La solidarietà non abita più alla Casa Bianca

Marina Viola
31/08/2017

Il post-uragano è l'emblema dell'inadeguatezza di Trump. Che ha fatto sfoggio di tutto il suo egocentrismo, condito da un tatto insufficiente. E ben accompagnato dal narcisismo della First Lady. 

La solidarietà non abita più alla Casa Bianca

L’uragano Harvey, per quanto grande e devastante, sembra una pioggerellina di maggio in confronto ai disastri fatti dall’egocentrismo del presidente Donald Trump, che si è presentato nella città di Corpus Christi il 29 agosto per dare supporto ai texani. È comunque già un passo avanti rispetto al commento fatto qualche giorno prima a una conferenza stampa, quando un giornalista gli chiese: «C’è qualcosa che vorrebbe dire ai texani?» e lui, senza battere ciglio rispose: «Good luck!». Già dai primi tweet mandati qualche giorno prima emergeva una specie di entusiasmo fuori luogo, condito con superlativi degni di un bambino di 10 anni davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli. Sembra essergli scappato anche un "wow", che non credo sia proprio quello che i texani volevano sentirsi dire in una circostanza tanto drammatica.

REAZIONI FUORI POSTO. Non è riuscito a nascondere, il nostro presidente, la meraviglia e un’improponibile gioia nel trovarsi finalmente di fronte a un disastro naturale per poter dimostrare di essere all’altezza di gestire una emergenza. Narcisismo a parte, non ha certamente perso l’occasione per approfittare dell’attenzione che un disastro del genere attira, per perdonare il suo amico Joe Arpaio, lo sceriffo del Colorado condannato a sei mesi di carcere per oltraggio alla corte dopo essere stato accusato di razzismo, abuso di potere e altro. «Pensavo che ci fossero più persone davanti alla televisione», ha detto Trump per giustificarsi quando i giornalisti gli hanno fatto notare l’insensibilità nell’usare un momento così drammatico per annunciare una notizia tanto controversa.

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Martedì, poi, la First Lady si è presentata all’aeroporto in partenza per il Texas con un paio di tacchi a spillo vertiginosamente alti e con abbigliamento da safari simil Barbie, tanto per non lasciarsi sfuggire l’occasione di fare una pessima figura di fronte a chi sta perdendo la casa. Non sono andati per portare solidarietà, i coniugi Trump, ma per ostentare il loro egocentrismo e il loro machismo. Nemmeno il New York Times o il Newyorker o il Washington Post hanno potuto ignorare la presenza imbarazzante e autocentrata del presidente, che tra l’altro non crede neanche alla scienza che cerca disperatamente di spiegargli da anni che il riscaldamento globale crea disastri naturali inimmaginabili simili all’uragano Harvey.

NOSTALGIA OBAMIANA. Nel mio ottimismo ormai malato, spero sempre di aprire i giornali la mattina e di trovare notizie confortanti sulle azioni del presidente, soprattutto in situazioni tanto difficili. Dovrebbe essere scontato che il popolo si rivolga al presidente per trovare sostegno. Invece da qualche tempo si trovano davanti a un pavone ignorantotto. L’altro giorno ho visto una maglietta con un’immagine di Barack Obama che dice: «You miss me yet?». Yes, Mister president, we miss you a lot.