«La speculazione è a piede libero»

Redazione
09/10/2010

Da Washington dove è in corso il tradizionale meeting d’autunno dell’Fmi e della Banca Mondiale, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti,...

«La speculazione è a piede libero»

Da Washington dove è in corso il tradizionale meeting d’autunno dell’Fmi e della Banca Mondiale, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha attaccato la speculazione: «I bankers sono tornati: la speculazione è a piede libero».
I bonus dei banchieri internazionali, ha aggiunto, «forse sono superiori ai livelli di prima della crisi».
«Non parlo dei banchieri italiani», ha però voluto chiarire il ministro. «Ma due anni fa o un anno fa a Istanbul le grandi banche d’affari erano molto low profile mentre ora sono tornati i banchieri. La speculazione è a piede libero. Si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche».
«Non vedo ragione di criticare la Cina ma piuttosto l’Occidente che ha messo in pista un meccanismo di globalizzazione troppo rapido». Questa la valutazione di Tremonti, che ha sottolineato anche: «I cinesi non hanno nessuna colpa, hanno una loro logica».

«Il debito italiano è sotto controllo»

«Il debito pubblico è salito per salvare le banche nel loro insieme, per fortuna questo non è accaduto in Italia, dove il tasso di disoccupazione è inferiore alla media europea» ha poi aggiunto Tremonti.
Il direttore generale del Fmi, Dominuque Strauss-Kahn ha spiegato che senza occupazione non può esserci ripresa ma questo non è un problema che riguarda l’Italia.
«La disoccupazione non è un problema grave nel nostro paese, ma questo non vuol dire che non ci dobbiamo impegnare sull’occupazione», gli ha fatto eco il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, secondo il quale la disoccupazione in Italia non è stato uno dei fattori aggravanti della crisi.
Quanto al nodo dei cambi il ministro dell’Economia da un lato ha osservato che questi costituiscono «un nodo fondamentale e hanno dietro delle realtà strutturali molto diverse» aggiungendo come sia abbastanza curioso rilevare come sia le politiche protezionistiche sia specularmente le politiche espansionistiche attuate attraverso la moneta «sono fuori dal mercato».
E in questa luce, comunque, ha ribadito Tremonti, sono oneste le argomentazioni della Cina laddove questa sostiene che se dovesse rivalutare il cambio troppo velocemente ne conseguirebbero molti problemi sociali legati a un crollo delle esportazioni del Paese.
Ma è contro la speculazione che il ministro ha usato ancora una volta le parole più dure: «Nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione mentre così non era stato nel 1929».