamo più portati a proiettare i nostri desideri e quindi a identificarci con il modello che li sta affrontando. A questo, poi, si devono aggiungere due fenomeni di suggestione: quella da prestigio fa sì che il personaggio presentato come modello fortunato sia come me che lo osservo, ma in un certo senso “più di me”, quindi quello che dice e che fa mi risulta ancora più simpatico e attraente. Poi c’è la suggestione da maggioranza, che agisce quando un programma o un personaggio piacciono, se ne parla, aumenta il pubblico, se ne parla ancora di più… e alla fine il modello non può che risultare ancora più positivo».
Forse per questo i figli d’arte risultano sempre antipatici, ancorché talentuosi magari, mentre una Giusy Ferreri che da commessa dell’Esselunga alle porte di Milano diventa campionessa di vendite discografiche passando per un talent show suscita naturalmente più simpatia.