La piazza che vuole solo B.

Marianna Venturini
29/01/2011

Silvio chiama i suoi, ma nel Pdl sono scettici.

Questa manifestazione non s’ha da fare. La decisione irruente e determinata presa dal premier Silvio Berlusconi per chiamare in piazza i suoi sostenitori il prossimo 13 febbraio 2011 è un’iniziativa che pare morta ancor prima di nascere.
Sulla carta dovrebbe essere una manifestazione a sostegno del governo, probabilmente a Milano, a cui prenderebbe parte anche il presidente del Consiglio. Il clima, però, non è dei migliori e soprattutto il partito pare poco convinto. Una protesta che vede protagonista il presidente del Consiglio scagliarsi, davanti a una folla di militanti, contro i magistrati che lo accusano non appare la soluzione migliore al clima al fulmicotone.
POCHI NE HANNO VOGLIA. «Sarebbe meglio» confida un deputato a Lettera43.it, «organizzare differenti manifestazioni in cento città, come in realtà avevamo già previsto. Senza la presenza del Cavaliere però. Ora come ora non me la sentirei di spingere troppo l’acceleratore». La voglia manca, l’umore è teso e i responsabili del partito frenano.
La delicatezza della situazione richiederebbe scelte più diplomatiche e non dettate dall’ira. Invece Berlusconi va nella direzione opposta e lo ha dimostrato anche con l’ultimo videomessaggio lanciato dal sito dei Promotori della libertà (leggi l’articolo).

Cicchitto e La Russa frenano

A gettare acqua sul fuoco ci pensa il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che si mostra molto tiepido a riguardo: «Stiamo esaminando questa eventualità, che deve essere poi decisa definitivamente dalle strutture del partito».
È cauto anche il ministro della Difesa e coordinatore del partito, Ignazio La Russa, che la giudica «solo un’ipotesi che stiamo esaminando e da verificare». In pratica, nonostante la volontà del capo, ancora non c’è nulla di sicuro.
L’IPOTESI DEL VOTO ANTICIPATO. Peccato che gli ambienti del partito sappiano bene che quando Berlusconi si mette in testa una cosa è impossibile fargli cambiare idea. E molti sono esausti di questa continua corsa al rilancio. Addirittura c’è chi arriva ad augurarsi che anche quest’ultima tempesta «passi e si concluda la legislatura in qualunque modo». Le elezioni, più che vicine sono diventate una speranza e non per l’opposizione ma per gli stessi componenti della maggioranza.

Il gelo della componente ciellina

Il clima è proprio teso, soprattutto a Milano, sede probabile dell’evento del 13 febbraio. Nel partito, dalla base al vertice, è difficile trovare giudizi positivi: «Già facciamo fatica a rapportarci con gli elettori, nonostante quello che riportano i sondaggi c’è del malcontento. Questo appuntamento non serve, come sono inutili le raccolte firme organizzate sporadicamente sul territorio».
I COORDINATORI MILANESI. La colpa è attribuita anche ai coordinatori cittadini, i deputati Maurizio Lupi e Luigi Casero, troppo presi dagli impegni romani. «Se non fosse successo tutto questo trambusto con la sostituzione del coordinatore regionale Guido Podestà con Mario Mantovani, Berlusconi avrebbe potuto cambiare questi timonieri cittadini. Non seguono un filo omogeneo e ci lasciano in balia della disorganizzazione totale», ha commentato un berlusconiano di ferro. «C’è bisogno di facce nuove, non troppo, ma che siano legate alla militanza e al territorio», spiega un dirigente del partito di Milano. Magari con un giovane.
LE PERPLESSITÀ DI CL. Anche sul fronte di Comunione e liberazione, stampella imprescindibile all’egemonia  lombarda, tira una brutta aria. «Troppi scandali, è dura da affrontare a viso aperto. Restiamo garantisti, come sempre, ma come lo giustifichiamo con i nostri valori morali?», commenta un maggiorente del Pdl.

