La senhora en verde

Giuliano Di Caro
04/10/2010

Brasile, Marina Silva rovina la festa a Dilma.

La senhora en verde

È l’incubo di tutti i candidati dati per favoriti: l’arrivo di un terzo “incomodo”, trasversale, capace di intercettare una fetta importante di voti e costringere i due litiganti al ballottaggio. Così è accaduto in Brasile tra la delfina di Lula, Dilma Rousseff e l’avversario più quotato, l’ex governatore della regione di San Paolo Josè Serra.
Così la pragmatica Dilma, vincitrice del primo round contro il candidato di centro-destra Serra, staccato di 14 punti, si è trovata a dover tirare fuori i denti per il ballottaggio di fine ottobre a causa del 19% di preferenze rastrellato da Marina Silva, l’outsider dei Verdi.

Marina: un brasiliano su cinque è con lei

La preferita da un brasiliano su cinque è infatti il candidato dei Verdi Marina Silva, 52 anni, ministro dell’Ambiente dal 2003 al 2008. Fino al 2009 ha militato nelle fila del Partito dei Lavoratori, lo stesso di Rousseff e del presidente uscente Lula.
Ma alle presidenziali 2010 l’ambientalista e pedagogista Marina, sangue misto portoghese e africano, è diventata l’outsider di lusso. Anzi, il vero e proprio ago della bilancia delle presidenziali.
Non è chiaro con chi si schiererà la compagna di tante battaglie di Chico Mendes, storico attivista assassinato nel 1988 per aver difeso la foresta amazzonica dal disboscamento a fini di lucro. Una cosa è certa: un danno significativo alla ex compagna di partito l’ha già fatto. Un’elezione al primo turno avrebbe garantito alla Rousseff fin dall’inizio la credibilità e l’autorevolezza di un presidente fortemente voluto dal popolo. Situazione ideale per Dilma, forse anche necessaria: se verrà eletta, sarà la prima donna presidente della storia del Brasile.

Verso un’alleanza tra donne

I brasiliani, a sorpresa, hanno fatto piovere voti sulla Silva, considerata una donne tenace e combattiva, onesta e fedele ai suoi ideali. E la gran parte di quei voti sono preferenze sottratte alla Rousseff. Una eventuale alleanza al secondo turno tra le due candidate e i rispettivi partiti, i Verdi e il partito dei Lavoratori, potrebbe riequilibrare la situazione a favore di Rousseff. E porterebbe la difesa dell’ambiente nel cuore del programma della prima presidentessa donna del Brasile.
Se invece i Verdi dovessero allearsi con Serra, ipotesi improbabile eppure non impossibile, allora il ballottaggio diventerebbe una sanguinosa battaglia all’ultima scheda, perché stando ai numeri del prim turno lo scarto sarebbe minimo. Gli analisti sostengono che in tal caso il voto “ambientalista” si dividerebbe in parti più o meno uguali tra i due candidati.
Ma è pur vero che si tratta degli stessi analisti che prima della conta dei voti non avevano lontanamente compreso il largo consenso che Marina l’ambientalista sarebbe stata in grado di attirare.