La scalata della Lega

Redazione
15/10/2010

Di Giovanni Legorano Per almeno 10 anni, ha scritto il 14 ottobre l’Economist, la Lega Nord e il suo sogno...

La scalata della Lega

Di Giovanni Legorano

Per almeno 10 anni, ha scritto il 14 ottobre l’Economist, la Lega Nord e il suo sogno di una Padania libera potevano essere considerati alquanto stravaganti. Ultimamente, le cose sono cambiate, ha fatto notare il settimanale britannico.
Dal 2008, il governo di Silvio Berlusconi dipende dai voti dei parlamentari della Lega. Per garantirsi il sostegno del partito di Umberto Bossi il primo ministro ha promesso questo mese di accelerare l’attuazione del federalismo fiscale, il progetto mal strutturato della Lega, finalizzato a dare maggiore autonomia finanziaria alle amministrazioni locale.
Tuttavia, se il governo cadrà l’anno prossimo a causa delle divisioni interne al Popolo della Libertà, Bossi e i suoi seguaci ne saranno verosimilmente i maggiori beneficiari alle prossime elezioni. I sondaggi, infatti, indicano un incremento del 50% delle intenzioni di voto rispetto al risultato ottenuto nel 2008.
Come è successo ad altri partiti europei, le posizioni della Lega contro l’immigrazione clandestina e quelle anti-Islam le hanno procurato molti consensi. L’Economist ha ricordato che è stato Roberto Maroni, ministro degli Interni leghista, ad avere introdotto le controverse misure che permettono l’espulsione degli immigrati prima che possano fare domanda di asilo politico. Un altro ministro, Roberto Calderoli, ha poi portato a passeggio un maiale sul terreno destinato alla costruzione di una moschea.

Xenofobia, effetto collaterale

Nonostante questo, la xenofobia del partito è essenzialmente l’effetto secondario degli sforzi di Bossi di creare un’identità comune tra le popolazioni che cerca di unire. «Una maniera di farlo è quella di individuare nemici comuni», ha spiegato Alessandro Trocino, co-autore di un recente libro sulla Lega (Razza Padana, edito da Bur-Rizzoli). «Prima erano i meridionali, poi gli immigrati in generale, ora i musulmani».
Il messaggio di Bossi è diventato sempre più accattivante per gli elettori tradizionalmente di sinistra. Infatti, il loro apporto è stato fondamentale per l’ottimo risultato conseguito dalla Lega alle elezioni del 2008.
Sarebbe ironico che l’anno prossimo, che segna il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, diventasse l’annus mirabilis della Lega. Tuttavia Giuseppe Berta, autore di un libro sul Nord Italia, ha commentato: «La Lega è sulla cresta dell’onda. Ciò significa anche che sta per cadere». Il partito, ha continuato Berta, ha degli handicap innati. Rimane completamente dipendenti dal carisma di Bossi. Il suo populismo, la sua volgarità e i riferimenti alla “mitologia celtica” allontanano gli elettori delle zone urbane.
Il professor Berta sostiene che la Lega non ha ancora prodotto dei leader capaci di governare entità più grandi di una città. Non tutti condividono quest’opinione. Maroni è uno dei ministri più appezzati. Luca Zaia è considerato un efficiente governatore del Veneto.
Molto dipenderà, allora, dall’attuazione del federalismo fiscale e da come la Lega userà i nuovi poteri che questo le conferirà a livello locale.