La veritá di Tettamanzi

Redazione
30/01/2011

  di Edoardo Caprino Metti una mattinata con più di 300 persone, una sala strapiena un tavolo di relatori di...

 

di Edoardo Caprino

Metti una mattinata con più di 300 persone, una sala strapiena un tavolo di relatori di primissimo livello: Enruco Mentana, Marco Tarquinio, Mario Calabresi, Don Antonio Sciortino. Al centro non certo un addetto ai lavori, ma un comunicatore.
Il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha voluto rinnovare l’incontro con gli operatori della comunicazione in occasione della festività del santo protettore, Francesco di Sales. Significativo il luogo scelto per l’appuntamento: il salone d’onore dell’Istituto dei Ciechi di Milano, prestigiosa e meritoria istituzione ambrosiana. Un luogo che dovrebbe far riflettere se spesso – come operatori del settore – non si è volutamente ciechi di fronte alla realtà. “Raccontare la verità. Testimoniare la verità”, questo il tema scelto per animare la riflessione tra l’Arcivescovo di Milano e le prime firme accorse a confrontarsi con lui.
PIÚ SENSO DELLE PROPORZIONI. Mario Calabresi, direttore de La Stampa, ha rimarcato la necessità di recuperare il senso delle proporzioni, di saper rinunciare a molte informazioni inutili. Marco Tarquinio alla testa di Avvenire ha rivendicato il compito portato avanti dal quotidiano cattolico di dare voce a pagine che altri considerano “non notizie”.  Per il paolino Don Antonio Sciortino prima si costruiscono le opinioni e poi si punta ai fatti, basando solo – come regola – lo scoop e il dossieraggio.
Per Enrico Mentana – l’unico direttore di un tg, La 7 – il ruolo di un professionista della comunicazione è quello di scegliere, mediare, spiegare. Spunti alti, una confessione pubblica, un esame di coscienza collettivo cui Tettamanzi ha risposto per le rime. Il Presule non ha girato intorno alle parole e ha definito l’immagine dell’Italia che emerge dai media come «un litigio isterico permanente». Gli esempi? Ogni pioggia è un diluvio, tutti i politici sono corrotti e gli immigrati sono delinquenti.

La politica assente

E il lettore cosa prova? Per il numero uno della Chiesa ambrosiana i sentimenti comuni sono ansia, straniamento e rassegnazione. Per non dimenticare l’effetto opposto: l’essere anestetizzato davanti a ciò che accade.  Per Tettamanzi «troppi programmi sono fondati sull’esposizione oltre misura dell’intimità delle persone»; egli sa bene che difficilmente le buone notizie, le notizie normali “bucano” le pagine. Ma al contempo il Presule si domanda se sono normali «alcuni stili che riscontriamo in diversi ambiti della vita sociale». La politica è assente per Tettamanzi, incapace di discutere i temi che dovrebbero realizzare il bene comune in questa difficile congiuntura economica di crisi.
Il Cardinale di Milano sottolinea come dai mezzi di comunicazione «emerge una classe politica che tende a mettere al centro della propria azione le vicende personali dei suoi più diversi protagonisti». L’invito di Tettamanzi non è alla “mordacchia”, a tacere le denunce e le indagini, specie su «quanti sono chiamati ad animare e a guidare il Paese e dai quali tutti attendono esemplarità nel pubblico e nel privato». Ed è scontato sottolineare a chi queste parole sono indirizzate. L’invito è a guardare al Paese reale, sempre meno raccontato. A quel Paese – verrebbe da dire – che – come ricordava Emma Marcegaglia da Fabio Fazio a Che tempo che fa – si alza presto la mattina.
IL BENESSERE CI RENDE CIECHI. In due punti il Cardinale decide di non leggere il testo scritto distribuito ai presenti. In entrambe le frasi è presente un verbo: “abdicare”. Nella prima si legge: «la politica pare che stia abdicando a questa responsabilità (il puntare a un “oltre”, ndr): non lo deve fare chi vuole essere un comunicatore veramente libero». Parlando della crisi di questi giorni Tettamanzi ha invitato tutti a fare la propria parte per uscirne perché – ed ecco il secondo “abdicare” – «in troppi stanno abdicando a questo dovere morale caratteristico dei buoni cittadini».
E visto che si parla di abdicazione in un altro passaggio Tettamanzi usa come immagine il dopo secondo conflitto mondiale, quando il nostro Paese era in ginocchio. Oggi non viviamo povertà, distruzioni, frammentazioni, ma rischiamo – per il Presule – «di essere vittime del benessere che ci rende ciechi e sordi, tanto da non accorgerci di quante disuguaglianze ancora affliggano il mondo» .
Parole chiare, nette, senza sconti quelle pronunciate – con la sua rinomata pacatezza – dal Cardinale Tettamanzi. Parole che invitano a riflettere non solo chi si occupa , bene o male, di comunicazione. La domanda è se dalle parole si passerà,  prima o poi, ai fatti, quelli concreti, ovvero a non abdicare – politici e giornalisti – a ricercare il vero, con quella passione che l’Arcivescovo ha invitato a riscoprire ogni giorno.