La sanzione morale e l’intesa politica

Filippo Rossi
24/01/2011

Sui quotidiani campeggiano l'affondo della Cei e l'attentato all'aeroporto di Mosca.

La sanzione morale e l’intesa politica

 Dunque, per il Corriere della Sera la notizia del
giorno sono le «carte difensive del premier» (stupenda la
vignetta di Giannelli, sulla «memoria di Berlusconi», ovvero
«Ruby? Chi è?…»). Un dossier messo a punto dai legali del
presidente, con ben «trenta testimoni» per dire che «ad
Arcore, solo serate tranquille».
Né alcol né sesso. Roba innocua, morigerata, da gente per bene.
Talmente per bene che il premier si è scandalizzato a vedere
certa roba all’Infedele e ha chiamato, come hanno
raccontato tutti i quotidiani, per aggredire Gad Lerner,
insultare le signore lì presenti e ordinare alla sua
eurodeputata Zanicchi di lasciare lo studio tivù.
DAL KAMIKAZE DI MOSCA AI DOSSIER SU MONTECARLO.
Poi c’è stato l’attentato all’aeroporto di Mosca,
ovviamente. Poi c’è l’arrivo di nuovi dossier caraibici
sulla casa di Montecarlo (gli italiani non aspettano altro, in
effetti). E solo dopo ci sono le vaghe, vaghissime (secondo il
titolo del Corriere) critiche dei vescovi: «Il paese è
sgomento».
Per chi e per cosa, non si sa. Tanto, come ha spiegato Massimo
Franco, si tratta di «una sanzione morale che non rompe
l’alleanza politica» (nel frattempo Berlusconi, sempre
secondo il Corriere, si sarebbe «chiarito» con la
Marcegaglia…).
L’AFFONDO MORALE E I DUBBI DELLA CEI.
Strano, perché La Stampa parla di «affondo
morale», di delusione del premier per i «vescovi ingrati». E
la Repubblica, addirittura, ha dipinto uno «schiaffo a
Berlusconi» da parte di Angelo Bagnasco. Per il
Riformista «Bagnasco non digerisce le cene del
Cav» e «Berlusconi è asserragliato a San
Martino». 
Certo, c’è anche il Giornale che ha costruito il suo
articolo sui «dubbi della Cei sul caso Ruby: un’inchiesta
sproporzionata»…
E allora, può essere utile, mai come questa volta, leggere
l’editoriale di Avvenire, per interpretare le parole di
Bagnasco: «Molti si aspettavano», ha scritto Tarquinio, «un
giudizio sulle questioni sollevate a partire dall’ultima
indagine condotta dalla procura di Milano sul presidente del
Consiglio, e il giudizio è arrivato».