La minaccia di Natale

Redazione
21/12/2010

di Lorenzo Berardi Preparavano attentati per il giorno di Natale i dodici uomini arrestati lunedì 20 dicembre in una vasta...

La minaccia di Natale

di Lorenzo Berardi

Preparavano attentati per il giorno di Natale i dodici uomini arrestati lunedì 20 dicembre in una vasta operazione di polizia condotta dall’M15 britannico in tutto il Regno Unito. Il modello di riferimento era quello dei multipli attentati dinamitardi che il 7 luglio 2005 si abbatterono su Londra causando 52 vittime e centinaia di feriti andando a colpire autobus e stazioni della metropolitana.
Questa volta, però, gli aspiranti bombaroli miravano ancora più in alto, tanto da avere incluso la Houses of Parliament e i palazzi del potere di Whitehall e fra i propri possibili e «spettacolari» obiettivi. E, secondo gli inquirenti, si trattava di un piano ben congegnato e in avanzato stato di preparazione. Secondo fonti dei servizi segreti britannici, infatti, gli attentatori avevano già condotto ispezioni e monitoraggi sui luoghi che intendevano colpire.
LA MINACCIA DEGLI ATTENTANTI. A distanza di cinque anni un nuovo allarme terrorismo torna dunque ad aleggiare sul Regno Unito e sulla Capitale In realtà il livello di minaccia sulle isole britanniche e con esso la soglia di attenzione di M15 e Scotland Yard non si sono mai realmente abbassati. Da quando esplosero i quattro ordigni del 7 luglio 2005, infatti, sono stati innumerevoli gli allarmi bomba lanciati nel centro di Londra così come i colpi inferti dalle forze dell’ordine alle cellule di Al-Qaeda dislocate Oltremanica. Sinora comunque, a eccezione delle esplosioni del 21 luglio 2005 e del disinnesco di due autobomba avvenuto il 29 luglio 2007, gli agenti antiterrorismo britannici sono sempre riusciti a individuare e prevenire il pericolo. Come in questo caso.

Un’operazione assolutamente necessaria

«Una serie di raid coordinati e condotti prima dell’alba fra Stoke-on-Trent, Birmingham, Cardiff e Londra ha consentito alla polizia di arrestare 12 uomini fra i 17 e i 28 anni d’età avviando estese ricerche in una serie di abitazioni» Così, apre il Guardian di martedì 21 dicembre che elenca fra i possibili obiettivi dei presunti terroristi arrestati, anche le aree commerciali delle West Midlands, popolosa contea in cui si trovano città come Birmingham, Coventry e Wolverhampton.
«L’intelligence teneva sotto costante controllo i 12 uomini già da diverse settimane, ma polizia e M15 hanno deciso di comune accordo di intervenire nel momento in cui le chance che l’attacco avesse realmente luogo erano divenute troppo alte», riferisce il quotidiano, secondo cui «Tutti gli arrestati sono di cittadinanza britannica, anche se cinque di loro sono originari del Bangladesh».
TERRORISTI DEL BANGLADESH. Come scrive Kim Sengupta sulle colonne dell’Independent: «Si tratta della prima volta che un piano terroristico scoperto nel Regno Unito riguarda uomini bangladeshi» Una scoperta che marca una nuova direzione nelle tradizionali rotte seguite del terrorismo internazionale dato che, come prosegue Sengupta: «Oggi gli aspiranti jihadisti vengono addestrati in Bangladesh dopo che severe restrizioni sono state introdotte per chi intende recarsi in Pakistan». 
Per il momento, comunque, è massimo il riserbo tenuto dagli inquirenti che hanno rivelato alla stampa solamente i dettagli essenziali dell’intera operazione senza soffermarsi sulle possibili ramificazioni extrabritanniche della cellula. «Gli arrestati si trovano in custodia in tre stazioni di polizia collocate in diverse parti del Paese e sono stati arrestati grazie al Terrorism Act del 2000. Sono sospettati di incarico, cooperazione e istigazione in atti di terrorismo» si è limitato a dichiarare John Yates, capo dell’antiterrorismo di Scotland Yard che ha inoltre definito l’operazione come «assolutamente necessaria per la sicurezza nazionale».