I dubbi di Bossi e Napolitano

Il Colle non resta a guardare. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto sapere di essere estremamente preoccupato per il livello dello scontro e sarebbe ancor più perplesso sulla manifestazione in difesa di Berlusconi.
Anche il compagno di sempre, il leader del Corroccio, Umberto Bossi, appare perplesso sull’appuntamento del 13 febbraio e riterrebbe opportuno «fare meno casino e abbassare i toni». E se lo dice uno che di certo non può essere etichettato come moderato, ma che, anzi, non ha mai risparmiato colpi di teatro e parole forti, un motivo ci sarà.  La partecipazione della lega, infatti, è tutt’altro che scontata se è vero che Bossi ha detto che prima deve parlare con i suoi.
L’OPPOSIZIONE ATTACCA. Perfino l’esponente del Partito democratico, Enrico Letta, ha fatto appello alla moderazione per chiedere l’annullamento della manifestazione: «Ci ripensino i rappresentanti del Pdl ed evitino una ulteriore tappa di questa deriva istituzionale».
L’appuntamento della piazza berlusconiana non piace neppure ai futuristi, Fabio Granata in testa, secondo il quale è «una ulteriore dimostrazione di quanto Berlusconi e il Pdl siano diventati un pericolo per la democrazia». Il fatto che la giornata coincida con il congresso organizzato dai futuristi proprio a Milano non impensierisce il capogruppo Italo Bocchino: «È un problema di Berlusconi, si vede che è costretto a rincorrerci».

In piazza Santoro, popolo Viola, Idv e femministe

Intanto chi si è mobilitato è il conduttore televisivo Michele Santoro, che in una conferenza stampa ha annunciato una manifestazione proprio per il 13 febbraio davanti al tribunale di Milano «per sottolineare il livello di emergenza sulla libertà di informazione e sulla situazione in generale dei poteri di controllo». Insieme con Barbara Spinelli e Marco Travaglio, ma senza bandiere né simboli, il conduttore televisivo scende in campo «in difesa dell’indipendenza dei magistrati, della libertà di informazione e dei valori della Costituzione».
ARTICOLO 21 SCEGLIE MILANO. Intanto l’associazione Articolo21, attraverso il presidente Federico Orlando, il portavoce Giuseppe Giulietti e il segretario Tommaso Fulfaro, ha giudicato la proposta di Berlusconi  «un assalto alla Costituzione e alla legalità repubblicana». Quindi se sarà confermata «la mala idea di marciare contro i giudici», nella stessa giornata, il 13 febbraio a Roma, «sarà doveroso che scenda in piazza anche l’Italia che ama la legalità repubblicana e che si riconosce nel tricolore e nella carta costituzionale». Al loro fianco ci saranno anche l’Italia dei Valori e il suo leader Antonio Di Pietro. Impossibile per il partito più giustizialista del Parlamento non schierarsi in difesa dei magistrati.
IL POPOLO VIOLA AL CIRCO MASSIMO. Il Popolo viola dalle pagine del suo blog ha aderito all’iniziativa di Articolo 21 e ha lanciato tra i suoi militanti un’idea alternativa: «Abbiamo già prenotato una piazza importante, la più importante di Roma: il Circo Massimo».
Sabato 13 febbraio è la data più gettonata del calendario. Due associazioni femministe Di nuovo e le Filomene hanno lanciato un appello: «Se non ora quando?» per ribadire la loro posizione in difesa delle donne dopo il caso Ruby che ha travolto il presidente del Consiglio in un giro di prostituzione. Le signore si ritroveranno in varie città d’Italia per far firmare l’appello lanciato dal direttore dell’Unità, Concita De Gregorio.

L’anno giudiziario con un presidio del Pdl

Per sabato 29 gennaio, infine, i ragazzi di Giovane Italia di Milano, guidati dal coordinatore cittadino Anton Luca Romano e con la supervisione di Carlo Fidanza, europarlamentare e consigliere comunale di Milano, hanno deciso di fare un presidio davanti al palazzo di giustizia di Milano per dissociarsi «dall’uso distorto delle indagini e la giustizia mediatica».
LA SOLIDARIETÀ DELL’ANM. In contemporanea il presidente di Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha annunciato che in tutte le cerimonie per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario nelle Corti d’appello, i presidenti delle sezioni locali dell’Anm «rinnoveranno con forza la loro posizione di solidarietà ai magistrati colpiti da campagne denigratorie».
Le due settimane che separano dalla data X, quella del 13 febbraio, si annunciano più tese che mai.