La signora delle ecoballe

Adelaide Pierucci
28/01/2011

Di Gennaro, l'ex vice di Bertolaso arrestata.

La signora delle ecoballe

Brutte giornate per Marta Di Gennaro. L’ex braccio destro di Guido Bertolaso alla Protezione civile ai tempi del suo doppio ruolo di commissario straordinario del Governo per l’emergenza rifiuti in Campania, si è ritrovata per la seconda volta nel giro di due anni agli arresti domiciliari e sempre per questioni di discariche.
NEL 2008 LA PRIMA INCHIESTA. Una carriera offuscata dalla “monnezza”. Nel 2008 finì sotto inchiesta a Napoli nell’ambito dell’indagine su immondizia e dintorni battezzata “Rompiballe”, il 27 gennaio 2011 è stata di nuovo arrestata dagli stessi magistrati, sempre in materia con un’ipotesi di reato ancora più grave: è sospettata di essere stata, per di più rivestendo il suo ruolo, al vertice di un accordo semplice quanto produttivo: permettere di far scaricare il percolato (una sorta di veleno liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani) direttamente in mare, in sette punti del lungomare campano, e nemmeno troppo a largo.

Una donna che non molla

E pensare che la di Gennaro, figlia di un magistrato e madre di un funzionario di polizia, laureata in medicina all’università Cattolica, una rapida carriera prima nel ministero della Salute e poi nella Protezione civile, prima di essere rimpiazzata al ministero come capo dipartimento dell’innovazione, s’era più volte sfogata con il suo capo: «Guido così non va. Centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, tutti che pretendono e se la prendono con noi… ammucchiamo balle e facciamo mucchi di merdaccia…», diceva al telefono parlando con il capo della Protezione civile e commissario straordinario per rifiuti. «Chi ci ha portato in questa storia merita la morte… Dobbiamo trovare il coraggio di andarcene. Stasera che sono scoglionata vedo le cose come sono, senza eroismi…».
Marta in realtà non è mai stata tanto propensa a mollare, si definisce una donna di ferro, è la magistratura che la mette alle strette. Perché lei ha un brutto vizio, parla troppo e al telefono. Già nel 2007 ai tempi del primo ciclone giudiziario era stata messa nei guai dal cellulare e dal percolato.
ALLARME PERCOLATO. C’era il rischio tracimazione in una discarica. Chi andava a scaricare là parlava di «rischio Vajont».
Il 23 maggio 2007 Marta Di Gennaro, all’epoca vice di Bertolaso al commissariato per i rifiuti, parla al telefono con il dirigente Michele Greco:
Di Gennaro: Senti una cosa, vedo un messaggio che mi manda una fotografia di Villaricca che sta tracimando il percolato.
Greco: Ora lo verifico un attimo.
Di Gennaro: Vuoi vedere? È veramente impressionante l’immagine, mancano solo pochi centimetri al bordo.
Nel corso del dialogo, Di Gennaro chiede poi a Greco di inviare una relazione sul caso al prefetto Alessandro Pansa.
Di Gennaro: Lo devi fare per iscritto, Michele, perché Villaricca è nostra, lo sollecita.
Di Gennaro: Perché hai capito? Se poi succede qualcosa, eh ma quello era un problema di Bertolaso. No, finché c’era Bertolaso funzionava, ok?

L’accusa: «gestione dei rifiuti del tutto abusiva»

Già allora l’episodio del percolato di Villaricca era stato citato dai magistrati fra quelli dai quali emergerebbe una ‘comune e consolidata vocazione alla gestione dei rifiuti del tutto abusiva’. Che poi una parte del percolato venisse gettata direttamente in mare è storia di questi giorni. Marta di Gennaro, però, da quelle accuse si è sempre difesa con le unghie: «Dalla mia missione napoletana non ho mai guadagnato una lira in più. E non mi serviva neanche per far carriera».
«NON FACCIAMO A NORMA». Bertolaso però ci teneva a risolvere la questione rifiuti a Napoli del tutto e subito. E la signora ne parla al telefono con lui. Alla base del primo arresto c’è qualche sfogo di troppo proprio con il suo amico e capo Bertolaso: «Guido…un intervento del Noe farebbe emergere che non facciamo a norma», dice lei. E ancora altre intercettazioni farebbero invece riferimento alla possibilità di «truccare una discarica», o meglio di addomesticare i documenti relativi per riprendere a scaricare a Terzigno nonostante I divieti.

Quel carabiniere che non perdeva d’occhio la discarica

E pensare che a mettere nei guai la Lady di ferro dei rifiuti è stato un appuntato dei carabinieri con un nome alquanto altisonante, Giovanni Ladonea Parascandola. Un appuntato pignolo che aveva preso particolarmente a cuore il suo lavoro, tanto da uscire con la macchina fotografica anche fuoriservizio e in ferie per vigilare sulla discarica di Villarica e le sue infiltrazioni di percolato.
Un appuntato onesto – scrissero i giornali ai tempi della retata del 2008 – che inoltrava continue relazioni a un maresciallo disonesto, Rocco De Frenza, factotum della dottoressa Marta di Gennaro. Non a caso De Frenza e la Lady dei rifiuti finirono nel calderone dei 25 arrestati e Ladonea Parascandola a fare il piantone.
«CI TROVIAMO NELLA M…». De Frenza un giorno parlò di Parascandola con il dirigente della regione Campania, Michele Greco: «Mo lo devo sconocchiare un’altra volta, perché questo qua va rompendo i c… in giro e siccome va sparando le str… a Pinotti (il generale Umberto Pinotti, rigoroso comandante del Noe, ndr) e Pinotti è nemico nostro, automaticamente ci troviamo nella m…».
A Bertolaso e al subcommissario di allora, però, non è bastato smantellare il drappello di carabinieri assegnati al Commissariato per l’emergenza rifiuti. La miccia di Parascadola era scoppiata. E ancora colpisce.