Gli obiettivi sensibili

Ciò su cui si nutre ancora qualche incertezza è l’esatto momento in cui i potenziali attenatori erano intenzionati a scatenare il terrore. Tuttavia, visto lo «stato avanzato della minaccia» e la favorevole copertura offerta dalle avverse condizioni climatiche, è realistico ipotizzare che le bombe potessero esplodere durante le imminenti festività natalizie. È questo ciò che cercheranno di appurare gli investigatori britannici dagli interrogatori attualmente in corso con i dodici sospettati.
Secondo il Times, che cerca di ricostruire in anticipo la strategia d’azione del gruppo: «Un attacco in stile commando come quello avvenuto a Mumbai nel novembre 2008 non rientrava nei piani degli attentatori». Il quotidiano londinese provvede anche a sgombrare il campo dalle ipotesi di un collegamento fra la cellula appena sgominata e Taymour Abdulwahab il terrorista suicida di Stoccolma sul cui passato inglese tuttora si indaga: «Questi arresti non sono collegabili all’uomo vissuto a Luton – scrivono Sean O’Neill e Adam Fresco –, ma una fonte di polizia ha rivelato come fosse quella appena scoperta la vera minaccia»   
GLI ATTENTATI PASSATI. Come sostiene l’articolo del Times, più che all’India o alla Svezia i dodici uomini appena catturati si ispiravano ad attentati pianificati in passato nel Regno Unito, come quello del 2003 che prevedeva di colpire il centro commerciale Bluwater nel Kent e la discoteca Ministry of Sound di Londra con un micidiale cocktail di esplosivo e fertilizzante chimico. Centri dello shopping e nightclub: potrebbero essere proprio questi alcuni degli obiettivi primari che la cellula neutralizzata lunedì 20 dicembre di proponeva di colpire fra il Galles e le West Midlands puntando anche ai palazzi del potere londinesi. Tanto è vero che, nel caso dei cinque uomini, tenuti in stato d’arresto a Cardiff, già si ipotizza la volontà di compiere attentati suicidi nel cuore della vibrante vita notturna cittadina.  

La jihad come il tea delle cinque

Quali che fossero i reali obiettivi e la data prescelta dai dodici uomini, questa volta il rischio che il Natale inglese si potesse trasformare in una carneficina era realmente concreto. Lo dimostra il fatto che il ministro degli Interni Theresa May è stata costantemente tenuta aggiornata sugli sviluppi dell’operazione antiterrorismo appena portata a termine. «Sappiamo di fronteggiare una seria e reale minaccia terroristica» ha messo in guardia la nazione lo stesso ministro nel commentare gli arresti.
Parole confermate dal fatto che il livello di  attenzione per attentati di matrice islamica nel Regno Unito sia oggi classificato come «severo», mentre resti «considerevole» quello ricollegabile al terrorismo irlandese. Ecco perchè in tutto il Paese e in accordo con l’Interpol si continua a vigilare. Come ha dichiarato al Times Jonathan Evans, direttore generale dell’M15 britannico: «Ci occupiamo in contemporanea una serie di investigazioni che crediamo possano riguardare la reali possibilità di un attacco terroristico pianificato contro il Regno Unito».
PAURA TUTTA BRITANNICA. Una minaccia talmente costante nel Regno Unito da essere divenuta  «tanto britannica quanto il tea delle cinque» come ha sostenuto provocatoriamente lo scorso marzo Anwar al-Awlaki, predicatore yemenita cresciuto fra l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Secondo il Daily Telegraph al-Awlaki sarebbe uno dei possibili ispiratori degli attentatori arrestati lunedì 20 dicembre. La sua particolarità è quella di rivolgersi ai propri seguaci in un «inglese impeccabile» con tanto di sorprendenti «citazioni dickensiane». Secondo l’M15, è proprio la scelta dell’inglese a permettere al messaggio di al-Awlaki di raggiungere in maniera diretta un pubblico più ampio, quello delle seconde e terze generazioni di immigrati cresciuti nel Regno Unito. Cittadini inglesi in apparenza perfettamente integrati, ma che possono essere convinti ad andare in guerra contro il proprio Paese minando il sistema dall’interno.