La partita delle Asl

Alessandro Da Rold
21/12/2010

Così Lega e Pdl si dividono 45 poltrone in Lombardia.

La partita delle Asl

La “lottizzazione natalizia” della regione Lombardia entra nel vivo. Giovedì 23 dicembre 2010 si avrà la quadra sul giro di poltrone ai vertici delle aziende sanitarie e degli ospedali regionali. Tra lunedì 20 e mercoledì 22, nelle stanze delle persone che contano del grattacielo Pirelli si attendono le ultime fiammate nelle riunioni con le parti sociali del settore sanitario convocate dal governatore Roberto Formigoni.
Sono 44 gli enti interessati, a cui va aggiunta l’Azienda regionale per l’emergenza e urgenza (Areu) che coordina i servizi 118 provinciali: 29 ospedali e 15 Asl. La giunta regionale designerà i nuovi direttori generali e, a ruota, i direttori sanitari e amministrativi: in lizza ci sono circa 711 nomi.

Un “business” da 16 miliardi di euro

In luglio, dopo l’approvazione del bilancio regionale, l’amministrazione di centrodestra ha previsto di spendere per la sanità nel 2011 circa 16 miliardi e 350 milioni di euro. Di questi, 8 miliardi e 930 milioni sono destinati all’assistenza, 6 miliardi e 896 milioni alla rete ospedaliera, 852 milioni alla prevenzione e 489 milioni alla mobilità (ambulanze, elisoccorso eccetera).
Per comprenderel’importanza della partita basta, per esempio, guardare alla Asl di Milano, la più importanti della regione, un’azienda con un budget 2010 di un miliardo e 700 milioni di euro, 34 ospedali tra pubblici e privati per 1.250 posti letto e 134 ambulatori.
UN OSPEDALE VALE ALMENO 200 MILIONI DI EURO. Oppure a quella di Brescia che nel 2010 ha gestito un miliardo e 400 milioni di euro. In media gli ospedali lombardi gestiscono una cifra compresa tra 200 e 500 milioni di euro a seconda della grandezza. Essere direttore generale o sanitario ha quindi un peso non indifferente, perchè il primo ha in mano gli appalti, e il secondo è spesso il suo braccio destro. Non a caso molti binomi, in questi anni, sono andati a braccetto, confermati o spostati insiene da Asl verso ospedali e viceversa.

Il Carroccio approfitta degli scivoloni Pdl

Il termine lottizzazione, poco gradito dal governatore di regione Lombardia Roberto Formigoni, è entrato a far parte del dibattito pubblico dopo le dichiarazioni dell’assessore alla Sanità Luciano Bresciani sabato 12 dicembre. «La logica nella nomina dei direttori generali di Asl e ospedali è fondamentalmente legata al peso del voto espresso dalla popolazione. Le proporzioni saranno pesate sul volume di preferenze ottenute dagli alleati», ha detto Bresciani, medico di Umberto Bossi.
L’INCHIESTA SULLA ‘NDRANGHETA. Un avvertimento all’ala ciellina di centrodestra che il Carroccio dovrà avere la sua parte in questa tornata di nomine, favorita da un lato dall’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha toccato la Asl di Pavia (il direttore sanitario Antonio Chiriaco si trova in carcere), e dalla vicenda del Teleospedale che ha travolto Maurizio Amigoni dell’ospedale di Vimercate, e dall’altro dal pensionamento di alcuni ultrasettantenni, da Luigi Corradini (Fatebenefratelli) ad Angelo Foschini (Asl Vallecamonica), da Piergiorgio Spaggiari (Istituti ospitalieri Cremona) a Luigi Sanfilippo (ospedale di Pavia) a Roberto Testa (Asl Bergamo).
In ascesa ci sono Mauro Lovisari, attuale direttore amministrativo dell’Asl di Sondrio, Alessandro Visconti, direttore amministrativo dell’Asl di Milano, Ermenegildo Maltagliati, direttore sanitario all’Asl di Milano 1, Stefano Zenoni e Germana Tommasini, rispettivamente direttore sanitario e direttore sociale dell’Asl di Cremona, quasi tutti già vicini al Carroccio.

