La mossa di Fini

Fabio Chiusi
04/10/2010

Il leader di Fli vara il suo partito. E si prepara alle elezioni.

La mossa di Fini

Giornata della svolta per Gianfranco Fini. Nella sede della fondazione FareFuturo a Roma, il comitato dei promotori di Futuro e Libertà, composto da 45 tra deputati e senatori, ha posato la prima pietra del nuovo partito che nascerà ufficialmente a gennaio con un’assemblea costituente.
E, comunque, nella prospettiva di possibili elezioni anicipate. «Teniamoci pronti», ha detto il presidente della Camera (leggi le riflessioni del sociologo Federico Boni sul “corpo di Fini“) durante la riunione dei 45. «Io auspico che il governo arrivi a fine legislatura, ma dobbiamo essere pronti ad eventuali sorprese».

Un partito «leggero» e senza colonnelli

Nonostante il marchio di Futuro e Libertà sia stato prenotato all’Ufficio brevetti dalla Democrazia Cristiana (leggi l’articolo), il partito, dunque, si farà. E si farà «leggero» (leggi l’intervista al deputato finiano Giorgio Conte), senza «gerarchie tradizionali».
Sarà «un movimento di opinione», basato su un uso massiccio della rete (leggi l’articolo) per reclutare militanti virtuali e non, e su un comitato promotore costituito da tutti gli aderenti, senza un vero e proprio coordinatore, così da evitare la deriva «verticistica» da cui il presidente della Camera ha messo ripetutamente in guardia nei mesi scorsi.
Saranno poi stabiliti dei gruppi di lavoro per giungere con una identità ben definita all’appuntamento del 6 e 7 novembre, quando è fissato un congresso che non sarà più solo di Generazione Italia ma di tutto Futuro e Libertà. E in cui saranno definite le modalità di reperimento delle risorse, il manifesto programmatico e l’assetto organizzativo.
Un primo passo necessario ad avviare un perscorso senza il quale si rischierebbe di «rimanere in mezzo al guado». In questa logica, Fini ha inoltre messo in guardia in guardia i suoi dal commettere «gli errori del passato» esortandoli a rifuggire la logica dei «colonnelli e dei soldati». Il partito «non dovrà essere percorso da gelosie, personalismi perché siamo tutti sulla stessa barca».

«Non una An in piccolo ma un Pdl in grande»

Come ribadito il lunedì 4 ottobre dal webmagazine di Farefuturo, poi, sarà un partito senza nostalgia dello «spirito del 1994», quando il Cavaliere apparse sulla scena politica stravolgendola, ma intento a «costruire lo spirito del 2010». L’obiettivo politico, ha esplicitamente affermato il cofondatore del Pdl, «non è realizzare una Alleanza nazionale in piccolo ma un Pdl in grande».
I sondaggi di Crespi Ricerche, nel frattempo, dicono che Futuro e Libertà è arrivata al 7,6%. Ma per verificare la consistenza del partito si dovrà attendere l’esito del congresso fondativo programmato per metà gennaio, quando saranno definite le modalità di reperimento delle risorse, il manifesto programmatico e la definizione dell’assetto organizzativo.