La Tunisia toglie il bavaglio

Vita Lo Russo
20/01/2011

La Presse racconta la fine della censura.

La Tunisia toglie il bavaglio

Riunione di redazione alle 11 del mattino, scelta degli argomenti da trattare nell’arco della giornata, ricerca delle informazioni, scrittura dei testi, montaggio della pagina in serata; quindi il ‘visto si stampi’ et voilà, il giornale finisce dritto in edicola il giorno successivo.
Un processo consolidato in un Paese dove c’è libertà di stampa. Ma in molti giornali della Tunisia, compreso La Presse, il principale quotidiano del Paese, questo meccanismo è entrato in vigore soltanto martedì 17 gennaio.
A conferma che la fuga di Ben Ali e le proteste che stanno sconvolgendo il Paese margrebino, seppur con effetti dolorosissimi, stanno producendo alcuni effetti concreti di crescita democratica.

Da organo di regime a quotidiano libero

«Lunedì pomeriggio», ha spiegato a Lettera43.it una redattrice del giornale che è voluta rimanere anonima, «l’assemblea dei giornalisti è riuscita a prevalere sulla direzione. Fino a tre giorni fa non c’era alcuna distinzione tra editore e direzione. Non facevamo riunioni e ci venivano semplicemente assegnati i temi da trattare senza possibilità di intervento. Non potevamo neppure scrivere i titoli o dare un taglio a un certo argomento».
I giornalisti sono in poche ore riusciti a creare il famoso muro che separa l’editore dalla redazione. «Abbiamo prima costituito un comitato di giornalisti rappresentanti che poi ha assunto la direzione collettiva del giornale, relegando il direttore responsabile a svolgere funzioni amministrative», ha spiegato la giornalista.
«UN MOMENTO STORICO». «So che a voi suona strano, ma credeteci, per noi è un momento storico, non abbiamo mai potuto decidere sui contenuti, mai potuto organizzare il nostro lavoro in autonomia. In fondo adesso abbiamo conquistato la libertà di stampa», ha detto ancora emozionata la professionista tunisina.
«Ora abbiamo una segretaria di redazione, un’équipe di giornalisti che segue le notizie durante la notte e un gruppo di lavoro, composto sempre da professionisti, che si occupa dell’impaginazione del giornale».

Un bavaglio che ha soffocato l’informazione per 23 anni

La Presse ha seguito l’onda di un fenomeno che da un mese sta modificando i media tunisini a cominciare dall’altro grande quoditiano del Paese, Le Quotidien e da Radio Kalima.
Da giorni, una trentina di giornalisti lavorano senza sosta e, da quando è in vigore il coprifuoco, in redazione dormono anche. Perché adesso la libera stampa, imbavagliata per anni in Tunisia, è diventata un fatto.
L’argine si era rotto con il discorso di Ben Ali alla vigilia della sua fuga del Paese del 17 gennaio scorso quando, vedendosi crollare la terra sotto i piedi, aveva cominciato ad allentare la corda promettendo di togliere la censura da internet.
IL WEB HA FATTO DA APRIPISTA. Due ore dopo si aprivano i siti di Reporters Sans Frontieres, di Al Jazeera, di radio Kalima, addirittura Wikileaks e Facebook funzionavano alla perfezione.
Il giorno della svoltà è stato però il 18 gennaio, quando il premier Mohamed Ghannouchi ha cancellato in ministero dell’Informazione, uno strumento che ha applicato la censura per 23 anni, garantendo per la prima volta la libertà totale di stampa.
REPORTER DI TUNISI. Ora nella capitale i giornali in edicola si trovano con difficoltà. Vengono pubblicati, questo sì, ma ci sono grossi problemi di distribuzione a causa del coprifuoco che impedisce ai mezzi di circolare.
I giornalisti lavorano nelle redazioni con porte sbarrate e finestre chiuse per difendersi dal fumo dei lacrimogeni proveniente dalla strada, i reporter entrano ed escono con aggiornamenti sulle manifestazioni in città, mentre i caporedattori sono incollati alla tivù dove compaiono per la prima volta persone note i cui volti, però, non si erano mai visti in video.
«In pochi giorni è cambiato tutto. Anche la televisione è cambiata, usa un altro linguaggio. Adesso in video, intervistati, compaiono anche esponenti dell’opposizione. Fino a ora era completamente vietato interpellarli e riprenderli», hanno spiegato dalla redazione de Le Quotidien
IL RITORNO DELLE RADIO LIBERE. Radio Kalima era addirittura bandita perché rappresentava l’opposizione. Ma lo staff dell’emittente tunisina il 17 gennaio ha forzato i sigilli messi dalla polizia di Ben Ali e si è riappropriata dei locali chiusi dal 2009.
La radio aveva continuato a lavorare con redazioni in Europa, mentre diversi suoi giornalisti erano stati arrestati più volte compresa la direttrice Sihem Bensedrine, militante dei diritti umani, che dopo un esilio forzato in Spagna è riuscita a rientrare in patria soltanto il 14 gennaio scorso. Il giorno della fuga di Ben Ali.