La protesta in divisa

Daniele Lorenzetti
13/12/2010

La rabbia delle forze dell'ordine a Montecitorio.

La protesta in divisa

Inedita e a suo modo emblematica, come Camera con vista. Laggiù, sulla collinetta di Montecitorio, non c’erano operai o insegnanti, studenti o impiegati. Mentre nel palazzo andava in scena il cortocircuito politico della legislatura, con le ultime febbrili trattative, i colpi di scena e gli scambi più o meno incoffessabili, mentre le dirette della tv indugiavano sui bruschi assopimenti degli onorevoli e senatori, il caso ha voluto che sotto le finestre del palazzo andasse in scena la rabbia delle forze dell’ordine.
Poliziotti uniti e infuriati, al diavolo le storiche diffidenze ideologiche. Fianco a fianco il primo sindacato, il Siulp, il Sap (storicamente vicino al centrodestra), il sindacato di base Siap (che negli ultimi dieci anni ha più che quadruplicato gli iscritti, da 3 a 14mila), il Silp Cgil, gli agenti penitenziari e pure i vigili del fuoco.

La delusione e il malcontento sono trasversali

Archiviato il blitz ad Arcore del 9 dicembre 2010, a pochi passi dalla residenza del premier, la protesta delle forze dell’ordine ha alzato la voce anche nel cuore della Roma dei peones. Il primo a farne le spese è stato il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, contestato all’urlo di «buffone» e «bruttone», e sgusciato via facendo finta di nulla.
E con l’aria di incertezza che tirava, in pochi hanno fatto capolino in piazza: una delegazione dell’Antimafia con Giuseppe Lumia, la pattuglia del Pd guidata da Dario Franceschini ed Emanuele Fiano, i finiani e  il leader Udc Pierferdinando Casini. Senza dare troppo nell’occhio si è avvicinato persino qualche parlamentare del Pdl «a disagio». Nomi però non te ne fanno, tutti vogliono la garanzia dell’anonimato.
Senza una risposta chiara, hanno annunciato i sindacati, «siamo pronti a una contestazione permanente e dannosa per la credibilità del Governo». La goccia che ha fatto traboccare il vaso del malcontento che da mesi covava nei forum su internet e sulle riviste di settore, è il tetto salariale individuale che la manovra ha fissato al 31 dicembre 2010.
In pratica, è l’accusa di Claudio Giardullo, segretario del Silp-Cgil, «si fissa il tetto massimo agli straordinari degli operatori di polizia, col rischio che se uno lavora di più non venga pagato: è uno sfruttamento inaccettabile». Ed è curioso che i più delusi, almeno a parole, siano proprio i poliziotti del Sap, il sindacato ai tempi appoggiato da Indro Montanelli e dunque di certo non ostile al centrodestra. «Siamo allo stremo. I tagli fatti dal 2008 a oggi ammontano a 2,5 miliardi di euro», racconta a Lettera43.it Massimo Montebove, portavoce del Sap.

A Roma un commissariato è stato sfrattato

«A Roma il commissariato Vescovio è stato sottoposto a un procedimento di sfratto perché non veniva pagato l’affitto. Solo l’intervento del prefetto ha impedito ai poliziotti di finire in mezzo alla strada. E non è un caso isolato. In un centinaio di commissariati italiani l’arretrato supera i due anni».
Raccontano gli agenti in piazza che tanti guai cominciarono anni fa con le cartolarizzazioni e la decisione di alienare immobili di proprietà pubblica per far rapidamente cassa. Da allora, gran parte dei commissariati vive in locazione. A Chiusi-Chianciano, per fare un esempio, il proprietario è il notaio del paese.
Ma quella delle sedi disagiate è solo l’ultima delle doglianze. C’è il problema annoso del parco auto («Abbiamo vetture con una media di 250mila km, per la maggior parte Alfa 159 e Subaru. In tv fanno vedere le Lamborghini che sono state un gentile omaggio dell’azienda ma sono solo due, uno specchietto per le allodole»).
A Roma e Milano, aggiungono gli agenti, un’auto su tre è sempre in officina. A fare un quadro sconsolato della situazione è Felice Romano, segretario del Siulp, il maggiore sindacato di polizia: «Considerando il complesso dei tagli siamo a quasi 10 miliardi sottratti alla sicurezza e alla difesa. Un esempio della situazione? I fondi per gli armamenti, quelli per pistole e giubbotti antiproiettile, tagliati dell’80%. La sezione catturandi della mobile di Palermo aveva revolver di piccole dimensioni adatti al servizio in borghese. Sono stati ritirati perché ormai obsoleti ma nessuno li ha sostituiti».

Lo stipendio è compreso tra 1.300 e 1.450 euro

Poi arriverà pure il momento di gloria, come quello della recente cattura di Bernardo Iovine. E i poliziotti con le dita alzate a V diventano eroi nazionali per un giorno. In quanti però sanno che «la cattura è stata possibile perché gli agenti napoletani hanno utilizzato per gli appostamenti le loro auto e i loro motorini»? Ecco le domande che sussurrano in piazza, raccontando esempi di dedizione dei singoli in uno Stato distratto o stremato.
«Abbiamo notato che Berlusconi non ha citato il problema sicurezza al Senato» dice a Lettera43.it Giuseppe Siani, del Siap «Eppure quando arriva un arresto eclatante i politici, di qualunque colore, spesso se ne annettono il merito. Certo, a Maroni va riconosciuta fermezza nella guida del Viminale, a parte lo scivolone sulle ronde. Ma gli arresti non si improvvisano. Sono il frutto di anni di indagine e sacrificio di poliziotti, carabinieri e magistrati».
A proposito, ma quanto guadagna oggi un poliziotto italiano? Risponde Massimo Montebene: «Un agente appena entrato 1300 euro netti al mese (di stipendio base, ndr). Con dieci anni di servizio alle spalle 1450». Ora che gli stipendi sono stati bloccati per quattro anni e la manovra ha fissato il tetto massimo ai livelli del 2010, «il rischio è di tenere i poliziotti chiusi in ufficio, perché non ci sono i soldi per pagargli il servizio esterno».
Lo gridano in piazza, mentre dentro il parlamento si accavallano i retroscena, sapendo che martedì alcuni di loro torneranno in servizio intorno alla “zona rossa”, in una Roma prenatalizia e semiblindata. Straordinari nel giorno caldo della protesta studentesca e della (s)fiducia sul filo del rasoio. Almeno quelli saranno pagati, si spera.