La riforma dei dubbi

Redazione
13/10/2010

di Ulisse Spinnato Vega L’obiettivo è quello di chiudere la partita entro marzo. Tuttavia i provvedimenti che definiranno la riforma...

La riforma dei dubbi

di Ulisse Spinnato Vega

L’obiettivo è quello di chiudere la partita entro marzo. Tuttavia i provvedimenti che definiranno la riforma del federalismo fiscale devono passare il vaglio del Parlamento e le forche caudine del confronto con gli Enti locali.
La sfida più importante è quella della determinazione dei costi per la sanità e per le altre funzioni essenziali delle Regioni.
Ma prima ancora di individuare il parametro di riferimento, queste ultime hanno espresso forti perplessità sulla mancata fissazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e di erogazione dei servizi (Lep).
Inoltre pesa l’incognita della manovra correttiva d’estate che chiede ai governatori di tagliare le spese per 8,5 miliardi nel biennio 2011-2012, oltre al salasso di quasi 5 miliardi per comuni e province.

Ancora molti dubbi sulla riforma

Il ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, ha messo pochi giorni fa in evidenza che le competenze per gli Enti locali fissate nei decreti sul federalismo rischiano di sovrapporsi in modo dannoso al Codice delle autonomie attualmente in discussione alle Camere.
Un ginepraio istituzionale, ha sottolineato Canzio, che potrebbe generare grande confusione soprattutto nel triennio di transizione 2011-2013.
Le perplessità su chi farà cosa si tirano dietro altri dubbi: come si fa a scongiurare il pericolo di una moltiplicazione dei centri di spesa? Basteranno le clausole di invarianza contemplate nel decreto per evitare che crescano gli oneri a carico dello Stato o, peggio ancora, le tasse per i cittadini? Si riuscirà ad armonizzare l’eterogeneo mosaico dei bilanci locali? Come funzioneranno i fondi di perequazione?
Prima di fare due conti, bisogna partire da un dato: per colpa dell’evasione fiscale, delle inefficienze in seno alla pubblica amministrazione e dei buchi nel welfare, la Lombardia sacrifica ogni anno oltre 30 miliardi di euro in favore delle aree più deboli del Paese, il Veneto 10 e l’Emilia Romagna 8 miliardi. Luca Ricolfi, nel saggio ‘Il sacco del Nord’, parla non a caso di un trasferimento annuo pari a 50 miliardi dal Settentrione al Meridione per finanziare gli sprechi (leggi l’intervista su Lettera 43).

Sanità: il settore caldo dove intervenire

Nei bilanci delle regioni, la sanità rappresenta il 95% delle uscite complessive dedicate alle funzioni essenziali, che comprendono anche assistenza e istruzione. Ecco perché il tema chiave è quello dei costi standard: tutto dipende (ed è una scelta politica) da quali saranno i territori presi in considerazione per fissare il benchmark cui gli altri dovranno adeguarsi.
La spesa sanitaria galoppa e nel 2010, secondo la ragioneria generale dello Stato, dovrebbe avvicinarsi a quota 115 miliardi, con un balzo di quasi il 50% rispetto al 2001. Se, per pura ipotesi, si tenesse come riferimento solamente la regione più virtuosa, il taglio complessivo potrebbe essere di 12-14 miliardi per il solo capitolo sanità. Con una scelta più soft sulle regioni-benchmark, invece, il giro di vite si attesterebbe ovviamente su cifre inferiori.
Il ministero della Salute ha calcolato che il 5-10% del fondo sanitario nazionale finisce in sprechi. Sembra, inoltre, che una buona metà di questi 5-10 miliardi potrebbe essere recuperata dallo stock di debito delle regioni alle prese con piani di risanamento, mentre un’altra metà proviene a sorpresa dalle aree virtuose sulle quali andranno parametrati i costi standard, con il probabile ammorbidimento della presenza di una regione meridionale.
Il Centro studi sintesi ha tentato qualche mese fa una simulazione di risparmi con costi standard basata sulla divisione delle 15 Regioni a statuto ordinario in quattro scaglioni demografici (oltre i 5milioni di abitanti, tra 3,5 e 5milioni, tra 1 e 3 milioni, sotto il milione di abitanti) e calcolata sulla Regione che in ciascuno dei gruppi ha la minore spesa pro-capite.
Questo livello di esborso è stato poi applicato alle altre dello stesso scaglione e ne è risultato, passando dalla spesa storica alla spesa standard, un risparmio di oltre 8 miliardi soltanto sulla voce sanità e di 16,6 miliardi sul bilancio complessivo regionale.