La nicchia dei negazionisti

Redazione
26/12/2010

di Ferdinando Cotugno È bastata una piccola aula dell’Università di Teramo, una lezione di un’ora, a far ripartire il dibattito...

La nicchia dei negazionisti

di Ferdinando Cotugno

È bastata una piccola aula dell’Università di Teramo, una
lezione di un’ora, a far ripartire il dibattito sul
negazionismo della Shoah in Italia. Claudio Moffa, docente di
Storia della facoltà di Scienze politiche, ha parlato di
revisionismo e Shoah. Ha citato Mahmoud Ahmadinejad e Yasser
Arafat, ha cercato appigli anche in una storiografia più
mainstream o addirittura di ascendenza ebraica (Norman
Finkelstein, L’industria dell’olocausto, Rizzoli).
La lezione non è passata inosservata, ha suscitato articoli,
prime pagine e soprattutto proposte di legge.
Rendere illegale qualunque messa in discussione dell’Olocausto
nazista. Ci aveva provato l’allora ministro della Giustizia
Clemente Mastella ai tempi del governo Prodi 2, nel 2007, senza
successo. L’ha riformulata Riccardo Pacifici, capo della
comunità ebraica di Roma, con una lettera al quotidiano la
Repubblica
. La sua richiesta è «una legge che una volta
per tutte in Italia renda reato il negazionismo e il
ridimensionamento dei numeri della Shoah». Come già succede in
Germania, Austria, Francia e Belgio. Le norme sono anche più
severe in Spagna, Portogallo e Israele, dove è vietata la
negazione di qualsiasi genocidio (ruandese, armeno, assiro).

Il padre del negazionismo, John Irving

Ma cosa ci perderemmo se una legge del genere diventasse realtà,
magari entro il 27 gennaio giorno della memoria, come chiede
Pacifici? Non sono molte le case editrici che si arrischiano a
pubblicare autori negazionisti. Di recente, Edizioni Clandestine
ha portato in Italia uno dei “classici” di John Irving,
La guerra di Hitler. Irving, britannico, è il più
famoso negazionista al mondo: molte università gli hanno negato
la parola, e in Austria, in virtù delle leggi di cui sopra, è
stato anche in carcere. «Non è un testo che vuole sminuire le
atrocità commesse del nazismo» spiega Patrizia Fazzi,
fondatrice e direttrice generale della casa editrice, «né vuole
mettere Adolf Hitler in una luce migliore».
EDIZIONI CLANDESTINE. Edizioni
Clandestine ha sede a Massa, in catalogo ha trattati sui
presocratici, opere minori di Michail Bulgakov, e non è alla
prima pubblicazione di Irving. Nel 2007 aveva dato alle stampe
I diari del medico di Hitler, nel 2008
Perseguitato. La guerra di Hitler è però
l’opera fondamentale di Irving, un doppio volume in cui sono
elencati e approfonditi tutti i punti cardine del suo pensiero:
Hitler era un politico razionale, che perseguiva solo il bene
della Germania. Non era a conoscenza dell’Olocausto e non ha
mai ordinato alcuna soluzione finale. I crimini contro gli ebrei
sono da attribuire ai suoi sottoposti.

Robert Faurisson e quella prefazione di Noam Chomsky

Ma chi vuole farsi davvero una cultura di storici negazionisti
deve frequentare la casa editrice All’insegna del veltro. Sotto
questo nome dedicato al cane da caccia al quale Dante affida la
profezia sull’Italia («Molti son li animali a cui
s’ammoglia / e più saranno ancora, infin che ‘l
veltro/
verrà, che la farà morir con doglia») ci sono libri sul
rapporto tra fascismo e Islam, testi sulla Repubblica di Salò e
tanto negazionismo. Nella collana “La Sfinge”, ci sono due
opere di Robert Faurisson.
VELTRO E GRAPHOS. Metà scozzese, metà
francese, Faurisson è uno dei padri del negazionismo: nei suoi
studi si legge che Hitler voleva solo far emigrare gli ebrei
verso Est e che le camere a gas sono un’invenzione della
storiografia. Dei suoi volumi, All’insegna del veltro ha
pubblicato Il revisionismo di Pio XII e Introduzione
a ‘Écrits Révisionnistes’
.
Faurisson è uno dei negazionisti più discussi, nel 1980 si è
anche guadagnato una prefazione da parte di un intellettuale di
ben altro segno: Noam Chomsky. Il linguista americano si espose
per il diritto di Faurisson ad esprimere le sue idee, che lo
stesso Chomsky riteneva sbagliate ma non per questo motivo
censurabili. Quella prefazione l’ha pubblicata la casa editrice
Graphos, di Genova, in una raccolta di scritti dal titolo Il
caso Faurisson e il negazionismo Olocaustico
.

La sfida di Carlo Mattogno

Un discorso a parte lo meritano le pubblicazioni di Carlo
Mattogno, il più citato dei negazionisti italiani. Lo
storiografo umbro (nato a Orvieto nel 1951) è un militare in
pensione: ha pubblicato con quasi tutte le case editrici della
destra radicale italiana. Ha anche un blog
(revisionismo.splinder.com), il cui sottotitolo è Premiata
ditta di olo-demolizioni
. La sua tesi centrale segue la
linea di Faurisson: i lager non furono campi di sterminio ma di
concentramento, necessari per l’evacuazione degli ebrei e degli
zingari dalla Germania.
L’INTERNAZIONALE DEI NEGAZIONISTI. Mattogno
è anche membro dell’Institute of Historical Review, una sorta
di internazionale dei negazionisti, fondata nel 1978 con lo scopo
di «ristabilire la verità nella storiografia» e con vari
legami con le associazioni neonaziste americane.
Mattogno è un saggista prolifico. Nel 2009, dal suo blog, dopo
un articolo-denuncia su una lezione negazionista
all’università di Roma La sapienza tenuta da Antonio
Caracciolo, ha sfidato il quotidiano la Repubblica a
confutare le sue tesi e ha indicato come suo volume più completo
e significativo Le camere a gas di Auschwitz. Studio
storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude
Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van
Pelt
pubblicato da Effepi di Genova.