I malumori della base leghista

La decisione di Formigoni di avviare venerdì 17 dicembre un primo giro di consultazioni con il mondo sanitario e socio-sanitario, i sindacati, gli operatori pubblici e del privato accreditato, prima del 23, ha ricevuto risposte positive e negative. C’è chi l’ha ritenuta una mossa di trasparenza fittizia («Tanto le nomine sono già state fatte», hanno commentato in molti) e chi invece ha intravisto in quell’«acquisire da questi mondi un quadro complessivo dell’andamento del governo delle Asl», uno spiraglio per un miglioramento della propria situazione.
L’ARMISTIZIO FORMIGONI-LEGA. In ogni caso, l’apertuta di Formigoni è stato un segnale di armistizio con la Lega Nord, rappresentata al tavolo anche dall’assessore Bresciani (insieme con quello alla Famiglia, Giulio Boscagli). Tentativo di stemperamento che il governatore aveva già avviato il 14 dicembre, chiamando direttamente Bossi per chiedergli un intervento sulle esternazioni di Bresciani. Il Senatùr ha dato carta bianca al suo medico di fiducia, ma allo stesso tempo la base leghista ha rumoreggiato contro il temerario assessore, ribadendo all’unisono che “le nomine” vengono fatte in base alle competenze: l’idea di una Lega Nord mangia poltrone potrebbe irritare l’elettorato.

L’avanzata della Lega Nord

Secondo alcuni, la forzatura di Bresciani rientrerebbe in una strategia ad ampio raggio, quella di svelare come è stata gestita in questi anni la partità sulla sanità lombarda, “eccellenza” di una amministrazione da vent’anni in mano al centrodestra. Ma “in realtà”, come spiega a Lettera43.it l’ex assessore leghista Alessandro Cè, che se ne andò da via Bellerio in dissenso sulle nomine, «ormai anche la Lega Nord è diventata un alfiere della lottizzazione».
NEL MIRINO DEL CARROCCIO VARESE, BERGAMO e BRESCIA. Il Carroccio dovrebbe conquistare 18 poltrone, due in più rispetto alla precedente spartizione. A Varese, per esempio, dopo l’Asl guidata da Pierluigi Zeli, si punta a uno dei tre ospedali, quello del capoluogo, con l’ambizione di occupare anche quelli di Busto Arsizio o Gallarate. Nel mirino c’è anche Bergamo, dove Roberto Testa, direttore generale dell’Asl, sta per andare in pensione, mentre all’ospedale Carlo Bonometti è dato tra i possibili promossi a Milano. A Mantova la Lega ha messo nel mirino l’ospedale, mentre a Brescia, regno del figlio di Bossi, Renzo, Asl e ospedale potrebbero essere pezzi prelibati per il Carroccio.
L’elenco dei leghisti in ascesa è lunghissimo. Ci sono Ermenegildo Maltagliati e Maria Cristina Cantù, rispettivamente direttore sanitario e generale dell’Asl di Legnano. La seconda fu rimossa l’anno scorso dall’Asl di Milano per far posto a Walter Locatelli. Altri nomi bossiani sono quelli Carlo Montaperto (è il direttore sanitario del poliambulatorio di via Andrea Doria) e Antonio Pelliccia (direttore amministrativo dell’Asl di Lecco). Quasi sicura la nomina di Giuseppe Rossi, attuale direttore generale della Asl di Lodi e chitarrista nella band del ministro dell’Interno Roberto Maroni, all’Ospedale San Carlo al posto dell’attuale finiano Antonio Mobilia (leggi articolo sul San Carlo).

Udc a rischio. I finiani verso l’esclusione

Dalle riunioni in corso al Pirellone, filtra la possibilità che i centristi di Pieferdinando Casini alla fine possano ottenere qualcosa. Ma tra le fila dell’Udc lombardo non ci si attende nulla di buono. «Due dita negli occhi», rivela uno di loro a Lettera43.it, chiedendo l’anonimato. Fabio Russo, attuale direttore generale dell’azienda ospedaliera Mellino Mellini di Chiari, potrebbe scontare il riposizionamento politico del proprio partito. Difficile la situazione anche degli ex An, tra cui il finiano Antonio Mobilia, direttore generale del San Carlo di Milano, che dovrà cedere la poltrona a un esponente del Carroccio.
UN CONTENTINO PER IL PD. Dalla partita non è escluso il Partito Democratico, che tramite la Legacoop di Giuliano Poletti fa sentire il suo peso in un ospedale importante come quello di Niguarda, a Milano, con la Coop edificatrice Niguarda. Un gioco di scambio che ha la sua contropartita in Emilia Romagna, dove l’amministrazione rossa di Vasco Errani collabora con sapienza con le cooperative cielline di Bernard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere. A proposito di Pd, il maggiore partito d’opposizione dovrebbe vedere riconfermato Claudio Garbelli all’Azienda ospedaliera di Melegnano.