La Minetti dai pm

Redazione
31/01/2011

I pm di Milano Ilda Boccassini, Antonio Sangrermano e Pietro Forno hanno interrogato a sorpresa la consigliera regionale Nicole Minetti...

La Minetti dai pm

I pm di Milano Ilda Boccassini, Antonio Sangrermano e Pietro Forno hanno interrogato a sorpresa la consigliera regionale Nicole Minetti nell’ambito dell’inchiesta sulle feste ad Arcore (leggi l’articolo). La convocazione della Minetti era in origine prevista per il 1 febbraio 2011 alle 18,30, ma gli inquirenti l’hanno anticipata al 30 per evitare, a quanto si è appreso, clamore mediatico.
PIÚ DI TRE OREA DAI PM. L’interrogatorio della consigliera regionale, ritenuta una delle organizzatrici delle feste ad Arcore, è durato tre ore e mezza si è svolto in Procura a Milano. Contrariamente alle ipotesi della vigilia, la consigliera lombarda del Pdl non si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Assistita dall’avvocato Daria Pesce, ha risposto a tutte le domande dei pm, anche se con diversi «mi avvolgo della facoltà di non rispondere», soprattutto per quanto riguardava la posizione di Silvio Berlusconi. La procura di Milano, dopo l’atto istruttorio del 30 gennaio, che è stato secretato, nei prossimi giorni depositerà la richiesta di rito immediato per il premier.

La linea difensiva

La difesa della Minetti si è basata soprattutto sull’elemento psicologico del reato: l’inconsapevolezza cioè, che il comportamento della giovane «favorita» del Presidente comportasse la commissione di reati. «Ho solo 25 anni…», aveva insistito nelle sue interviste dell’ultima settimana la giovane esponente regionale del Pdl. Dunque Minetti ha ammesso di aver preso in gestione gli appartamenti di via Olgettina (ben 4 intestati a lei) per ospitarvi le ragazze che frequentavano i festini di Arcore, nonchè di aver ricevuto i pagamenti per gli affitti da Giuseppe Spinelli, il contabile di Berlusconi.
NON SONO UNA MATRESSE. Del resto, sia le intercettazioni che il lavoro sulle celle telefoniche, nonchè i documenti delle ricevute sui canoni trovati nella sua abitazione, non lasciavano molto spazio ad altre giustificazioni. L’ex ballerina di Colorado Cafè ha ammesso anche di aver telefonato e fissato appuntamenti alle giovani prescelte («delle amiche») che volta per volta avrebbero dovuto animare i dopocena hard del Presidente. Ma ha respinto il ruolo di maitresse della situazione sostenendo che tutto ciò lo avrebbe fatto senza rendersi conto che avrebbe comportato il favoreggiamento e l’induzione della prostituzione, reato di cui è accusata insieme a Emilio Fede e Lele Mora.
AMANTE INGENUA. Il fatto poi che Berlusconi pagasse le sue ospiti, Minetti l’avrebbe spiegato con la consueta «generosità» del presidente di cui, come emerge anche dalle intercettazioni («Lui non mi telefona…non mi parla, deve capire che io non sono come tutte le altre») ha subito anche una certa infatuazione («Il Presidente a tavola volle la Minetti vicino a sè…», ha raccontato T.N., una delle due testimoni capitate per caso ad Arcore e fuggite ‘disgustate’). Infine, sulle domande relative alle richieste del Premier o ai «bunga bunga», si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere.

I dubbi della magistratura

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, nell’interrogatorio davanti ai pm alla Minetti sarebbe stato chiesto il motivo di versamenti di denaro diretti per decine di migliaia di euro da uno dei conti bancari del premier (amministrato dal ragioniere personale Giuseppe Spinelli) a quello della consigliera regionale lombarda. Secondo i pm questo sarebbe un ulteriore tassello che rafforza il quadro accusatorio.
A quanto si è appreso, il consigliere regionale della Lombardia non sarà sentita una seconda volta. Con ogni probabilità, il suo interrogatorio è stato l’ultimo atto prima della richiesta di giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato per concussione e prostituzione minorile. Alla Minetti sono contestati i reati di induzione e favoreggiamento alla prostituzione e prostituzione minorile.
RAFFORZATA LA LINEA ACCUSATORIA. L’interrogatorio della Minetti ha dunque arricchito il fascicolo dell’inchiesta milanese: non più soltanto il denaro che la Minetti avrebbe ottenuto dal ragioniere di Berlusconi, soldi che sarebbero serviti per pagare affitti e bollette alle signorine di via Olgettina. Ora spuntano versamenti che, secondo l’accusa, sarebbero serviti per arruolare prostitute. Fin qui erano noti i movimenti di denaro verso Alessandra Sarcinelli, destinataria di oltre 130mila euro, in parte bonificati direttamente da Silvio Berlusconi con la causale ‘prestito infruttifero’. Anche la factotum Minetti è stata chiamata a rendere conto di ingenti versamenti di denaro.