La Serie A, un campionato di infortunati

Eugenio Capodacqua
31/01/2011

Aumentati del 32% in cinque anni le assenze dei giocatori che si fanno male.

C’è un allarme infortuni nel campionato. Se ne fa portavoce Gianni Mura che ha sottolineato nella sua rubrica settimanale su Repubblica: 1325 giornate di fermo per i pedatori nostrani: più 32% negli ultimi cinque anni. Con l’Inter, ovviamente, «massacrata» da qualcosa come 122 assenze (101 nel campionato scorso); quindi Juvenus (102), Fiorentina (95), Milan (94), Bari (88).
«Le meno colpite: Napoli (32), Chievo e Parma (40)». La spiegazione di tanto scempio? Il fatto che non c’è più una fase vera e propria di avvicinamento graduale al campionato.
Spiega Enrico Castellacci, medico della nazionale: «Oggi dopo una settimana si va subito in campo e si deve vincere». In altre parole, non esiste più un pre-campionato tranquillo, la commercializzazione esasperata impone di «girare al massimo» fin da subito, anche in piena estate, durante la preparazione. Con conseguenze notevoli sul fisico (altro che sport foriero di salute…) e anche sul portafoglio societario costretto a ricorrere sempre più spesso al cosiddetto mercato di riparazione.
IL CALCIO MANGIA SE STESSO. «Se una grande squadra sforbiciasse due o tre amichevoli ci rimetterebbe un certo numero di euro, ma risparmierebbe spese mediche e frettolosi ritorni sul mercato», dice Mura. Ipotesi comprensibile, ma forse di impossibile attuazione per molte società, viste le cifre che girano. Insomma, siamo al calcio che fagocita se stesso. E allora?
Ecco l’illuminata soluzione di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera: sarà il mercato a rimettere tutto a posto. Il perché è chiaro: «Il calcio costruisce i gol nel mercato d’inverno». Lo provano «le due reti di Pazzini acquistato in settimana dalla Samp, che hanno spinto l’Inter alla vittoria». I costi? I bilanci societari traballanti e sempre sul’orlo del precipizio? Bazzecole. Interessante, acuto, documentato. Ma anche un po’ scontato.

Milan compatto e pratico, Juve rivede i fantasmi

Per Sconcerti la giornata ruota tutta attorno al successo del Milan: «La vittoria più importante. Perché l’avversario era difficile, perché era in trasferta e perché il Milan era rimasto in 10. Il vero risultato del lavoro di Allegri è questo: non esiste più il Milan immutabile e vecchio, quello dei rinnovi eterni, della gratitudine e dei bigliettini di Berlusconi. Quasi in silenzio è cambiato tutto. (…) picchia e aggredisce, (…)  è bruttino e molto italiano, ma estremamente pratico».
Ora il Milan, «che non ha più nella sua rosa gli uomini della leggenda» (quello di Ancelotti, n.d.r.), visto che «dei 14 che pareggiarono quel Milan-Genoa del 28 gennaio 2009, gol di Beckam e Milito, davvero altri tempi, solo due erano in campo contro il Catania», ha compiuto una vera rivoluzione.   
Insomma se il mercato serve necessariamente a risollevare le sorti dell’Inter con Pazzini che entra e segna, sembra non contare nulla nel Milan «rivoluzionario» di Allegri che vince anche senza i big di una volta. Sono le amabili contraddizioni della critica nostrana e chi ci capisce qualcosa in questo eterno dire e contraddire è bravo.
LA CRISI JUVE. Chi invece ha guai seri in casa è la Juventus, sconfitta e superata dall’Udinese: «Del Nerissimo», titola La Stampa e Guido Boffo vede il tecnico bianconero in pericolo, «avvitato com’è in una crisi di gioco e di organico evidente». Una crisi disperata, se è vero che non vi può porre rimedio con nuovi acquisti visto il rosso di bilancio.
«I tifosi la fischiano, i bianconeri rivedono i fantasmi», scrive poi Roberto Perrone sul Corriere. È crollato l’ultimo baluardo che riporta i torinesi al punto più basso dello scorso anno, la stagione più nera: «Finora anche nelle sconfitte era emerso lo spirito di corpo, la coesione», adesso «si vede un senso di impotenza».
Il problema è sempre lo stesso: il mercato. Qualcuno che manca. «Senza i giocatori adatti anche i possibili accorgimenti tattici non servono a nulla. Senza una punta che faccia salire la squadra si naviga a vista e si va alla deriva». E qui gli infortuni «si mescolano con lo stato di forma di alcuni giocatori fondamentali», come Aquilani e Marchisio, cui stavolta non basta il gol per evitare la critica: «Non è mai essenziale».

Lo scandalo Benedini: l’azzurro beccato con sostanze dopanti

Infine l’ennesimo caso controverso legato alla farmacia proibita. In uno sport, la canoa veloce (K1), lo sport della plurimdeagliata olimpica Josefa Idem, che certo non è fra i più noti. Stavolta non è un controllo antidoping, ma lo scrupolo del tecnico azzurro Capousek, a svelare quanto ancora siano diffuse certe pratiche o certe inclinazioni, anche in discipline che non navigano certo nell’oro di sponsor e diritti tv.
Dopo aver scovato, scrive Maurizio Galdi sulla Gazzetta dello sport, nella camera di un finanziere del clan azzurro in ritiro pre-stagione in Australia «sostanze dopanti e non farmaci soggetti a restrizione», ha avvistato il presidente federale Bonfiglio che a sua volta ha segnalato il fatto al Coni.
CANOISTA DELLE FIAMME GIALLE. In un amen il giovane atleta, il cremonese Franco Benedini, viene impacchettato e rispedito a casa. «Di questi tempi sembra una favola», scrive Fausto Narducci, sempre sulla rosea, accennando allo zelo esemplare del ct azzurro, all’efficienza e  trasparenza di tutto l’ambiente «che non si vergogna di lavare i panni sporchi in pubblico».
Tesi da condividere ed esempio da seguire. Resta da capire perché un giovane in forza alle Fiamme Gialle, quindi con obblighi etici teoricamente superiori ai suoi colleghi (come carabinieri forestali, guardie carcerarie che costituiscono una forte ossatura dello sport di vertice nazionale), si sia infilato in questo assurdo tunnel.
Aveva tutto: un posto fisso sicuro (come finanziere), una squadra azzurra che lo coccolava, la possibilità di allenarsi come e quando voleva, senza troppi sacrifici, prospettive di successo sportivo e di vita. Ora il suo caso sarà discusso dalla Procura Coni («saremo inflessibili», dice il presidente della Federcanoa Bonfiglio); rischia la squalifica e peggio: la denuncia per violazione della legge antidoping e perfino l’esclusione dalla compagine militare e il licenziamento. Tutto per cosa? Per una medaglia e un attimo di gloria? I meandri della psiche umana sono davvero imperscrutabili.