La rivolta di Tirana

Vita Lo Russo
21/01/2011

Il premier Berisha: «L'Albania non è la Tunisia».

La Procura di Tirana ha ordinato l’arresto di sei ufficiali della Guardia Repubblicana accusati di omicidio plurimo per la morte di tre manifestanti  durante le proteste di piazza in Albania. Tra i militari raggiunti dall’ordine di arresto, c’è anche il comandante generale Ndrea Prendi, ma le richieste della magistratura per il momento sono cadute nel vuoto, visto che la polizia si è rifiutata di eseguire gli arresti.
La procura, che sta indagando sull’uccisione di tre persone, secondo fonti citate dall’Ansa avrebbe acquisito un video che dimostrerebbe come a sparare sia stato un membro della Guardia Repubblicana, appostato all’interno della sede del governo.
Il capo dell’opposizione socialista, Edi Rama, sindaco di Tirana, ha intanto invitato il popolo a scendere di nuovo in piazza per protestare contro il governo.
In tutto sono 113 le persone arrestate dopo gli scontri violenti, nei quali hanno perso la vita tre persone e altre 60 sono rimaste ferite fra agenti e dimostranti (guarda il video degli scontri a Tirana).
Le proteste contro il governo albanese si sono trasformate in una giornata di sangue e guerriglia il 21 gennaio a Tirana (guarda la photogallery). La procura della capitale albanese, che sta indagando sull’uccisione dei tre dimostranti, secondo fonti citate dall’Ansa avrebbe acquisito un video che dimostrerebbe come a sparare sia stato un membro della Guardia di Repubblica, appostato all’interno della sede del governo.
IL GIALLO DELLO SPARO. Le immagini, realizzate da un cameraman dell’emittente albanese News24, che le ha trasmesse nel corso della notte, mostrano il militare in ginocchio al riparo di una nicchia dentro il giardino del governo, poi si vede la fiammata dello sparo e contemporaneamente il dimostrante stramazzare al suolo morto. Il video contrasta con le dichiarazioni del premier, Sali Berisha che ha accusato l’opposizione socialista, guidata dal sindaco di Tirana, Edi Rama, di aver provocato la morte dei propri dimostranti «colpiti con armi che non sono in dotazione alle forze dell’ordine».
PREOCCUPAZIONE INTERNAZIONALE. Amnesty International ha chiesto alle autorità albanesi un’inchiesta sulla violenta manifestazione di Tirana: «La polizia ha il diritto di mantenere l’ordine e proteggere la popolazione, ma non si può eccedere nell’uso
della violenza contro coloro che esercitano il diritto legittimo di manifestare», ha detto Andrea Huber, vice-direttore per l’Europa e l’Asia centrale.
Particolarmente dura è stata la posizione espressa dal dipartimento di Stato americano che, per bocca del portavoce P.J. Crowley, ha espresso dispiacere per l’esito violento della manifestazione. Nella serata di venerdì 21 gennaio, alti responsabili dell’Unione europea avevano già rivolto inviti alla calma, rammaricandosi «con forza» della perdita di vite umane, ma sottolineando il diritto dei cittadini a manifestare.
Forte preoccupazione è stata espressa anche dal Consiglio d’Europa. Il ministro italiano dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha rinviato la missione a Tirana prevista il 24 gennaio.

Il retroscena degli scontri e le accuse

Secondo fonti vicine alle istituzioni albanesi contattate da Lettera43.it, sarebbe stata guidata da Gramoz Ruçi, ministro degli Interni dell’età della dittatura comunista, responsabile indiretto, negli anni “rossi”, di numerose esecuzioni. Si racconta, tra l’altro, che Ruçi facesse uccidere chi non amava mangiare le patate.
BERISHA GRIDA AL GOLPE. Il primo ministro albanese Sali Berisha ha puntato il dito contro l’opposizione, accusandola di tentare «un colpo di Stato violento con uno scenario alla tunisina».
Secondo Berisha, che ha parlato in nottata durante una conferenza stampa, il leader dell’opposizione socialista e sindaco della capitale Edi Rama avrebbe «voluto montare un colpo di stato violento, immaginando uno scenario alla tunisina per l’Albania». «Lui e queste carogne di Ben Alì albanesi hanno immaginato per voi, cittadini dell’Albania, uno scenario tunisino», ha aggiunto Berisha.

