La svedese dell’Havana

Francesca Rolando
09/12/2010

Chi è Anna Ardin, la donna che avrebbe incastrato Assange.

La svedese dell’Havana

Lo ha accusato di stupro eppure la notte del fatto ha pubblicato sul suo profilo Twitter messaggi entusiasti su Assange. Testi poi misteriosamente spariti dal social network. Ora sulla rete circolano voci che sia addirittura una spia pagata dagli Usa.
Anna Ardin, una delle due donne che hanno incastrato Julian Assange (leggi la notizia) sarebbe, stando al quotidiano cubano Granma «Anna la cubana». «La Ardin è una collaboratrice della Cia», ha attaccato l’organo ufficiale del Partito Comunista, «attivissima in Rete».
Anna, per ora, tace. Parlano invece i sostenitori di Wikileaks, che hanno passato al setaccio il web a caccia di notizie sulla bionda che ha sedotto il capo del sito: prima ha passato la notte con lui e poi l’ha denunciato. «Una sexy-trappola», hanno confermato i consiglieri di Julian, gli stessi che per anni gli hanno consigliato di stare lontano dalle donne.
Ora la 30enne pare abbia lasciato la Svezia, smettendo di collaborare con la magistratura e con il suo avvocato. E stando al sito australiano Crikey, la Ardin si sarebbe trasferita in Cisgiordania nell’ambito di un’iniziativa cristiana per portare la pace tra israeliani e palestinesi. Si troverebbe, per la precisione, a Yanoun, un paese vicino alla contestata barriera di separazione tra stato ebraico e Territori.
Ma cosa si sa di lei? In uno dei suoi blog Ardin si descrive come «scienziato politico, comunicatore, imprenditore e scrittrice freelance specializzata in fede e politica, uguaglianza dei generi, femminismo e in America latina».
Infatti è stata più volte in Argentina e a Cuba. Si è, almeno stando a quanto racconta, laureata a l’Avana e sull’isola, ha scritto il Miami Herald, «ha anche incontrato i dissidenti come rappresentante dei socialdemocratici svedesi». Un punto a favore di chi tifa per il complotto.
Ma ha anche frequentato l’università di Uppsala, dov’è stata membro dell’unione studentesca, da sempre in prima linea per combattere le disuguaglianze tra uomo e donna.

I supporter di Wikileaks cercano di stanarla

Mac McKinney, un blogger americano, ha postato due tweetche Anna ha spedito nei giorni in cui è stata a letto con Julian, il 14 agosto: «Julian vuole andare a un crayfish party (“festa dei gamberi” che si tiene in Svezia in estate) qualcuno ha un paio di biglietti per domani o dopo?»
Domenica mattina, il 15 agosto, ha aggiunto, sempre su Twitter: «Sono qui seduta fuori alle 2 del mattino e non sto nemmeno gelando, sono insieme alla gente più cool del mondo, è favoloso».
Quando Anna il 20 agosto ha denunciato Assange per molestie sessuali, i tweet sono magicamente scomparsi. Perché era così importante cancellarli?
Questo si è chiesto all’inizio di settembre Göran Rudling, classe 1951, editore del sito Samtycke Nu che promuove una «sessualità consapevole» e che smascherò la donna dopo aver controllato le sue mosse su Twitter e altri social network. Anna avrebbe avuto due mini blog identici: uno su Twitter e uno su Bloggy.se. Rudling scoprì che Anna postava messaggi identici su entrambi. Spariti da Twitter dopo la denuncia di molestie sessuali, ma non da annaardin.bloggy.se. Una svista che l’ha «incastrata».
Ora le voci si scatenano. «È chiaro, a quel punto sono entrati in gioco i servizi segreti», ha scritto il blog All Voices. «Non c’entra affatto il Pentagono», ha raccontato la ragazza al Daily Mail. «Assange è un uomo con un’opinione distorta delle donne a cui non piace farsi dire di no». Dunque, un uomo da punire, con l’aiuto dell’avvocato super star Claes Borgström.
Ma non finisce qui. Alcuni fan di Wikileaks hanno insinuato che Anna sia legata a un episodio di mala gestione avvenuto nel suo periodo cubano, quando, da attivista, collaborava con l’organizzazione dell’opposizione Arco Progresista.
Ma la trama si fa fitta: circolano anche voci secondo le quali Anna avrebbe un fratello militare in Afghanistan. Gli irriducibili di Assange preferiscono puntare sulla pista cubana. Lì, in mezzo ai gruppi anti-castristi, sarebbe avvenuto il primo contatto con l’America.
Secondo il quotidiano cubano Granma, la Ardin è nota per i suoi articoli al vetriolo su siti web finanziati dall’Usaid (l’agenzia Usa di aiuti all’estero), stando ad altri siti la donna sarebbe in contatto con l’esule a Miami Carlos Alberto Montaner e con le «Damas de blanco», il gruppo delle mogli e familiari dei prigionieri politici.
La pista del Sud America resta, quindi, la più battuta. Il nome della Ardin compare, infatti, anche su alcuni media argentini che segnalano un blog su cui la giornalista ha ammesso di essere un’ammiratrice di Cristina Fernandez Kirchner: il testo è stato pubblicato il 28 ottobre, qualche ora dopo la morte di Nestor Kirchner.