La Rai che vorrei

Marianna Venturini
28/01/2011

Proposte di legge e mozioni per riformare il servizio pubblico.

Conflitto d’interessi, trasmissioni e talk show d’informazione interrotti da telefonate improvvise oppure ostacolati nella loro realizzazione. Lamentarsi della Rai, televisione di Stato e servizio pubblico, è uno sport molto praticato. Le polemiche, mai cessate, sono recentemente riprese dopo l’intervento telefonico del direttore generale dell’azienda, Mauro Masi, impegnato in un braccio di ferro con Michele Santoro sulla conduzione di Annozero.
Durante la puntata del 27 gennaio, infatti, Masi ha telefonato in diretta a Santoro  per dissociarsi dall’impostazione della trasmissione. Un gesto per prendere le distanze, ma che ha ottenuto l’effetto contrario: la trasmissione di Santoro ha sfondato il 25% degli ascolti e ha superato il muro dei 7 milioni di spettatori, raggiungendo punte record. Se Masi ha cambiato canale, gli italiani non l’hanno seguito.
Ma il problema del ruolo della televisione di Stato resta. Una forma di privatizzazione della Rai era già indicata nella legge Gasparri del maggio 2004 e si sarebbe dovuta concludere l’anno dopo, ma non è mai stata applicata. Nel frattempo le mozioni e i disegni di legge per modificare l’assetto della Rai si sono moltiplicati. Vediamoli.

Il Pd punta sulla riforma della governance

Il Pd, per esempio, ha presentato a luglio 2010 un disegno di legge sulla governance della Rai che introduce la figura dell’amministratore delegato ‘collettivo’ al posto del direttore generale.
Secondo la proposta, il numero uno di viale Mazzini dovrebbe essere indicato dal consiglio con maggioranza di due terzi svolgendo la propria l’attività sulla base delle deleghe concesse dallo stesso consiglio di amministrazione.
LA VOCE DI REGIONI E COMUNI. Inoltre la proposta democratica ridimensiona drasticamente il peso dei partiti, perché i membri del consiglio d’amministrazione sarebbero nominati in parte dalla commissione parlamentare di Vigilanza, come avviene oggi, e in parte dalla conferenza Stato-Regioni e dall’Anci, istituzioni terze (almeno sulla carta) rispetto alle forze politiche.
Il testo è firmato dal segretario Pier Luigi Bersani e Carlo Rognoni, giornalista, ex consigliere d’amministrazione della Rai e presidente del Forum riforma della tivù del Pd, si è speso molto per portare avanti al proposta che però non è ancora approdata in aula.

Fli vuole modificare il contratto di servizio con lo Stato

I finiani hanno presentato una proposta di legge e una mozione sul pluralismo nella Rai che impegna il governo a recepire nello schema del contratto di servizio 2010-2012 le norme sulla verifica della qualità dell’informazione in Rai contenute nel parere della commissione di Vigilanza. A novembre 2011 era stato Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e Libertà alla Camera, a presentare una mozione sulla Rai in cui si punta il dito contro la gestione «ispirata a criteri di opportunità politica» del direttore generale Mauro Masi e contro il Tgl diretto da Augusto Minzolini.
PLURALISMO, COMPLETEZZA E OBIETTIVITÀ. Il testo finiano chiede che il servizio pubblico rispetti il pluralismo: «correttezza, lealtà e completezza dell’informazione». Inoltre impegna il governo «a modificare lo schema di contratto di servizio tra il ministero dello Sviluppo economico e la Rai» adottando «pluralismo, completezza e obiettività» come indicatori per la verifica della qualità dell’informazione. L’esame del testo è slittato a febbraio 2011.

Il Pdl si scaglia contro l’egemonia della sinistra

Siccome tutti invocano libertà, anche il Pdl ha presentato al Senato una mozione sul pluralismo della tivù pubblica in cui si stigmatizza «l’egemonia della sinistra in Rai». Il testo è stato annunciato con grande enfasi da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliarello, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo del Pdl al Senato.
NON LOTTIZZAZIONE MA PLURALITÀ. Nella mozione si legge che «la tutela del principio del pluralismo non significa lottizzazione numerica degli spazi e degli operatori fra i partiti, ma corretta rappresentazione della pluralità delle posizioni in cui si articola il dibattito politico-istituzionale».
Il testo è stato presentato il 2 novembre 2010, illustrato con enfasi due settimane più tardi, per contrapporlo alla proposta dell’oppositore Bocchino, ma se ne sono perse le tracce nell’attività perlamentare.

Il gruppo misto invoca l’indipendenza editoriale

Un’altra mozione, sottoscritta da una decina di deputati di Pd, Idv, Udc e Gruppo misto, impegna il governo «a dare seguito effettivo alle indicazioni provenienti dalle organizzazioni internazionali in tema di pluralismo, concentrazioni e conflitto di interessi».
Il punto centrale è sempre quello: garantire l’autonomia del servizio pubblico ed evitare ogni interferenza con l’indipendenza editoriale e l’autonomia delle trasmissioni.
DISTORSIONE DEL MERCATO PUBBLICITARIO. Alla presentazione del testo il 23 settembre 2010, il deputato dell’Udc, Bruno Tabacci, aveva spiegato che l’intenzione era porre limite alla «mancanza di credibilità del Tg1, alla distorsione del mercato pubblicitario televisivo provocata dal canone e a un conflitto di interessi ormai generalizzato».
Anche in questo caso, la mozione si è persa nei faldoni di Montecitorio.