La perfida Albione non è l’Italia delle proteste

Mario Sechi
10/12/2010

Nei giornali del 10 dicembre: la rivolta di Londra, la crisi di governo, e il Draghi europero del Ft sul Sole.

«Goodmorning Vietnam!» diceva il disc jockey dell’aviazione americana Adrian Cronauer interpretato da Robin Williams nel film di Barry Levinson. È l’effetto un po’ surreale che fanno i giornali se proviamo a guardare la realtà in titoli.
Eccone una sventagliata mattutina. «Tanzi, 18 anni di carcere» (Corriere della Sera); «Fiducia, accuse di compravendita» (Il Messaggero);  «Londra, gli studenti in guerra» (La Repubblica); «I reali nel mirino degli studenti inglesi» ( La Stampa ); «Sono pazzi questi finiani» (Il Giornale);  «Controribaltone di Silvio» (Libero).
Insomma, è chiaro che tra Roma e Londra sta succedendo qualcosa e il marcio non è in Danimarca. Attenzione, i titoli inducono in tentazione, verso un paragone che non tiene né con la cinta né con le bretelle. Chi pensa che tra i banchi di scuola il mal comune di Italia e Inghilterra sia un mezzo gaudio (per noi) fa patatrac.
La perfida Albione vanta la tradizione di  Oxford e Cambridge – eccellenze globali –  noi una serie di università dopolavoristiche che bisognerebbe chiudere in fretta.
La differenza tra noi e loro si manifesta impietosamente nel discorso di David Cameron sulla riforma universitaria pubblicato sulla prima pagina de Il Tempo. Gli inglesi, nonostante bevano tè e birra, sono riusciti a eleggere un premier di 44 anni, mentre tutto il nostro Palazzo è in mano a una gerontocrazia che si perpetua all’infinito e prova a sopravvivere in un Parlamento dove è in corso la transumanza dei deputati.
Titolo de Il Fatto Quotidiano di Padellaro & Travaglio: «Ok, il prezzo è giusto». Sublime sintonia con i colleghi del Riformista che sparano un fotocopiato «Il prezzo è giusto».  
Segue a qualche centinaio di metri di distanza l’Unità che fa un titolo decisamente sintetico («Corruzione») ma per capirlo devi leggere un occhiello semi-invisibile e tre sommari. A quel punto il 62 è già al capolinea, scendi e ti sei dimenticato tutto. Primo toscano del giorno, nuvolette di fumo e Foglio per un po’ di buoni minuti dedicati al «Nobel della disperazione», ottimo pezzo che racconta il boicottaggio della cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo.
Torniamo a Londra, nel cuore della City e del suo giornale di maggior prestigio, il Financial Times. Front page dove Mario Draghi parla da presidente in pectore della Bce: «Italy bank chief urges Ecb to be cautios».
Lettura e citazione obbligata in tutte le colazioni di lavoro con il sopracciglio alzato della giornata. Draghi apre anche la prima pagina del Sole 24Ore, ma qui c’è qualcosa che non torna. Occhio all’occhiello del titolo: «Il governatore al Financial Times…». Riassumiamo: abbiamo il principale quotidiano economico italiano che riprende il principale quotidiano economico britannico il quale intervista il principale banchiere italiano. Dov’è l’errore?
Goodmorning Italia.