Due anni di tensione in crescendo

Ma come è arrivato Gramoz Ruçi a orchestrare una manifestazione civile in Albania, un Paese da anni in boom economico che da poco si è anche conquistato il sudatissimo visto comunitario?
La storia è cominciata nel maggio del 2009. Si tratta di un intreccio nel quale sono mescolate accuse di brogli elettorali, due anni di Parlamento semi deserto, ipotesi di corruzione, video compromettenti e uomini delle vecchia guardia comunista che non volevano essere tenuti fuori dalla “Perestrojka” albanese.
ELEZIONI CONTESTATE. Nella primavera di due anni fa, le elezioni furono vinte dal Pd il partito di centrodestra guidato da Sali Berisha, attuale Capo del governo. Un risultato che, nonostante la certificazione dell’Osce che tramite i suoi commissari aveva supervisionato le urne, fu immediatamente messo in discussione da Edi Rama, dirigente dell’opposizione socialista albanese e sindaco di Tirana. Un risultato a cui sono seguiti mesi di manifestazioni di piazza e di boicottaggio politico.
«Tutte le volte che una legge era al vaglio dell’assemblea», ha raccontato ancora la fonte, «i membri dell’opposizione si alzavano dalle sedie e abbandonavano l’aula». Così per 20 mesi. Il premier è andato avanti a fatica, cercando di tenere fede alla promesse fatte in campagna elettorale. Con alle calcagna il sindaco di Tirana (la città conta il 70% di tutta la popolazione albanese) sempre pronto ad alzare barricate. Pacifiche, almeno fino a dieci giorni fa.
IL VIDEO DELLO SCANDALO. A inizio mese la principale emittente albanese Top Channel ha diffuso un video che proverebbe uno scandalo di corruzione ai vertici del governo. Il vicepresidente del consiglio Ilir Meta è stato ripreso da telecamere nascoste mentre scambiava battute su presunti favoritismi legati ad alcune gare d’appalto.
Meta, che si è sempre dichiarato innocente, si è dimesso in questi giorni rimettendosi al giudizio della Corte di Tirana. Rama, che sembrava aspettare un passo falso da parte del governo, è sceso così di nuovo in piazza per invocare le dimissioni di Berisha, questa volta con modi forti.

Rama, l’animatore della protesta

Al di là del video che ha acceso i sospetti di corruzione sul governo, le posizioni di Rama sono andate irrigidendosi negli ultimi mesi dopo due eventi chiave: la conferma dell’esito elettorale del 2009 (dopo che Rama aveva chiesto e ottenuto dal Parlamento europeo una seconda conta dei voti), e il via della Ue ai visti comunitari.
UNA VITTORIA SUI VISTI. «Per gli albanesi, che sono un popolo di emigrati, la questione dei visti è stata cruciale sia per la vittoria del Berisha, sia per la conferma della fiducia», ha spiegato ancora la fonte. «A maggio del prossimo anno scadrà il mandato a sindaco di Tirana del leader dell’opposizione. A quel punto potrebbe essere estromesso dalla politica».
Rama, potente immobiliarista, rappresentate di un partito nato sulle ceneri di quello conunista, potrebbe non solo aver messo in angolo i fedelissimi del premier (diffondendo o truccando le immagini che accusano di corruzione il numero due del governo), ma anche chiamando, a basse mani, a dirigere la protesta di venerdì sera vecchie guardie delle dittatura. Personaggi come Gramoz Ruçi.