La vita inglese del kamikaze

Redazione
13/12/2010

di Lorenzo Berardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting Il Regno Unito come destinazione prediletta delle cellule dormienti del terrorismo internazionale o peggio come luogo...

La vita inglese del kamikaze

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Il Regno Unito come destinazione prediletta delle cellule dormienti del terrorismo internazionale o peggio come luogo di radicalizzazione di cittadini di origine islamica verso il martirio? Se lo sono chiesti preoccupati i media britannici a poche ore di distanza dall’ennesimo attentato suicida avvenuto nella notte di sabato 11 dicembre a Stoccolma (leggi la notizia). Un atto di terrorismo individuale portato a compimento da Taimour Adbdulwahab al-Abdaly, cittadino svedese nato in Iraq e conclusosi con la morte del solo attentatore. 
Resta da capire se il 29enne di origine irachena abbia ideato l’intera operazione in solitaria o se abbia ricevuto appoggi logistici e organizzativi da qualcuno che è rimasto nell’ombra.
I servizi segreti svedesi sono al lavoro, ma già le prime indiscrezioni provenienti dalla Gran Bretagna paiono indirizzare le indagini Oltremanica. Autorevoli fonti di Whitehall hanno infatti confermato alla stampa britannica che al-Abdaly ha vissuto nel Regno Unito per diversi anni. Il terrorista che si è fatto esplodere sulla Drottninggatan, nel centro della capitale svedese, dopo aver dato fuoco alla propria vettura pochi metri più indietro si era infatti laureato nel 2004 presso l’università del Bedfordshire a Luton (leggi).

Le testimonianze dei vicini e dell’ex professore

E proprio a Luton, ha scritto il Times lunedì 13 dicembre al-Abdaly avrebbe trascorso «la maggior parte degli ultimi dieci anni». Fra le colline del Bedfordshire l’uomo pare sia già stato riconosciuto da alcuni suoi ex vicini di casa che sostengono di averlo visto per l’ultima volta agli inizi del mese di dicembre. Secondo le voci raccolte dal quotidiano londinese, l’attentatore di Stoccolma viveva nella relativamente tranquilla città a nord di Londra con la moglie Mona, cittadina svedese, e tre figli piccoli.
Testimonianze confermate al Daily Telegraph da Tahir Hussain un tassista di Luton che abita non lontano dalla residenza inglese della famiglia al-Abdaly: «Lo vedevo piuttosto spesso nel circondario mentre passeggiava con i suoi figli. Non parlava molto, ma sembrava una brava persona. Sono rimasto scioccato quando ho saputo cosa è accaduto perché mai avrei immaginato che potesse fare qualcosa del genere».
I giornalisti del Times hanno inoltre visitato l’università del Bedfordshire in cui al-Abdaly che aveva conseguito una laurea triennale in terapia dello sport. «Il ragazzo era molto stressato durante l’invasione dell’Iraq e il conflitto iracheno», ha confermato il professor Tim Paine, «Diceva di avere lasciato la famiglia a Baghdad e faceva notare come la situazione stesse influenzando i propri studi».
Ancora più precise e circostanziate sono le rivelazioni del Guardian sulla vicenda. Stando a fonti raccolte presso Scotland Yard, il quotidiano ha rivelato che la polizia ha compiuto «una perquisizione autorizzata da un mandato legato al Terrorism Act del 2000 presso un indirizzo del Bedfodshire nella nottata di domenica 12 dicembre».
Gli ufficiali della Met hanno reso noto di non avere trovato materiale sospetto né di avere eseguito alcun arresto presso l’abitazione nella quale, a quanto sembra, si trovavano la moglie e i figli di al-Abdaly. Ulteriori accertamenti, comunque, avveranno nei prossimi giorni.

Sul sito di appuntamenti le tracce del kamikaze

Nel frattempo, è toccato al quotidiano svesese Dagens Nyheter ricostruire gli ultimi spostamenti del kamikaze. Pare che prima di parcheggiare la propria Audi imbottita di candelotti di gas su Drottninggatan e allontanarsi a piedi dal luogo della prima esplosione con uno zainetto ripieno di esplosivo, al-Abdaly fosse stato non sono nel Regno Unito ma anche in Giordania.
Inoltre i giornalisti svedesi hanno trovato conferma della residenza inglese dell’attentatore suicida su muslima.com, un dating site islamico su cui al-Abdaly cercava la seconda moglie raccontando di avere conosciuto la prima a Luton, dove viveva. Quello su cui si interrogano gli inquirenti britannici è se l’attentatore sia stato o meno radicalizzato verso il proprio ultimo gesto nel Regno Unito. Un punto che permetterebbe di chiarire se a Luton e dintorni opera una cellula dormiente del terrorismo internazionale. Per il momento, comunque, non esiste alcuna prova che al-Abdaly sia stato influenzato o finanziato da Al-Qaeda.
Inoltre, le ragioni che hanno portato il ragazzo iracheno a compiere «il primo attentato terroristico mai avvenuto sul suolo svedese», come lo ha definito il ministro degli Esteri di Stoccolma, Carl Bildt, paiono avere pochi collegamenti con il Regno Unito. Alcune email ricevute da un’agenzia di stampa svedese dieci minuti prima delle due esplosioni di Drottninggatan fanno minacce e riferimenti diretti al disegnatore scandinavo Lars Vilks che nel 2007 raffigurò Maometto sotto le sembianze di un cane e alla sgradita presenza di truppe di Stoccolma in Afghanistan. 
Il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt ha invitato alla prudenza in quanto ogni correlazione fra la mail e l’attentato di Stoccolma deve essere ancora dimostrato «ed è molto importante evitare di dare risposte basate su ipotesi speculative».

Di Luton anche i kamikaze della strage di Londra

Nel frattempo, però, la stama d’Oltremanica si è già scatenata nella caccia al passato britannico di al-Abdaly. Il Daily Mail non ha esitato a definire Luton come «un focolaio del terrorismo noto da diverso tempo». Di vero c’è il fatto che i quattro attentatori delle bombe scoppiate a Londra il 7 luglio 2005 raggiunsero la capitale inglese partendo proprio dal grosso centro del Bedfordshire.
Tuttavia dalla città, che conta 20 mila musulmani su una popolazione di 185 mila abitanti, non accetta di essere etichettata come la culla di attività terroristiche. Già in occasione degli attentati londinesi, per esempio, si era citata l’università del Bedfordshire frequantato da uno dei quattro terroristi coinvolti nell’attacco.
In quell’occasione, l’università ricevette le pubbliche scuse della stampa. Nove anni dopo, Les Ebdon, vice rettore dell’ateneo, ha promesso al Guardian un’indagine interna per accertare che il terrorista di Stoccolma abbia realmente frequentato la Bedfordshire University. «Siamo già stati oggetto di erronei collegamenti con il terrorismo in precedenza e l’impatto di queste nuove rivelazioni potrebbe danneggiare la nostra reputazione all’estero. Per questo siamo pronti a collaborare con gli inquirenti e le autorità per fare luce sulla vicenda».