La rincorsa di Giulio

Salvatore Cannavò
01/02/2011

Nella lotta fra Tremonti e Berlusconi, Ferrara fa da guida.

È un duello giocato di fino quello tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Il 2 febbraio si è giocata solo l’ennesima manche di una partita che è destinata a durare visto che i destini dei due divergono sempre più. Prossimo a una brusca fine, il presidente del Consiglio, probabile leader del futuro centrodestra, il ministro dell’Economia.

Il ruolo di Giuliano Ferrara

Per capire le ultime mosse occorre controllare meglio i comportamenti di due comprimari della vicenda. Da un lato, il ministro Roberto Maroni e dall’altro il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. Cominciamo da quest’ultimo che rappresenta l’intoppo che ha fatto di nuovo litigare Silvio e Giulio. Ferrara, negli ultimi giorni, è riuscito a reimpostare la strategia politica del Cavaliere improntandola a un profilo politico riformatore sul piano economico e finanziario.
UN DIALOGO PER LE OPPOSIZIONI. La lettera al Corriere della Sera, con cui Berlusconi ha proposto un dialogo alle opposizioni sulle liberalizzazioni, bocciando sonoramente l’ipotesi della Patrimoniale, porta infatti «le sue impronte digitali», come spiega un deputato del Pdl. E anche l’editoriale con cui ha bollato di inettitudine le due ‘pasdaran’ berlusconiane, Michela Vittoria Brambilla e Daniela Santanché, è la prova di un ritrovato ruolo di ‘regia’ tra i collaboratori del premier.

La conta dei parlamentari

La ‘guida’ di Ferrara cerca di salvare il governo dalle pastoie giudiziarie e di restituire al premier quel profilo da statista che resta un sogno antico del direttore del Foglio. È la stessa linea che sta cercando di superare indenne la prova del federalismo in Commissione bicamerale del 3 febbraio e  il voto della Camera sull’autorizzazione a procedere per Silvio Berlusconi.
I NUOVI PASSAGGI AL PDL. L’ultimo tam-tam di Montecitorio dà per certo il superamento della prova, anzi aumentano i parlamentari che starebbero per passare di nuovo con il Pdl. E circola l’indiscrezione che spiegherebbe la visita del ‘finiano’ Luca Barbareschi ad Arcore: il produttore televisivo, che lesse il manifesto di Futuro e libertà a Perugia, lo scorso novembre, si dimetterebbe lunedì dalla Camera per far subentrare un berlusconiano di ferro. In cambio, è l’indiscrezione che circola, otterrebbe la presidenza del Teatro Valle di Roma e forse alcune contropartite legate alla produzione di fiction.
Si tratta di voci, molto ben informate però, che spiegano quanto Berlusconi ci tenga a tenere in piedi governo e legislatura.

Il progetto di Tremonti

Solo che questa strategia cozza contro il ministero dell’Economia per almeno due motivi. Il rilancio dell’economia, immaginato da Berlusconi-Ferrara nella lettera al Corriere della Sera, costa. Modificare l’articolo 41 della Costituzione, rilanciare il piano casa, avviare liberalizzazioni e soprattutto sbloccare finanziamenti per il Sud incide sull’equilibro dei conti pubblici e questo Tremonti non può accettarlo.
LE ELEZIONI ANTICIPATE. In secondo luogo il ministro dell’Economia gioca una sua partita, molto delicata, che di fatto confligge con il prosieguo della legislatura e che punta chiaramente a elezioni anticipate per assumere, dall’alto della credibilità finanziaria conquistata in questi anni, la leadership del centrodestra.
Si possono capire queste intenzioni osservando cosa si muove in casa della Lega, il partito che più di tutti sostiene Tremonti. Sono diversi giorni che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, addita la prospettiva delle elezioni come la migliore soluzione alla crisi.

La sponda di Maroni

Anche il 2 febbraio ha voluto sorprendere i sindaci della Sardegna dicendo, a proposito del governo, di non sapere «quanto durerà». La strada delle elezioni anticipate ha un senso per Tremonti perché in tal caso la presenza, più che probabile, di tre poli consegnerebbe la prossima legislatura nelle mani di un governo di unità nazionale il cui candidato più accreditato sarebbe proprio lui. Difficile infatti vedere Tremonti a capo di una coalizione vincente sul modello di Silvio Berlusconi.
LA LEADERSHIP DEL GIURISTA. L’uomo è un giurista, un economista, un professore e non certo un abile comiziante. Lo affermava, qualche tempo fa, un noto giornalista di centrodestra: ‘La leadership di Tremonti è fondata sulla sua padronanza delle idee e sulle sue reti di influenza. Tremonti esercita la stessa fantasia nel suo sistema di governo e di potere, scegliendo con sovrana leggerezza  interlocutori e avversari diversi di volta in volta.
I RAPPORTI CON LE BANCHE. Basta pensare ai suoi rapporti di formidabile cattivo vicinato, e poi di solida alleanza, con le banche; ai suoi dinieghi, sempre più forti e autorevoli, opposti alle diverse nomenclature che dalla politica invocano quattrini e risorse di ogni genere per il ‘consenso’. Ecco, la parola che sarà decisiva per la leadership di Tremonti, e il concetto che oggi lo divide psicologicamente da Silvio Berlusconi, è proprio quella: il ‘consenso’. Quel giornalista era Giuliano Ferrara.