La7, non brilla la Stella

Redazione
31/01/2011

di Sabina Donadio Ma che cosa sta succedendo a La7? Perché la rete della Telecom sembra funzionare a corrente alternata?...

di Sabina Donadio

Ma che cosa sta succedendo a La7? Perché la rete della Telecom sembra funzionare a corrente alternata? Per dire, da una parte fanfare e fuochi d’artificio con Enrico Mentana, dall’altra nebbia e confusione con alcuni costosissimi flop, da Luca Barbareschi a Leonardo Manera.
«Frena La7», ha titolato qualche giorno fa un quotidiano: eh già, perché nonostante l’indubbio successo del tg di ‘Chicco Mitraglia’, la media giornaliera a dicembre 2010 segna addirittura un decimo di punto in meno rispetto a un anno prima (3,2 % di share contro il 3,3 del dicembre 2009). Traduzione: senza Mentana il calo sarebbe stato ancora più consistente.
POCA INNOVAZIONE DI CONTENUTI. Insomma, la rete che doveva diventare, anni fa, il potenziale fulcro del famoso Terzo polo televisivo in realtà sembra ancora ferma al palo, in termini di ascolti ma anche di innovazione sul terreno dei contenuti (e non riesce così a sfruttare al meglio la crisi delle grandi reti generaliste tradizionali, Rai e Mediaset).
La7 passa per essere la rete moderna, dinamica, che innova e sperimenta. Ma questa immagine si deve forse a una stampa generosa e ad abili consulenti di immagine, perché basta pensare ai programmi in onda (Omnibus, Otto e mezzo, L’infedele, Le invasioni barbariche, Exit) e ci si accorge che sono tutti nati ben prima dell’avvento della nuova dirigenza, e cioè dell’arrivo di Gianni Stella, nel febbraio 2008.

Contenimento dei costi ma sviluppo editoriale all’osso

Stella, simpaticamente detto ‘er canaro’, in questi tre anni si è distinto soprattutto per il taglio feroce dei costi senza guardare in faccia nessuno (di qui il soprannome). Ma in termini di sviluppo non ha fatto molto.
Ha assunto Mentana, e qui gli è andata bene. Ma vanno sul suo personale score anche i superflop di Grazie al cielo sei qui (gara di comici condotta da Manera, dopo la rinuncia di Gene Gnocchi, appalto alla Grundy di Roberto Sessa, dieci puntate da 2,5 milioni di euro, 2% il risultato di share, sospeso dopo due serate) e soprattutto del programma di Barbareschi (5 milioni di euro tra costo delle puntate e compenso al conduttore, 1,5 % di share).
LA EX IENA IN PRIMA SERATA. Ora attendono con una certa ansia il reality game di prima serata condotto da Sabina Nobile (la ex iena), mentre darà certamente minori preoccupazioni l’esordio su La7D della moglie di Mentana, Michela Rocco di Torrepadula (quest’ultima inseguita anche dal gossip che com’è ovvio la vede fortissimamente raccomandata dal marito).
Questi due programmi benedetti comunque dall’amministratore delegato del La 7 : pare infatti che nell’ingranaggio produttivo sia finito tal Giulio Politi che vanta i suoi stessi natali orvietani e una lunga amicizia con lui.
I NOMI IN PALINSESTO. Curiosità, ma nulla più, invece attorno ad altri nuovi acquisti, come Alba Parietti o Francesca Senette: non è certo qui che La7 gioca la partita più importante. Non è sui personaggi. Anche perché si sa che intorno a moltissimi artisti di primo piano del canale esiste una solida rete di sicurezza intessuta da Beppe Caschetto, potentissimo agente di spettacolo che ha in scuderia, fra gli altri, Ilaria D’Amico, Daria Bignardi, Luca Telese, Lilli Gruber, Victoria Cabello.

Gli ascolti restano al palo, nonostante la conduzione Mentana

No, il problema sono e restano gli ascolti, nonostante i tagli ancora inadeguati e insufficienti. Vediamo, allora. Come si diceva, almeno Mentana va. Dal 30 agosto 2010 (giorno della sua prima conduzione) sta realizzando l’8,05 per cento di share con quasi 2 milioni di spettatori medi al minuto.
Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, con il tg diretto da Antonello Piroso, sembrerebbe impietoso (faceva il 2,26 per cento). Diciamo sembrerebbe perché in realtà gli ultimi mesi della gestione Piroso vedevano l’audience in crescita, e Piroso ha passato il testimone a Mentana in estate al 4,83 per cento.
LA CONCORRENZA DI RAI 3. A seconda del periodo analizzato, dunque, Mentana ha quindi quasi raddoppiato oppure quadruplicato gli ascolti, anche se va considerato che al sabato e alla domenica, con il direttore non in video e la concorrenza di Fabio Fazio su Rai 3, il tg viaggia intorno al 5. Ma qual è il guadagno effettivo del piano pubblicitario sull’intero arco temporaneo di tutte le edizioni del suo telegiornale? I ben informati parlano di circa 20 milioni di euro all’anno. Ma quanti ne escono ogni mese alla rete? Pare circa 13 milioni. 
I DUBBI E I FLOP CABELLO. Tolto il tg, quindi, restano diversi punti interrogativi. Per esempio: perché non ha funzionato Victor Victoria con la Cabello? Alcuni avevano previsto le difficoltà: la conduttrice faceva faville su Mtv, rete giovane e giovanilista, e l’innesto in un canale con un pubblico più maturo non dava poi così tante garanzie. Eppure l’amministratore delegato Stella e il direttore di rete Tombolini hanno voluto rischiare, e certo non hanno vinto pienamente la scommessa.

Dall’uscita di Chiambretti al ritorno della Bignardi

La rinuncia a Piero Chiambretti è invece un punto di merito della dirigenza (Markette era un programma dai costi molto alti), mentre tutta da decodificare è l’operazione di uscita e poi il precipitoso rientro della Bignardi.
Nei corridoi poi serpeggiano dubbi e rumors su alcune decisioni recenti, come quella di anticipare il tg della notte, ammazzando di fatto la terza serata della rete. Oppure quella di mandare in onda Il Divo seguito da dibattito (condotto da Mentana) soltanto il 2 febbraio, aspettando, chissà perché, la chiusura di Kalispéra!.
UN FUTURO ANCORA INCERTO. O ancora, si discute su una serie di spostamenti di orari o sulle chiusure di alcune strutture (come il tg dello sport)… Insomma, c’è grande confusione sotto il cielo del settimo canale. Il futuro resta incerto. E non è detto che uno straordinario talento come quello di Mentana possa bastare davvero a far fare alla rete il salto di qualità. E quantità.