La mossa di Gabriele

Redazione
07/12/2010

Il tira-e-molla non è finito neanche a Sant’Ambrogio. Sembrava che Gabriele Albertini avesse scelto la festa del patrono per scigliere...

La mossa di Gabriele

Il tira-e-molla non è finito neanche a Sant’Ambrogio. Sembrava che Gabriele Albertini avesse scelto la festa del patrono per scigliere le ultime riserve e lanciarsi in mare aperto come candidato del Terzo Polo a sindaco di Milano. Invece no, la sua  «disponibilità a candidarsi», annunciata dall’emittente radio CNR, dopo qualche ora si è tinta di giallo. Di certo c’è che l’ex sindaco ha scritto a Fini, Casini e Rutelli e che ai tre leader la lettera è arrivata lunedì 6 dicembre. Albertini potrebbe aver dettato una serie di condizioni, come quella, su cui insiste da tempo, di essere sostenuto da una coalizione più ampia del trio Fli-Udc-Api. Non gli dispiacerebbe, in sostanza, un appoggio anche da parte del Partito democratico, in grado di assicuragli buone chance di giocarsela al ballottaggio.

Sconcerto Pdl, silenzio dalla Moratti

Eppure,era bastato che si diffondesse la notizia di una sua ufficiale disponibilità a scendere in lizza come terzo uomo per mandare in fibrillazione la politica milanese. «È davvero una delusione. Lo dico con profondissima amarezza. Dico la verità: non me l’aspettavo», aveva affermato il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano. «A questo punto diventa incompatibile con un posto di assoluto rilievo nella commissione affari esteri, la più importante del Parlamento Europeo. Un anno e mezzo fa ha chiesto la fiducia degli elettori del Pdl, e adesso si candida contro il Pdl». Quella di Albertini è una scelta che stupisce, la sua candidatura a sindaco di Milano è una candidatura contro se stesso» gli aveva fatto eco Giulio Gallera, capogruppo pidiellino a palazzo Marino, e già assessore nella seconda giunta Albertini. No comment invece dal sindaco Letizia Moratti, negli ultimi giorni al centro di un vortice mondano di inaugurazioni che l’avevano galvanizzata, dal successo del nuovo Museo del Novecento alla prima della Scala. «Per me oggi è un giorno di festa» ha detto il sindaco, al termine della tradizionale cerimonia degli ambrogini, «non penso a nient’altro».

Pisapia: Albertini o Moratti, nessuna novità

Ma certo non è un mistero che l’eventuale candidatura di un nome pesante come Albertini, renda verosimile il ricorso al ballottaggio per il prossimo inquilino di palazzo Marino. Un favore indiretto al centrosinistra? Il vincitore delle primarie, Giuliano Pisapia, per ora ostenta distacco: «La nostra visione della città è totalmente differente e alternativa sia a quella di Albertini che a quella della Moratti. Le due candidature non hanno alcun carattere innovativo ma sono state, e sono, in continuità l’una con l’altra». Poi affonda il colpo: «la decisione di Albertini renderà più facile un confronto sul lungo periodo in cui a Milano ha governato il centrodestra. Un periodo nel quale, purtroppo, la città è regredita in tutti i settori. I milanesi non hanno dimenticato i dieci anni della sua giunta, preludio ai guasti gravi della Milano amministrata dalla Moratti».