La sentenza delle polemiche

Adelaide Pierucci
25/01/2011

Il caso di Busco divide pm e criminologi.

La sentenza delle polemiche

Condannato dalla giustizia, assolto dai criminologi. Raniero Busco (vai alla notizia sulla sentenza) non è ritenuto dai maggiori esperti del crimine italiano l’assassino di Simonetta Cesaroni. Sentenza ingiusta, processo flop. Francesco Bruno, titolare della cattedra di Scienze psichiatriche a La Sapienza, ha ritenuto ingiusta la condanna a 24 anni inflitta il 26 gennaio, a vent’anni dall’omicidio, all’ex fidanzatino di Simonetta Cesaroni: «È una condanna ingiusta, sbagliata», ha detto a Lettera43.it Bruno, «Bisognerà attendere per vedere le motivazioni. Ma ritengo che gli elementi raccolti con il processo siano insufficienti non solo a motivare la sentenza di condanna stessa ma anche a provare che Raniero Busco fosse lì, in via Poma. Nell’appello sarà smontato tutto».
SENTENZA CONTROVERSA. Anche per il criminologo Carmelo Lavorino, autore di due libri su Via Poma, l’ultimo pochi giorni fa, non è d’accordo con la sentenza. «Ci troviamo di fronte all’ennesimo errore giudiziario all’italiana, purtroppo. Sono vent’anni che si cerca la verità. E Raniero Busco non poteva non essere condannato. Non ci si poteva permettere l’ennesimo decable, ma hanno toppato, va detto. Hanno toppato prima gli investigatori, e ora gli inquirenti», ha  dichiarato a Lettera43.it. Secondo Lavorino l’assassino doveva essere cercato all’interno dell’ufficio e tra le persone che frequentavano l’ufficio.
IL FLOP DELLA DIFESA. «Purtroppo io ritengo che ci sia stato anche un flop della difesa. Troppo tradizionalista. Non è stata chiesta una controperizia sul Dna, sull’ora della morte, sul fatto se l’assassino fosse mancino o destrimano. Il collegamento con Vanacore? Vanacore si è ucciso perché non ha retto più sotto il profilo psicologico. Busco è innocente», ha sottolineato.

Indagini sviate per vent’anni

Per il pm Ilaria Calò che aveva chiesto  alla terza Corte di assise di Roma l’ergastolo per Raniero Busco, Vanacore con la sua reticenza ha sviato per vent’anni le indagini, impedendo un epilogo più veloce del mistero di via Poma. Per il pm è stato il porteiere di Via Poma, Pietrino Vanacore, a trovare il corpo e dopo aver avvisato qualcuno dei responsabili dell’associazione Ostelli gioventù per cui Simonetta lavorava si è attivato per far sparire il cadavere.
UN INCONTRO FATALE. Ma ad assassinare la giovane sarebbe stato Raniero il fidanzato di Simonetta durante un incontro amoroso nell’ufficio di via Poma, dove il pomeriggio la ragazza lavorava da sola in una palazzina semideserta. L’ultimo giorno prima delle ferie. «Vista la ricostruzione del pm, chiedere l’ergastolo era doveroso, ma non ci sono prove per sostenere un’accusa che richiedeva necessariamente il massimo della pena», ha spiegato Francesco Bruno.
NESSUNA PROVA CONCRETA. «Sono sempre più convinto della mia ricostruzione che non prevede proprio la figura di Busco. Non c’è prova che il ragazzo sia stato in ufficio quella sera. Dal processo, in quasi trenta udienze, è emerso solo l’indizio che Raniero amoreggiava con Simonetta, ma questo era scontato.
Erano fidanzati. Mancano le prove e una motivazione omicidiaria. Non è Busco l’omicida. Il principale testimone, Vanacore, è stato ucciso ma è ancora presto per far emergere questa verità. La chiave del giallo era lui. Ecco perché è stato eliminato pochi giorni prima della sua deposizione». L’assassino, secondo Bruno, sarebbe quindi ancora vivo e forte, e avrebbe anche evitato che Vanacore si recasse in aula, uccidendolo.
LA REPLICA DEI FAMILIARI. Intanto anche i familiari di Busco hanno gridato all’ingiustizia. «Nessuno se lo aspettava» ha commentato Paolo Busco, dopo aver trascinato via dall’aula il fratello: «Come sta mio fratello? È uno schifo. Questa non è giustizia. I soldi degli italiani ecco come si spendono».
Sollevate invece la madre e la sorella di Simonetta: «Abbiamo creduto alla colpevolezza di Busco appena sono arrivate le prime prove… come il Dna sul reggiseno. Abbiamo aspettato tanto, ma la cosa più importante è aver cercato la verità. Si chiude cosi una grande e ulteriore sofferenza durata oltre venti anni», hanno fatto sapere tramite il legale storico Lucio Molinaro.

Una lettera anonima che getta ancora dubbi

Intanto nel giorno della sentenza per il delitto di Simonetta Cesaroni una lettera anonima è stata recapitata all’avvocato di parte civile del comune di Roma Andrea Magnanelli. Nella breve missiva sono stati ricostruiti i momenti salienti dell’inchiesta gettando dubbi sulla colpevolezza di Busco e ricordando che il padre di Simonetta, Claudio, ha sostenuto che il colpevole era da ricercare tra i primi sospettati.
Le indagini si sono concentrate su Busco, mai entrato prima nella cerchia dei sospetatti, a partire dal 2004, quando l’avvocato Molinaro durante un black out negli studi Rai durante la registrazione di Ombre sul giallo di Franca Leosini chiese al medico legale che fece l’autopsia Ozrem Carella Prada perché «la stampa continua a scrivere che Simonetta era nuda?».
SIMONETTA NON ERA NUDA. La risposta fu la svolta delle indagini: «Macché nuda, I vestiti li conservo io nell’armadietto dell’istituto di medicina legale». I Ris sul toppino trovarono tracce di Dna, Dna di Busco. L’ipotesi di tracce di saliva, di baci dell’ultimo incontro amoroso di quattro giorni prima non regge. È la madre di Simonetta a farla crollare involontariamente alla prima udienza del processo: «Mia figlia si lavava e cambiava due volte al giorno». È la condanna di Busco.