La via soft di Roma e Parigi

Redazione
18/10/2010

Di Giovanni Legorano Italia e Francia si sono unite contro le riforme europee tese a evitare un’escalation del debito pubblico...

La via soft di Roma e Parigi

Di Giovanni Legorano

Italia e Francia si sono unite contro le riforme europee tese a evitare un’escalation del debito pubblico stile Grecia. Lo ha scritto il Financial Times il 18 ottobre, citando fonti diplomatiche e politiche della Ue. Secondo il quotidiano finanziario britannico, i due Paesi sarebbero alla guida di una campagna per rendere più soft gli effetti della riforma delle norme di contabilità nazionale, attualmente in discussione in Europa e considerata la più ambiziosa dalla creazione dell’euro.
Il mese scorso la Commissione europea ha reso note le sue proposte legislative finalizzate a evitare l’accumulo di debito pubblico ai livelli di quello che ha contribuito alla crisi della Grecia e di altre economie dell’eurozona. Il 18 ottobre il comitato sulla governance economica, presieduto dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, si è riunito per chiarire le linee generali della futura normativa.
Alla fine del mese presenterà poi le proprie raccomandazioni ai capi di Stato della zona euro, nella speranza che siano adottate velocemente. Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha commentato durante il fine settimana: «Una parte delle proposte della Commissione vanno nella direzione giusta, ma c’è bisogno di riforme più ambiziose per assicurare il buon funzionamento dell’unione monetaria».

L’Italia punta sulla qualità del debito

L’Italia, appoggiata dalla Francia, sembra essere riuscita ad ammorbidire le rigidità della Commissione. Il Financial Times, però, non è in grado di dire quanto le proposte attualmente in discussione siano meno severe.
Il ministro delle Finanze olandese Jan Kees de Jager ha intanto dichiarato al Ft che alcuni governi sono meno determinati ad adottare misure forti da quando la crisi è meno pressante.Le proposte della Commissione si sono basate sull’adozione di parametri fiscali e di sanzioni quasi automatiche in caso di sforamento. Il commissario per gli Affari economici ed europei Olli Rehn ha sostenuto che l’uso di «parametri quantitativi non darà spazio a decisioni arbitrarie legate a logiche politiche». La sua posizione è appoggiata dalla Germania, dall’Olanda e da molti Paesi del nord Europa.
Tuttavia, l’Italia, avendo uno dei debiti pubblici più alti della Ue, ha insistito perché si adottasse un approccio più qualitativo, che tenesse conto anche di altri fattori. In particolare, l’ambito più controverso riguarda il limite del rapporto debito-prodotto interno lordo, che Rehn vuole sia fissato al 60%. Secondo la proposta del commissario, gli Stati membri il cui rapporto debito-Pil superasse questo limite dovranno ridurre il gap di un ventesimo ogni anno, per un periodo di tre anni, per evitare le sanzioni.
Il governo italiano, secondo il Ft, ha sostenuto che l’approccio di Rehn è fuorviante in quanto non tiene contro del debito privato, che in Italia è relativamente modesto. Inoltre, l’Italia ha chiesto un periodo di transizione prima che le nuove regole entrino in vigore. La Francia, invece, sostiene che un sistema di riduzione obbligatoria del debito potrebbe incoraggiare operazioni contabili discutibili come pure vendite ad hoc di beni pubblici. Più in generale, i francesi pensano che il giudizio finale sulle politiche fiscali dei governi debba essere formulato a livello politico e che, quindi, non possa basarsi su parametri strettamente numerici.