La vuelta di Zapatero

Redazione
20/10/2010

Da Madrid Davide Mattei Il governo Zapatero cambia per riacquistare credibilità, gestire un possibile abbandono delle armi dell’Eta e strizzare...

Da Madrid
Davide Mattei

Il governo Zapatero cambia per riacquistare credibilità, gestire un possibile abbandono delle armi dell’Eta e strizzare l’occhio alla sinistra. Il premier socialista ha annuciato il 20 ottobre un profondo rimpasto di governo che cancella due ministeri, di sua creazione, e rinnova sei ministri tra i quali quelli di Esteri, Lavoro, Salute e Presidenza.

Rubalcaba nuovo vicepremier

Quello che, con l’uscita del ministro del Lavoro Celestino Corbacho, doveva essere un piccolo ritocco si è trasformato in un profondo rimpasto a sorpresa.
La novità più importante è senza dubbio il consolidamento di Alfredo Pérez Rubalcaba, già ministro degli Interni nonché la figura del gabinetto più stimata dagli spagnoli, che mantiene il suo dicastero e sostituisce María de la Vega come vicepremier.
Sulla stessa linea si inserisce la nomina a ministro della Presidenza di Ramón Jáuregui: entrambi con più di 50 anni e una lunga militanza nel partito, ora sono chiamati a ristabilire la credibilità del governo, in parte minata da nomine di ministri giovani e senza nessuna esperienza.  
«La via è tracciata, ma dobbiano percorrerla fino in fondo e abbiamo bisogno di un governo riformato, con dirigenti di grande esperienza in posti di dirigenza e comunicazione», ha ammesso lo stesso Zapatero durante l’annuncio del rimpasto.

Cancellati due ministeri

Rubalcaba e Jáuregui dirigeranno la comunicazione del nuovo governo ma anche la lotta contro l’Eta, in un momento nel quale la sinistra indipendentista basca gli sta chiedendo di abbandonare la lotta armata (Leggi anche l’articolo sulla sinistra indipendentista basca).
Il ministro dell’Interno e quello della Presidenza vantano infatti grande esperienza nel problema basco e nella lotta contro il terrorismo.A chiudere il circolo dell’”operazione credibilità”, arriverà poi a tenere le redini del partito un altro socialista della vecchia guardia, Marcelino Iglesias, che Zapatero proporrà come segretario dell’organizzazione del Psoe.
Ascoltando le richieste interne e dell’opposizione Zapatero ha poi soppresso due ministeri sui quali aveva puntato molto prima della crisi economica: quello delle Pari opportunità, diretto dalla giovanissima Bibiana Aído e quello della Casa, della ministra Beatriz Corredor, che confluiranno in quello della Salute e delle Infrastrutture.

Una strizzata d’occhio alla izquierda

Una strizzata d’occhio a quella sinistra amareggiata dai recenti tagli del governo è arrivata invece con la nomina di Valeriano Gómez, membro storico del sindacato socialista Ugt, al ministero del Lavoro. Ma anche di Rosa Aguilar, proveniente da Izquierda Unida (partito alla sinistra del Psoe), promossa a ministro dell’Ambiente.
Sono, invece, state due le uscite eccellenti dal goveno: quella già accennata di María de la Vega, storica numero due del gabinetto, ma da tempo in odor di disgrazia, e quella del ministro degli Esteri Miguel Ángel Moratinos.
A sostituirlo arriverà Trinidad Jimènez, attuale ministro della Salute, fedelissima di Zapatero, ma appena sconfitta alle primarie regionali di Madrid da Tomás Gómez, candidato di opposizione. A sostituire ‘Trini’, com’è soprannominata la ministra in Spagna, alla Sanità è attesa un’altra prediletta del premier socialista, Leire Pajín, finora a capo dell’organizzazione del partito.

Elena Salgado, unica superstite                             

Con l’ultimo rimpasto rimane solo Elena Salgado tra i ministri che iniziarono con Zapatero nel 2004. Il premier ha preferito non apportare cambi al dicastero dell’Economia, fondamentale in epoca di crisi. In molti, però, rimpiangono una figura di peso come Pedro Solbes alla guida di un ministero che è stato troppo succube degli umori del premier.
In un primo momento, infatti, la Salgado ha negato l’arrivo della crisi. Poi ha preso decisioni drastiche sotto la pressione della crisi greca e della speculazione dei mercati sul debito sovrano. Nel momento cioè in cui l’Unione europea, gli Stati Uniti e il Fondo monetario internazionale hanno richiesto a Madrid misure draconiane per ridurre il deficit.

Poche speranze per il 2012

Zapatero ha concluso con ottimimismo: «Ci siamo lasciati alle spalle le incertezze di bilancio, con un patto per approvare la finanziaria 2011, e quelle finaziarie. È arrivato il momento di completare le riforme per far ripartire l’occupazione e la ripresa economica».
In pochi sono però disposti a scommettere che il rimpasto salverà il Psoe dalla sconfitta elettorale del 2012. Mentre Zapatero continua a non voler annunciare se si candiderà, un papabile eccellente, Pérez Rubalcaba, ha però ora tutte le carte in regola per proporsi per il post-Zapatero.