La Procura: basta attacchi a Boccassini

Redazione
27/01/2011

Il procuratore di Milano, Bruti Liberati, ha commentato in una nota ufficiale l’articolo intitolato «Amori privati della Boccassini» pubblicato il...

Il procuratore di Milano, Bruti Liberati, ha commentato in una nota ufficiale l’articolo intitolato «Amori privati della Boccassini» pubblicato il 27 gennaio 2010 su Il Giornale e riferito a vicende private del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, titolare dell’inchiesta sul caso Ruby. Senza citare il quotidiano, ha affermato che «ogni attività della magistratura – e dunque anche quella della Procura della Repubblica di Milano – in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa. Le campagne di denigrazione, e quindi l’attacco personale ai magistrati, si qualificano da soli e in un sistema di civile convivenza devono essere un problema per chi ne è autore e non per chi ne è vittima».
Il procuratore della Repubblica ha inoltre precisato di aver lui stesso firmato «le richieste e le note di trasmissione degli atti, dirette alla Camera dei Deputati» e di aver vistato due inviti a comparire, quello destinato a Silvio Berlusconi e quello per la sue ex igienista dentale Nicole Minetti «pur non essendo richiesto il visto per tale tipo di atti».
«In considerazione della delicatezza della vicenda», si legge ancora nella nota, «il procuratore della Repubblica segue costantemente e compiutamente tutta l’attività di indagine, di cui ha assunto personalmente il coordinamento e conseguentemente piena responsabilità».

Palamara: «Il ‘metodo Mesiano’ non ci intimidisce»

Sulla vicenda interviene anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara:« Il metodo ‘Mesiano’ non ci intimidisce e non ci intimidirà: come Anm», prosegue Palamara, «esprimiamo solidarietà ai colleghi di Milano e alla Boccassini che ha ricevuto un attacco di inaudita gravità da Il Giornale per la sola ‘colpa’ di applicare la legge come prevede la Costituzione».
Il giudice Raimondo Mesiano era stato oggetto di un servizio della trasmissione Mattino 5, il 15 ottobre 2009, che aveva portato alla sospensione per due mesi dall’ordine dei giornalisti del direttore responsabile del programma, Claudio Brachino. Il servizio, secondo l’ordine lombardo, aveva il «fine di screditare la reputazione del protagonista del video e delegittimare agli occhi dell’opinione pubblica la sentenza da lui emessa in precedenza nei confronti di Fininvest».