La villa della coca

Redazione
18/01/2011

da Madrid Davide Mattei La polizia che l’ha scoperto il 18 gennaio l’ha definito «il più grande e raffinato laboratorio...

La villa della coca

da Madrid
Davide Mattei

La polizia che l’ha scoperto il 18 gennaio l’ha definito «il più grande e raffinato laboratorio di cocaina d’Europa» e, vedendo i numeri e il luogo del sequestro, non sorprende più di tanto.
Gli agenti dei nuclei speciali (Geo) che hanno fatto irruzione nella villa di Villanueva de Perales, appena fuori Madrid, si sono infatti trovati di fronte al covo di un gruppo organizzatissimo che importava, trattava e distribuiva un’enorme quantità di cocaina in Spagna, il Paese da dove, secondo stime Onu, entra la maggior parte della droga dell’Ue.  
SEQUESTRATI 300 KG DI COCA. Nel magazzino gli agenti hanno scovato 300 chilogrammi di coca pronta per essere venduta sul mercato, ma anche 33 tonnellate di prodotti chimici per trattare nuovi carichi in arrivo e tutti gli attrezzi del mestiere.
Nelle mani degli investigatori sono cadute varie armi automatiche, oltre 470 cellulari usati per depistare gli inquirenti, auto di lusso, microfoni direzionali, più di 2 milioni di euro in contanti e altri asset per il valore di oltre 50 milioni.
IN MANETTE ANCHE DUE AVVOCATI. Dopo l’assalto alla villetta – avvenuto il 7 gennaio ma reso pubblico solo il 18 – la polizia ha continuato l’operazione Colapso, arrestando tutti gli anelli della catena: dalla distribuzione al riciclaggio.
Tra i 25 ammanettati vi sono, infatti, Lauro Sánchez, famoso imprenditore della notte madrileña, proprietario di ristoranti, cocktelerie e palestre e due fratelli responsabili dello studio legale Rodríguez Casas, che si incaricava di ripulire i proventi dello spaccio in grande scala.

La señora della droga fissata con la stregoneria

«In 20 anni nelle unità antidroga non avevo mai visto un laboratorio di queste caratteristiche», ha raccontato Francisco Migueláñez, commissario dell’unità antidroga che ha partecipato all’operazione.
BANDA ISPANO-COLOMBIANA. La banda, composta da spagnoli e colombiani, importava infatti la “pasta base” di coca dall’America latina e a Madrid veniva “cotta” e poi tagliata prima di essere immessa sul mercato europeo.
Tra le note curiose, la polizia ha scoperto che uno dei capi arrestati, la spagnola Ana María Cameno Antolín era fissata con la stregoneria e non prendeva mai nessuna decisione sul trasporto e lo smercio della droga prima di aver sentito un santone di fiducia e si dedicava a sgozzare animali per tutta la regione di Madrid per portare fortuna alle spedizioni.
IL TRISTE RECORD DELLA SPAGNA. Aneddoti a parte, non è probabilmente un caso che il maggior laboratorio di cocaina d’Europa sia stato scoperto proprio in Spagna. Da anni gli investigatori sanno che, assieme al Portogallo, il Paese iberico è «la maggior porta d’entrata della droga in Europa».
Secondo il rapporto mondiale dell’Onu sulla droga (World Drug Report 2008), la Spagna con 49 tonnellate era il terzo Paese al mondo per quantità di cocaina sequestrata, solo dopo la Colombia e gli Usa; e il primo paese per sequestro di hashish al mondo, con 459 tonnellate.

In Europa ogno anno entrano 250 tonnellate di cocaina

La penisola iberica si trova infatti nel crocevia delle rotte della droga che arrivano dall’America latina o dall’Africa. Che la Spagna sia uno dei principali punti d’arrivo lo si vede dal fatto che nel 2008 è stato sequestrato in territorio iberico il 45% della cocaina intercettata in tutta l’Europa (Wdr 2010).
Il risiko che si gioca entro i confini punta al controllo dell’Europa, secondo l’Europol, «il secondo mercato mondiale di consumatori di coca, dopo gli Usa» nel quale entra una quantità stimata di «250 tonnellate di coca via container, navi o corrieri ogni anno».
UNA BASE PER LE MAFIE ITALIANE. A confermare empiricamente che la Spagna rimane, assieme ai Paesi Bassi uno dei punti principali di ingresso della droga nell’Ue, è anche la forte presenza della malavita organizzata, strettamente legata al traffico di droga.
Mafia, camorra e ‘ndrangheta italiane sono infatti ben presenti in Spagna da anni. Del resto il Paese offre alla malavita la possibilità di entrare in contatto direttamente con i narcos, soprattutto colombiani, presenti sul territorio, controllando così direttamente le spedizioni. Va poi ricordato che nel 2009, proprio in Spagna, fu arrestato, tra gli altri, il boss degli scissionisti Raffaele Amato.
Fonti dell’Interpol sentite da Lettera43.it hanno confermato che nel 2010 «gli arresti sono stati una sessantina» nel territorio spagnolo, tutti legati al traffico di droga e a volte al riciclaggio di denaro sporco.